Putin pone quattro condizioni a Zelensky, ma Kiev respinge: il negoziato di Istanbul naufraga nel nulla

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I colloqui di pace tra Russia e Ucraina, svoltisi venerdì a Istanbul dopo oltre tre anni di assenza di dialoghi diretti, si sono conclusi senza alcun accordo sul cessate il fuoco. Fonti ucraine presenti ai negoziati hanno riferito che la delegazione russa ha avanzato richieste definite "inaccettabili", ben più rigide rispetto alla bozza di intesa precedentemente discussa. Mosca, che pure aveva lasciato intravedere qualche apertura, ha invece inasprito le sue posizioni, ponendo condizioni che Kiev non intende – e probabilmente non potrebbe – accettare.

La situazione si è ulteriormente complicata dopo l’annuncio di Donald Trump di voler chiamare Vladimir Putin per "fermare il bagno di sangue", una mossa che ha riacceso polemiche e sospetti. Quella che poteva sembrare una semplice iniziativa diplomatica si è trasformata in un nuovo capitolo di una sceneggiatura già vista, in cui il presidente americano sembra giocare un ruolo ambiguo, alimentando dubbi sulle reali intenzioni del Cremlino. Trump, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per lo zar del Kremlin, rischia così di offrire a Putin una vetrina internazionale senza ottenere in cambio alcun passo concreto verso la pace.

Intanto, tra i cosiddetti "volenterosi" – il gruppo informale formato da Francia, Regno Unito, Germania, Polonia e Ucraina – continua il lavoro per trovare una via d’uscita. Per la seconda volta in pochi giorni, i leader di questi Paesi si sono riuniti per discutere degli sviluppi post-Istanbul, coinvolgendo anche Trump in una telefonata. Assente, invece, Giorgia Meloni, che ha giustificato la sua esclusione con la linea italiana di non inviare truppe in Ucraina. Peccato che Emmanuel Macron abbia subito precisato che nel vertice non si era parlato di soldati, ma solo di una possibile tregua. Una contraddizione che lascia intendere come Roma sia sempre più ai margini del tavolo delle trattative.

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