Il caso De Martino, Sanremo e la Rai che sacrifica gli ascolti della rete ammiraglia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
È una questione di priorità, o forse sarebbe più corretto dirlo – e lo dico – di strategie di lungo periodo che mal si conciliano con il dato immediato, quello freddo dell’Auditel che ogni mattina fa da spartiacque tra le vittorie e le sconfitte del piccolo schermo. Da un lato c’è, ed è innegabile, un sentimento di aiuto quasi filantropico verso Rai2, quella che da tempo immemorabile arranca nella prima serata, alla ricerca disperata di un’identità che ne risollevi le sorti. Dall’altro, però, e qui il peso specifico è ben più consistente, c’è il tappeto rosso che Viale Mazzini ha scelto di srotolare per i prossimi mesi, con un annuncio in diretta e un rullo di tamburi che lascia poco spazio all’interpretazione: Stefano De Martino alla direzione artistica del prossimo Sanremo. Nemmeno la vaghissima, labile ipotesi di un dietrofront – qualora mai fosse realmente esistita – può più scalfire una scelta così netta.
Mercoledì 25 marzo 2026, a ben guardare, si è materializzata la fotografia plastica di questo preciso equilibrio. I dati Auditel raccontano una serata che, per la rete ammiraglia, assume i contorni di un vero e proprio sacrificio sull’altare del futuro. Stasera Tutto è Possibile, il programma che porta la firma e la verve proprio di De Martino su Rai2, ha vinto la gara degli ascolti con un netto 16%, lasciando sul campo la concorrenza. Un risultato che assume una valenza particolare se incrociato con il dato, altrettanto eloquente, della seconda stagione di Vanina – Un vicequestore a Catania, ferma su Canale 5 al 13,8%, e con il tracollo di Morgane su Rai1, sprofondata sotto la soglia del 10%.
L’azzardo della strategia di lungo termine contro il dato immediato
Il dato, in sé, non è che la spia di un fenomeno più strutturale. Rai1, storicamente abituata a dominare la prima serata grazie a fiction collaudate e format di intrattenimento consolidati, si è trovata a incassare un fiasco di proporzioni considerevoli proprio nel momento in cui la sua seconda rete, quella che per anni è stata considerata il "fanalino di coda", issava la bandiera del vincitore. Il meccanismo, per chi osserva le dinamiche interne al servizio pubblico, è chiaro: concentrare risorse e attenzioni su un volto come De Martino – e, per suo tramite, sul Festival – implica inevitabilmente una fase di transizione in cui gli altri tasselli, quelli che reggono l’attualità quotidiana della programmazione, rischiano di essere sacrificati. *Morgane*, nella fattispecie, ne ha fatto le spese, dimostrando come la fiction di impostazione tradizionale, se priva del giusto sostegno o collocata in un contesto di programmazione sfavorevole, possa perdere colpi in modo vistoso.
L’effetto De Martino, tra successo personale e rilancio di rete
A rendere il quadro ancora più interessante è la natura stessa del successo. *Stasera Tutto è Possibile* non è solo un programma che vince, è il simbolo di una precisa operazione di branding: il consolidamento di De Martino come pilastro assoluto dell’intrattenimento Rai, un investimento che già oggi restituisce dividendi in termini di ascolti su Rai2, ma che è stato concepito in funzione di un palcoscenico ben più ampio. La sua popolarità, certificata dal 16% di share in una serata in cui la concorrenza – basti pensare a Canale 5 con *Vanina* – non ha certamente brillato per scarsa qualità, diventa così il lasciapassare per una gestione artistica del Festival che, inevitabilmente, porterà con sé aspettative enormi. Il cortocircuito, per la concorrenza, è quasi immediato: mentre Mediaset insegue con fiction che non decollano del tutto – il 13,8% di *Vanina*, pur rispettabile, denota una tenuta non certo entusiasmante – e La7 raccoglie consensi con Lilli Gruber (che, va detto, in questa serata ha fatto registrare numeri più che dignitosi), la Rai gioca una partita su due tavoli, accettando la temporanea debolezza della sua rete principale per rafforzare il fronte della rete "sorella".
La sfida del piccolo schermo e la gerarchia che si ribalta
La serata di mercoledì 25 marzo ha mescolato serie tv e game show in un mix che solitamente premia chi sa interpretare meglio l’umore del pubblico. E in questo caso, il pubblico ha scelto la leggerezza autorale di De Martino, la sua capacità di amalgamare intrattenimento puro e linguaggio contemporaneo, contro la serialità più classica di Canale 5 e la proposta – forse percepita come troppo compassata – di Rai1. Il fiasco totale di *Morgane* (con un ascolto crollato sotto la doppia cifra) è la spia più evidente di uno scollamento tra ciò che la rete ammiraglia offre e ciò che il pubblico, in questo momento storico, cerca. Un fenomeno che ha dell’ironico, se si pensa che proprio Rai1 è chiamata a essere la cassa di risonanza di un Festival la cui direzione artistica è stata affidata all’uomo che, proprio in quella stessa serata, le ha inferto il colpo più duro. Si tratta, in sostanza, di una ridefinizione delle gerarchie interne al servizio pubblico, in cui il valore di un talento viene anteposto al consolidamento immediato della programmazione. E mentre il caso giudiziario resta sullo sfondo (senza che vi siano, allo stato, elementi per approfondire), il campo della cronaca televisiva registra un dato di fatto inconfutabile: il futuro di Sanremo, almeno per come è stato disegnato, pesa già sul presente di Viale Mazzini.




