Via libera al decreto Niscemi: 165 milioni per le regioni colpite dal ciclone Harry

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Senato ha dato il via libera definitivo al cosiddetto decreto Niscemi, un provvedimento che, come era già accaduto alla Camera, introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza maltempo. La votazione, avvenuta per alzata di mano, ha sancito la conversione in legge del testo, senza che fossero necessari passaggi formali più complessi. In aula, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra ha annunciato il proprio voto contrario; le altre forze di opposizione, stando a quanto si apprende, hanno invece scelto la strada dell’astensione.

Uno stanziamento di 165 milioni nel biennio 2026-2027

Il decreto stanzia complessivamente 165 milioni di euro, una cifra che verrà ripartita nell’arco del prossimo biennio – il 2026 e il 2027 – per far fronte ai danni causati dal ciclone Harry e dalle successive ondate di maltempo. Le regioni destinatarie sono tre: la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, tutte colpite a partire dal 18 gennaio scorso da eventi meteorologici eccezionali. Le risorse, va detto, non serviranno solo a riparare infrastrutture o a ristorare i danni al patrimonio pubblico, ma anche a sostenere il reddito dei lavoratori che, a causa delle alluvioni e delle frane, hanno visto interrompersi la propria attività.

Le misure per lavoratori e imprese: lo stop a tasse e contributi

Tra le disposizioni più rilevanti, per chi ha subito un danno diretto, figura la sospensione degli obblighi fiscali e contributivi. Un meccanismo, questo, pensato per alleggerire la pressione su piccoli imprenditori, artigiani e commercianti – spesso i più esposti in contesti territoriali fragili – che si sono trovati improvvisamente senza la possibilità di operare. Non si tratta di una semplice dilazione, bensì di un vero e proprio stop agli adempimenti, valido per un periodo definito dal decreto stesso. Parallelamente, è stato attivato un fondo per il sostegno al reddito destinato ai lavoratori dipendenti e autonomi che hanno perso temporaneamente la propria occupazione a causa delle alluvioni.

La procedura parlamentare e i numeri dell’approvazione

La procedura di approvazione, come detto, si è conclusa con un voto per alzata di mano a Palazzo Madama, un metodo che solitamente indica un ampio consenso o comunque l’assenza di richieste di scrutinio palese da parte dei gruppi. In quest’occasione, però, le opposizioni si sono divise: da un lato Avs con un no esplicito, dall’altro gli altri partiti che hanno preferito l’astensione, senza quindi opporsi attivamente ma nemmeno concedere un voto favorevole. La conversione in legge era attesa, dopo il sì della Camera, e il provvedimento – che porta il nome della località siciliana dove probabilmente è stato elaborato o dove si sono verificati alcuni degli eventi più drammatici – diventa operativo immediatamente.

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