Ericsson Genova, gli esuberi restano: la mobilitazione continua
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Redazione Interno
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La vertenza Ericsson a Genova non è chiusa: dopo gli annunci sul ritiro dei licenziamenti, nelle assemblee con i dipendenti l'azienda ha confermato che la riduzione del personale resta sul tavolo e che la procedura prosegue. La Slc Cgil ha quindi deciso di mantenere la mobilitazione, contestando la distanza tra la rappresentazione politica dell'esito del confronto e ciò che è stato comunicato ai lavoratori. Il passaggio ottenuto negli ultimi giorni cambia però un elemento decisivo: la società indica adesso la volontarietà come modalità preferenziale per gestire le uscite, evitando almeno nella fase attuale lo scenario iniziale di licenziamenti imposti.
Il ritiro annunciato e ciò che resta sul tavolo
Il caso era sembrato arrivare a una svolta il 5 ottobre, quando Palazzo Chigi aveva comunicato che, dopo un intervento diretto di Giorgia Meloni con i vertici del gruppo svedese, sarebbe stata ritirata la procedura collettiva riguardante 131 lavoratrici e lavoratori del polo degli Erzelli. Al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy era stata prospettata una gestione consensuale degli esuberi, attraverso uscite volontarie incentivate. Le assemblee successive hanno però restituito un quadro diverso da quello di una vertenza definitivamente risolta: secondo il sindacato, non c'è ancora un accordo che cancelli formalmente il percorso di riduzione degli organici.
La proposta illustrata al confronto ministeriale prevede come criterio la cosiddetta “non opposizione al licenziamento”, accompagnata da un incentivo pari a 48 mensilità e dalla cessazione dei rapporti entro il 31 dicembre 2026. Per la sede genovese la contrazione potrebbe interessare circa il 45% del personale attualmente impiegato. Daniele Carchidi, della segreteria nazionale della Slc Cgil, ha sottolineato che la preferenza dichiarata per le adesioni volontarie non equivale tecnicamente alla cancellazione della procedura. Senza un'intesa tra le parti, secondo quanto riferito dal rappresentante sindacale, dal 26 novembre potrebbero essere inviate le lettere di licenziamento.
Dalla protesta agli Erzelli al tavolo nazionale
La mobilitazione era cominciata dopo la comunicazione dell'11 settembre, che prevedeva 56 esuberi tra gli impiegati, 64 tra i quadri e 11 tra i dirigenti. La riorganizzazione indicata nei documenti parlamentari coinvolgeva soprattutto la business area Networks, con 110 posizioni, mentre altre 21 appartenevano alla divisione Cloud Software and Services. Nel piano figuravano anche la completa dismissione dell'unità dedicata all'ottica entro la fine dell'anno, la cessazione di alcune funzioni della prima area presenti nel capoluogo ligure e una riduzione di specifiche attività di ricerca e sviluppo.
I dipendenti hanno portato la protesta fuori dalla sede aziendale con scioperi e iniziative pubbliche, arrivando anche davanti al Salone Nautico per chiedere un intervento delle istituzioni. Il 2 ottobre una delegazione aveva incontrato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che aveva annunciato la disponibilità a impugnare eventuali provvedimenti ritenuti illegittimi. Regione e Comune hanno a loro volta seguito la vertenza, mentre il confronto è stato trasferito a livello nazionale con la convocazione al ministero. Il risultato ottenuto ha spostato la discussione dai licenziamenti unilaterali a un possibile accordo sulle uscite, senza però eliminare il nodo della dimensione futura del sito.
Il problema industriale oltre la gestione degli esuberi
È su questo punto che la partita assume un significato più ampio rispetto alle singole posizioni lavorative. Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro e oggi responsabile delle Politiche industriali del Pd, ha parlato di una riduzione del danno accompagnata però da un arretramento industriale, inserendo il caso nel processo di deindustrializzazione del Paese. Il tema riguarda le competenze tecnologiche concentrate agli Erzelli e il peso della ricerca nel settore delle telecomunicazioni: la trasformazione delle uscite obbligatorie in strumenti consensuali tutela maggiormente i dipendenti interessati, ma non sostituisce attività produttive o funzioni che vengono eliminate.
La richiesta sindacale si concentra per questo anche sulle politiche per le telecomunicazioni, sugli investimenti e sugli strumenti con cui governare gli effetti della digitalizzazione sull'occupazione. Il confronto ministeriale ha previsto un percorso nel quale un accordo potrebbe disciplinare le cessazioni consensuali, mentre le istituzioni locali hanno indicato tra gli obiettivi anche la salvaguardia delle attività tecnologiche degli Erzelli. Il Comune di Genova ha avviato inoltre interlocuzioni con Confindustria per valutare la capacità del territorio di assorbire i lavoratori che dovessero scegliere l'esodo volontario.
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