Ostaggi liberati dopo 783 giorni, a Tel Aviv esplode la gioia. Trump firma gli accordi a Sharm el-Sheikh

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Occhi gonfi di lacrime, che questa volta non sono di dolore ma di un'incredula felicità, e grida di giubilo che rompono un silenzio durato anni: sono queste le immagini, cariche di un pathos a lungo represso, che hanno caratterizzato le riunioni tra gli ostaggi finalmente liberati e le loro famiglie, in un giorno che segna una svolta dopo 783 giorni di prigionia. L'operazione, condotta con il supporto della Croce Rossa che ha funto da intermediario neutrale tra le parti, si è articolata in due fasi distinte, la prima delle quali ha avuto luogo all'alba nella zona del corridoio di Netzarim, mentre la seconda è seguita qualche ora più tardi a Khan Yunis, permettendo il ricongiungimento tanto atteso.

Le operazioni di rilascio e il ruolo della Croce Rossa

Il complesso meccanismo del rilascio, che ha visto la Croce Rossa internazionale prendere in custodia gli ostaggi per poi affidarli alle forze di difesa israeliane, ha rappresentato la parte operativa di un accordo più ampio, la cui firma ufficiale è avvenuta in Egitto. Il procedimento, sebbene meticolosamente pianificato, non è riuscito a contenere l'esplosione emotiva che ha travolto i luoghi degli incontri, sia in Israele che in Cisgiordania, dove l'ansia accumulata in lunghi mesi di incertezza si è dissolta in un istante tra gli abbracci dei propri cari.

La firma degli accordi e il vertice di Sharm el-Sheikh

A Sharm el-Sheikh, dove il vertice per la pace si è tenuto sotto l'egida di un'imponente scritta "Summit for peace", il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha siglato gli accordi di cessate il fuoco circondato da capi di Stato e di governo, in un clima di compiaciuto ottimismo. "È la pace in Medioriente, eccola davanti ai vostri occhi", ha dichiarato Trump dal palco, sottolineando la portata storica dell'intesa che, oltre alla tregua, prevede l'impegno di Hamas al disarmo. In quel contesto, un momento di leggerezza è stato offerto dalla premier Giorgia Meloni, unica donna tra i leader presenti, la quale, per seguire il discorso del presidente americano, ha dato vita a un simpatico siparietto, comparendo e scomparendo ripetutamente alle sue spalle.

Le reazioni nella regione e l'assenza di Netanyahu

La stessa giornata ha visto Donald Trump ricevere una standing ovazione alla Knesset, il parlamento israeliano, dove è stato omaggiato come l'artefice del piano che ha condotto alla liberazione. "È l'alba storica di un nuovo Medio Oriente", ha proclamato il presidente americano, auspicando che "la vittoria di Israele porti la pace in tutta la regione". Dal canto suo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, pur non partecipando al vertice egiziano a causa dell'inizio della festività di Simchat Torah, ha riconosciuto il ruolo di Trump, affermando che, grazie a lui, Israele potrà firmare nuovi trattati di pace con Paesi arabi e musulmani.

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