Opas Intesa-Mps, il cda dà il via libera ai documenti per l’aumento di capitale fino a 30,6 miliardi

Opas Intesa-Mps, il cda dà il via libera ai documenti per l’aumento di capitale fino a 30,6 miliardi
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi lunedì 20 sotto la presidenza di Gian Maria Gros-Pietro, ha approvato la documentazione che sarà sottoposta all’assemblea degli azionisti convocata per il 10 settembre. L’assemblea sarà chiamata a deliberare sull’aumento di capitale, strumentale all’offerta pubblica di scambio (Opas) lanciata su Monte dei Paschi di Siena. L’operazione, che prevede un aumento in più tranche e in forma scindibile per un importo massimo di 30,6 miliardi di euro, ha come termine ultimo per l’esecuzione il 10 settembre 2027.

Contestualmente, proseguono le istruttorie da parte delle autorità di vigilanza nei circa 60 Paesi in cui le due banche operano, un iter necessario per ottenere i via liberi antitrust e regolamentari.

La risposta di Mps e il nodo della fusione con Banco Bpm

Mentre Intesa Sanpaolo compie il passo formale, il fronte opposto si muove su più tavoli. Il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, sta lavorando a una strategia alternativa che passa attraverso una possibile fusione con Banco Bpm: un’operazione complessa sotto il profilo industriale e finanziario, ma considerata da Rocca Salimbeni l’unica vera opzione per contrastare l’assalto del colosso torinese.

Lovaglio ha anche aperto colloqui esplorativi con altri attori del risiko bancario, tra cui Philippe Donnet, ad di Generali (di cui Mps detiene una quota del 13,2% attraverso Mediobanca), e Andrea Orcel, ceo di Unicredit, anch’egli azionista del Leone con una partecipazione intorno al 10%.

L’incognita Crédit Agricole e il progetto entro il 6 agosto

Il progetto di aggregazione tra Mps e Banco Bpm, però, si scontra con un nodo cruciale: la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3% del capitale. Secondo quanto anticipato da MF-Milano Finanza, le due istituzioni senesi e di Piazza Meda potrebbero definire i contorni dell’operazione entro il 6 agosto, data in cui il consiglio di amministrazione di Mps è convocato per l’esame dei risultati del primo semestre.

Il sostegno del gruppo francese, che ha già fatto sentire la sua influenza frenando i piani di integrazione con altre realtà, rappresenta il tassello decisivo per la fattibilità dell’intesa anti-Intesa.

Il rifiuto e il valore oltre il prezzo per Mps

Per comprendere le ragioni del recente rifiuto dell’offerta da parte del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi, è necessario inquadrare la storia e la natura dell’istituto. Mps non è una banca qualsiasi: è il più antico istituto di credito italiano ancora in attività, storicamente legato al territorio, al tessuto imprenditoriale e alla politica locale.

Dopo il salvataggio pubblico, il lungo percorso di risanamento e la ricapitalizzazione che hanno riportato la banca in bonis, l’operazione proposta da Intesa Sanpaolo è stata giudicata non soddisfacente non solo sul piano del prezzo, ma soprattutto per le prospettive future. A pesare è la volontà di preservare il ruolo e l’identità dell’istituto all’interno di un eventuale nuovo polo bancario, un valore che l’offerta di Piazza Gae Aulenti non sarebbe riuscita a garantire.

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