Il “Marra Block Party” e il ritorno di Marracash alla Barona: musica, scuola e un abbraccio con Elodie

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il sole scendeva sui palazzoni grigi di via Antonio Depretis, sabato scorso la Barona ha smesso per qualche ora di essere solo una periferia di Milano per trasformarsi nel palcoscenico più intimo e significativo della carriera di Fabio Rizzo, quel Marracash che in queste strade ha imparato a camminare e a sognare. L’evento, battezzato “Marra Block Party”, non è stato semplicemente un concerto, bensì un’operazione a tutti gli effetti identitaria: settequattrocento biglietti – venduti a un prezzo popolare di venticinque euro e andati esauriti in poche ore con priorità per i residenti del Municipio 6 – hanno trasformato l’arteria di via Enrico De Nicola in un ritrovo collettivo, dove l’artista, visibilmente commosso, ha ammesso di sentirsi “più emozionato che a San Siro”.

Quel legame viscerale con il territorio, del resto, si è manifestato anche nei dettagli organizzativi, a cominciare dal coinvolgimento diretto dell’Istituto Sant’Ambrogio, la sua scuola media. La dirigente, Milca Fiorella Granese, ha rivelato che l’istituto ha ospitato parte del backstage: l’auditorium e persino una classe sono stati trasformati in camerini per gli ospiti come Sfera Ebbasta ed Elodie, mentre l’incasso della serata – oltre duecentotrentamila euro – servirà a rifare i campi sportivi della scuola, trasformandoli in un piccolo gioiello di basket e atletica. Per mantenere viva la sorpresa, la produzione ha custodito il segreto con i docenti fino all’ultimo, temendo che l’entusiasmo dei ragazzi potesse rendere impossibile fare lezione.

La strategia del silenzio e il valore della restituzione

La dirigente ha raccontato di aver chiesto alla produzione di mantenere un profilo basso durante l’allestimento: “Avevamo chiesto di tenere un profilo basso, perché, se si fosse sparsa la voce che arrivava Marra, non saremmo più riusciti a far lezione da quanto i ragazzi sarebbero stati eccitati”. E così, tra un tir che portava il palco e l’altro, la scuola ha continuato la sua routine, fino a quando, sabato, le porte si sono aperte a una festa che ha visto protagonisti non solo i grandi nomi del rap, ma anche ex alunni diventati piccole promesse del genere, come Mimmoflow e xMikeyi, tornati a salutare i vecchi professori. La preside ha sottolineato l’importanza pedagogica del gesto: mostrare che essere nati in periferia non determina il proprio destino, un messaggio che, se arriva da chi ce l’ha fatta, suona più autentico.

Il duetto con Elodie e la geografia dei sentimenti

Sul palco, però, a rubare la scena è stato l’imprevisto. Quando Elodie è comparsa accanto all’ex fidanzato per duettare su “Niente canzoni d’amore”, il pubblico è letteralmente esploso. Il brano, scritto nel lontano 2016 con Federica Abbate, è diventato nel tempo la colonna sonora della loro relazione durata dal 2019 al 2021, e rivederli cantare “Ci sarà sempre un po’ di te in me” a pochi metri dalle case popolari ha regalato al block party quel quid di cinematografico che mancava. Al termine dell’esibizione, un lungo abbraccio – ripreso da migliaia di cellulari – ha messo a tacere per un istante ogni altra chiacchiera, mostrando un lato inedito e vulnerabile del “King del rap”.

La scelta del luogo non è stata affatto casuale: lì, dove tutto è cominciato, riannodare i fili di un rapporto personale attraverso la musica ha rappresentato una sorta di pacificazione pubblica, lontana dalle logiche dei gossip da rotocalco. I fan, come spesso accade, si sono poi divisi in due fazioni: c’è chi spera in un ritorno di fiamma e chi invece tifa per la relazione della cantante con la ballerina Franceska Nuredini, ma sul palco di via De Nicola contava solo l’istante.

La periferia come ribalta

Vivo in Barona da un po’ di tempo, e non era nei piani. È stato il risultato di una serie di peregrinazioni tra la città e la periferia, un avanti e indietro che si è concluso abbastanza imprevedibilmente qui. Assistere a quell’onda di persone che si muoveva sotto i balconi – dove i bambini della primaria si affacciavano con le famiglie – ha dato ragione a chi pensa che l’hip hop, quando è vero, non ha bisogno di stadi. Marracash ha aperto le danze con i pezzi più “stradaioli” del suo repertorio, come “King del rap” e “S.E.N.I.C.A.R.”, quasi a voler ribadire che, nonostante i dischi di diamante e i premi Tenco, la materia prima resta l’asfalto.

L’intera operazione, sostenuta da sponsor che hanno coperto i costi di produzione, è riuscita nell’intento di chiudere un cerchio: restituire al quartiere quello che il quartiere ha dato. E se è vero che l’asfalto di via Depretis porta ancora qualche chiazza d’acqua della pioggia di domenica, è altrettanto vero che il silenzio tornato nel cortile, oggi, non è più quello di prima. È un silenzio carico di quelle rime che, per una notte, hanno fatto sentire la Barona al centro del mondo.

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