Lista nera Onu sulle violenze sessuali: entrano Israele e Russia
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Redazione Esteri
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La lista nera Onu sulle violenze sessuali legate ai conflitti si amplia con l’inserimento, per la prima volta, di Israele e Russia tra i soggetti indicati nel rapporto annuale delle Nazioni Unite. Il documento, composto da 35 pagine e condiviso dalla missione israeliana presso le Nazioni Unite prima della pubblicazione ufficiale, include complessivamente 77 soggetti governativi e non governativi attivi in una dozzina di Paesi. Secondo quanto riportato, si tratta di entità sospettate di aver commesso o di essere responsabili di violenze sessuali nei conflitti armati in diverse aree del mondo. L’inclusione dei due Paesi rappresenta una delle principali novità dell’edizione più recente del rapporto dedicato a questo fenomeno.
Il rapporto delle Nazioni Unite e i criteri della blacklist
Ogni anno le Nazioni Unite pubblicano un elenco che raccoglie Stati, organizzazioni e gruppi non statali ritenuti sospettati di essere coinvolti in violenze sessuali sistematiche sulla base dei dati e delle testimonianze raccolte dall’organizzazione. Nel nuovo rapporto vengono citati 77 soggetti, inseriti nella blacklist dopo attività di monitoraggio e raccolta di informazioni condotte dall’Onu. Secondo quanto emerge dal documento, sia Israele sia la Russia erano stati avvertiti già lo scorso anno della possibilità di essere inclusi nell’elenco. Le Nazioni Unite sostengono inoltre che i due Paesi non abbiano collaborato alle indagini che hanno preceduto la pubblicazione del rapporto.
I dati di monitoraggio richiamati nel documento fanno riferimento a segnalazioni che coinvolgono membri dell’esercito, delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari. L’inserimento nella lista nera riguarda quindi accuse e sospetti raccolti nell’ambito delle attività di verifica svolte dalle Nazioni Unite sui conflitti in corso. Il rapporto affronta il tema delle violenze sessuali come elemento collegato alle guerre e alle situazioni di instabilità, raccogliendo casi provenienti da diversi contesti geografici. L’obiettivo dell’elenco annuale è identificare soggetti considerati responsabili o potenzialmente coinvolti in tali pratiche sulla base delle informazioni disponibili.
Le accuse riportate nel documento e le reazioni
Nel rapporto firmato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, Israele e Russia compaiono per la prima volta nella lista nera annuale relativa alle violenze sessuali legate ai conflitti armati. Il documento attribuisce alle forze israeliane abusi contro detenuti palestinesi, mentre per la Russia vengono riportate accuse riferite a forze operative nei territori ucraini occupati e in strutture di detenzione presenti sul territorio russo. Questi elementi costituiscono la base dell’inclusione dei due Paesi nell’elenco pubblicato dalle Nazioni Unite e rappresentano il contenuto centrale della nuova edizione del rapporto.
La pubblicazione ha generato anche critiche politiche. Nel materiale fornito è riportata una posizione secondo cui l’accusa rivolta a Israele avrebbe l’effetto di criminalizzare il Paese. Viene inoltre sostenuto che Antonio Guterres, giunto alla fase finale del suo mandato come segretario generale, firmi così un rapporto interpretato da alcuni come espressione di una linea ostile nei confronti di Israele. Accanto a queste contestazioni resta il contenuto ufficiale del documento delle Nazioni Unite, che inserisce sia Israele sia la Russia nella blacklist dedicata alle violenze sessuali nei conflitti sulla base delle informazioni raccolte e delle verifiche effettuate dall’organizzazione internazionale.
L’aggiornamento della lista nera conferma il ruolo del rapporto annuale come strumento attraverso cui le Nazioni Unite monitorano le accuse di violenze sessuali connesse ai conflitti armati. L’inclusione di Israele e Russia rappresenta una novità rispetto alle precedenti edizioni e si inserisce in un elenco che comprende decine di soggetti governativi e non governativi operanti in diversi scenari di guerra. Le informazioni riportate nel documento si basano sulle attività di monitoraggio dell’Onu e sulle testimonianze raccolte nel corso dell’ultimo anno, elementi utilizzati per individuare i soggetti ritenuti sospettati di coinvolgimento in episodi di violenza sessuale durante i conflitti.




