Enel, il piano piace alla Borsa: Cattaneo lo definisce “ipersolido” e “derischizzato”
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Redazione Economia
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Una giornata da incorniciare, quella appena trascorsa per Enel a Piazza Affari, con il Titolo che ha chiuso le contrattazioni in rialzo del 6,8 per cento attestandosi a quota 9,70 euro per azione. All’origine del robusto rally, che ha visto il colosso elettrico italiano sovraperformare ampiamente il listino, c’è la presentazione del nuovo piano strategico per il triennio 2026-2028, un documento che l’amministratore delegato Flavio Cattaneo non ha esitato a definire “ipersolido” nel corso della conferenza stampa tenutasi a Milano. La reazione positiva degli analisti e del mercato, a sentire il manager, non sarebbe casuale ma andrebbe ricondotta alla natura particolarmente prudente e strutturata del piano stesso. “Quando presentiamo un piano con tutti gli aspetti negativi che va bene, è un piano de-riskizzato, quindi alla Borsa piace”, ha spiegato Cattaneo, quasi a voler sottolineare come l’apprezzamento derivi proprio dalla capacità di aver messo nero su bianco le criticità, accompagnandole con altrettante azioni manageriali mirate a contenerle. Il ragionamento del management, in questo senso, appare lineare: il mercato guarda al futuro e, se il futuro viene disegnato con tratto realistico e senza nascondere le possibili difficoltà, la fiducia ne esce rafforzata. E infatti, nonostante per l’Italia si preveda un contributo marginale in flessione, la crescita complessiva del gruppo viene affidata con decisione alla leva estera, con Stati Uniti e Canada indicati come i nuovi motori dello sviluppo.
La cifra complessiva degli investimenti programmati ammonta a circa 53 miliardi di euro, una somma che segna un incremento di dieci miliardi rispetto alla pianificazione precedente -8-10. Di questi, oltre 26 miliardi verranno convogliati nel business integrato, con una fetta preponderante – circa 20 miliardi – destinata a incrementare la capacità rinnovabile del gruppo, puntando all’aggiunta di 15 GW di nuova potenza installata entro il 2028 -3-8. L’altra metà del capitale, nuovamente oltre 26 miliardi, andrà a potenziare le reti di distribuzione, infrastruttura critica per sostenere l’elettrificazione dei consumi e l’integrazione delle stesse fonti rinnovabili; l’Italia assorbirà circa il 55 per cento di questa quota, mentre la restante parte verrà ripartita tra la penisola iberica e l’America Latina -8. A dare ulteriore sostanza ai numeri, la previsione di una crescita dell’utile netto per azione del 6 per cento medio annuo, una dinamica che dovrebbe riflettersi anche sulla remunerazione degli azionisti, con un dividendo in aumento nella stessa proporzione e un nuovo programma di buy-back da un miliardo di euro -8-9.
La strategia estera e il fattore Trump, tra pragmatismo e data center
Uno dei nodi centrali affrontati da Cattaneo nel corso dell’incontro con la stampa ha riguardato la strategia di crescita internazionale, con un focus particolare sugli Stati Uniti. E lo scenario politico, va ricordato, vede Donald Trump tornato alla Casa Bianca, un elemento che potrebbe introdurre variabili non banali per le imprese europee operanti Oltreoceano. Cattaneo, però, ha mostrato di voler guardare oltre l’orizzonte contingente dell’amministrazione, adottando una prospettiva che potremmo definire di lungo periodo. “Lo consideriamo un mercato stabile – ha affermato riferendosi agli Usa – perché al di là delle dichiarazioni di Trump qualsiasi investimento impiega molto più tempo di quanto si pensi ad essere realizzato, mentre c’è bisogno di energia adesso e poi non posso fare la strategia sulla base del presidente che c’è adesso” -1-5. Un approccio, questo, che cerca di mettere al riparo la pianificazione industriale dalle fluttuazioni della politica, ancorandola piuttosto a fattori strutturali come la domanda crescente di elettricità. E la domanda, negli Stati Uniti, è destinata a impennarsi per un motivo ben preciso: la proliferazione dei data center necessari a sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. “Gli Stati Uniti non sono un mercato a rischio per il settore, anzi li consideriamo un ottimo mercato perché i prezzi sono in rialzo e dove ripartirà più velocemente il consumo con i data center per l'intelligenza artificiale”, ha aggiunto il numero uno di Enel -1-5. La scommessa, insomma, è quella di cavalcare la nuova rivoluzione tecnologica facendo leva su un portafoglio di progetti che, per quanto riguarda il Nord America, si basa in larga parte su iniziative brownfield o su quei greenfield che rientrano ancora nel pacchetto di agevolazioni varato dall’amministrazione precedente.
Il nodo autorizzativo in Italia e l’interesse per l’idroelettrico
Se Oltreoceano si guarda con interesse alla stabilità regolatoria, in Italia il discorso si fa più complesso, specialmente per quanto concerne il settore idroelettrico. Cattaneo non ha nascosto l’interesse del gruppo per questa fonte rinnovabile, una risorsa naturale preziosa che però, a suo avviso, soffre di un cronico blocco autorizzativo. “L’idroelettrico ci interessa – ha dichiarato – ma non si investe perché non si danno autorizzazioni, lo dicono tutti e non solo io. Ci sono momenti con picchi di autorizzazione, che poi tornano a un momento di zero autorizzazioni” -1. Una critica piuttosto esplicita alla lentezza della macchina burocratica, che secondo il management finisce per scoraggiare gli investimenti in un settore strategico per il bilanciamento della rete. La questione si intreccia anche con il tema del rinnovo delle concessioni, un nodo annoso che il piano strategico ha voluto mettere al riparo da possibili scossoni. “Per de-riskizzare il piano – ha chiarito Cattaneo – abbiamo messo una cifra bassa, se no tutte le volte c'era un piano che aveva un rischio su questo valore che era qualche miliardo in più o meno. Quindi abbiamo de-riskizzato da questa scelta politica” -1. In attesa che l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) e il Ministero competente definiscano il quadro, la strategia di Enel è stata tarata al ribasso su questo fronte, proprio per evitare che l’incertezza politica potesse inficiare la credibilità dei conti e, di riflesso, l’apprezzamento del mercato.
La reazione dei mercati e la fiducia degli analisti
Il verdetto della Borsa, come accennato, è stato inequivocabile: un più 6,8 per cento che ha portato le azioni Enel a ridosso dei massimi di seduta, in un contesto di scambi vivaci sostenuti dal placet degli analisti. Tra le prime note di ricerca a giungere sul mercato, quella di JPMorgan che ha confermato la raccomandazione “Buy” sul titolo, mantenendo il prezzo obiettivo a 9,70 euro, un valore che corrisponde proprio al prezzo di chiusura registrato ieri -4. Un segnale di allineamento tra le aspettative del mercato e le indicazioni fornite dal management, che ha saputo convincere per la concretezza delle prospettive di crescita legate all’estero e per la gestione prudente dei rischi, a cominciare da quelli regolatori. Il gruppo, del resto, ha potuto presentare questo piano forte di risultati consolidati nel triennio precedente, che hanno permesso di distribuire circa 15 miliardi di euro agli azionisti e di ricostruire una flessibilità finanziaria che oggi consente di guardare con maggiore serenità agli impegni di spesa -8. E mentre il titolo volava, Cattaneo ribadiva il concetto di fondo: il futuro dell’azienda si gioca sull’equilibrio tra un’Italia che farà meno margini e un estero che, invece, ne farà di più, in un contesto geopolitico che si intende affrontare con pragmatismo e senza farsi condizionare dalle singole legislature.




