Fiamingo e Santuccio: "Peccato, ma il podio è la nostra casa". L'Italia della scherma trionfa e soffre a Tbilisi
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Redazione Sport
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Rossella Fiamingo non nasconde la delusione dopo la finale per il bronzo persa dalla squadra femminile di sciabola ai mondiali di Tbilisi. "Volevamo la medaglia, abbiamo lottato con le unghie e con i denti", ammette, riconoscendo che la Corea, "ballerina" e imprevedibile, ha avuto la meglio quando le azzurre, forse per un calo fisico, hanno perso quel mordente che le aveva portate fin lì. "Purtroppo è andata così", aggiunge, senza cercare alibi.
Diverso il clima attorno al fioretto maschile, che ha regalato all'Italia il 25esimo titolo iridato della sua storia. Una vittoria che Simone Vanni, ct della squadra, definisce "di carattere", sottolineando come i suoi atleti abbiano resistito a una rimonta statunitense che avrebbe spezzato chiunque. "Sono campioni del mondo, e oggi lo hanno dimostrato", dice, evidenziando la capacità di rimanere lucidi nei momenti più critici. Quella che potrebbe sembrare una semplice affermazione di routine, in realtà racchiude un lavoro di squadra che va oltre la tecnica: "Si fidano l'uno dell'altro, e questo fa la differenza", spiega, citando anche quel rituale pre-gara – comprese le unghie dipinte di Marini – che ormai è parte dell'identità del gruppo.
Alessio Foconi, uno dei protagonisti della vittoria, ribadisce il concetto: "Reggere tutto il match non sarebbe stato possibile senza questa fiducia reciproca". Mentre Tommaso Marini, con la sua esuberanza, e Daniele Garozzo, oggi capo delegazione ma un tempo atleta in pedana, incarnano il filo rosso che lega questa squadra alla tradizione della scherma italiana, da Mangiarotti in poi.




