Us Open, l’odore di marijuana ferma Sabalenka: “Mai sentito così forte”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci risiamo. Anche quest’anno, tra le polemiche che accompagnano lo slam newyorkese, spunta puntuale la consueta, ormai immancabile, segnalazione riguardante un fumo decisamente particolare. Già, perché se il tennis è uno sport di concentrazione e gesti millimetrici, gli Us Open sembrano avere un ingrediente in più, un profumo che poco ha a che fare con l’erba dei campi in erba e molto invece con quella, più leggera, che circola tra gli spalti.

Dopo le lamentele già espresse da Adrian Mannarino – eliminato da Bublik senza troppi patemi d’animo – è toccato alla numero uno del mondo, Aryna Sabalenka, alzare bandiera bianca e fermare il gioco. Il tutto mentre era in corso il suo match di terzo turno contro l’uzbeka Kamilla Rakhimova, vinto poi con un doppio 6-3, 6-4 che vale l’accesso agli ottavi di finale e la conferma di una solidità impressionante: per la bielorussa, questo è il sedicesimo Slam consecutivo in cui riesce a raggiungere la seconda settimana di gioco.

Il gesto che ha fatto discutere: Sabalenka ferma tutto

L’episodio, in realtà, è avvenuto piuttosto presto, nel corso del primo set, sul Louis Armstrong Stadium. Un odore acre e penetrante, quello classico della cannabis, ha cominciato a invadere il campo, rendendo l’aria irrespirabile per chi, come Sabalenka, stava tentando di tenere alta la concentrazione in un momento delicato dell’incontro. La giocatrice bielorussa, visibilmente infastidita, ha interrotto lo scambio e si è rivolta all’arbitro, chiedendo un intervento e segnalando la provenienza del fetore.

La scena, ripresa dalle telecamere, ha fatto il giro del web in poche ore: Sabalenka che sbotta, con un’espressione tra l’incredulo e il seccato, mentre il gioco si ferma per alcuni minuti. Un gesto che ha subito alimentato il dibattito, considerando che all’interno dell’impianto di Flushing Meadows è vietato fumare, ma che, evidentemente, non basta a scoraggiare qualche spettatore particolarmente intraprendente.

“Mai sentito così forte”: le parole della numero uno

La questione, come è logico che sia, non si è esaurita sul campo. A fine partita, in conferenza stampa, la Sabalenka ha commentato l’accaduto con un misto di ironia e sincero fastidio, ribadendo un concetto che, a quanto pare, va ripetuto ogni anno: “Non l’avevo mai sentito così forte – ha dichiarato la tennista – non so se venisse dagli spalti o da fuori, ma era un po’ troppo”. Una precisazione, la sua, che cade come un macigno in un contesto normativo ben preciso.

Va ricordato, infatti, che a New York la marijuana è legale per i maggiorenni a partire dai ventuno anni, una liberalizzazione che ha reso piuttosto comune l’uso della sostanza anche in spazi pubblici, seppur con delle restrizioni. La Sabalenka, dal canto suo, ha voluto mettere i puntini sulle “i”, chiarendo il suo pensiero senza troppi giri di parole: “Potete fumare quanto volete – ha detto – ma non quando giochiamo”.

Un messaggio indirizzato ai tifosi che, complici gli orari serali e l’atmosfera rilassata degli Us Open, spesso dimenticano che, per chi sta in campo, quei fumi sono un’interferenza tutt’altro che gradevole.

Un problema ricorrente tra legalizzazione e regole interne

Il caso di Sabalenka, in realtà, non rappresenta una novità assoluta. Già nelle scorse edizioni, diversi giocatori avevano segnalato episodi analoghi, lamentando la persistenza dell’odore di marijuana sugli spalti e la difficoltà di mantenere la concentrazione in certe condizioni. La particolarità, quest’anno, è stata l’intensità del profumo, tale da costringere una delle atlete più forti del circuito a fermarsi.

Una situazione che solleva un interrogativo spinoso per gli organizzatori, chiamati a conciliare le leggi locali – che come detto consentono l’uso della sostanza – con il regolamento interno del torneo, che vieta espressamente di fumare all’interno dello stadio. Il fatto che la marijuana sia legale a New York non autorizza, di per sé, il suo consumo in un evento sportivo, dove le regole sono chiare e valgono per tutti.

Tuttavia, la difficoltà pratica di controllare le migliaia di spettatori presenti sugli spalti rende questo braccio di ferro una sorta di sfida a colpi di fiuto, con i giocatori che, di fatto, si ritrovano a fare da arbitri in campo, costretti a segnalare l’odore e a fermare il match in attesa che la situazione si normalizzi.

Il torneo prosegue, tra odori e obiettivi di carriera

Nonostante la parentesi fumosa, la partita di Aryna Sabalenka è proseguita senza ulteriori intoppi, e la bielorussa ha ottenuto una vittoria netta che la proietta con fiducia verso gli ottavi di finale. La corsa della numero uno del mondo prosegue, quindi, spedita verso il suo quinto titolo dello Slam in singolare, un obiettivo che sembra alla portata viste le prestazioni messe in mostra finora. Resta da capire se gli organizzatori riusciranno a trovare una soluzione per arginare il problema, magari intensificando i controlli o con una comunicazione più efficace rivolta al pubblico.

Di certo, il messaggio di Sabalenka è stato chiaro e ha fatto da cassa di risonanza a un malcontento che, tra i giocatori, è ormai diffuso. Per il momento, il dibattito è destinato a restare acceso, in attesa che un po’ di buon senso prevalga sul fumo, e che gli spettatori – magari – scelgano di godersi il tennis senza trasformare gli spalti in un salotto fumoso. Perché, come ha giustamente sottolineato la tennista, la libertà individuale finisce dove inizia il diritto di un’altra persona a giocare e respirare senza interferenze.

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