Dnipro, nuovo attacco russo: due morti e otto feriti. Colpito un grattacielo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bilancio delle vittime dell’ennesimo attacco notturno sferrato dalle forze armate russe nel territorio ucraino si è aggravato nelle ultime ore, facendo registrare una drammatica escalation proprio mentre si susseguono le trattative diplomatiche sul fronte dei finanziamenti europei a Kiev. Secondo l’ultimo bollettino diffuso via Telegram da Oleksandr Ganzha, il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, i raid missilistici e i lanci di droni che hanno preso di mira la città di Dnipro – situata nel cuore dell’omonima regione – hanno causato la morte di due civili e il ferimento di altre otto persone, senza contare che risulta ancora un disperso. Le operazioni di soccorso e bonifica sono tuttora in corso tra le macerie e le lamiere contorte, complice la difficoltà di accedere ad alcune zone rese instabili dalle esplosioni.

L’incursione sui palazzi e la difesa su Sebastopoli

Le immagini e i rapporti emergenti dal fronte orientale descrivono una delle notti più violente degli ultimi giorni, con i proiettili russi che hanno centrato in pieno un grattacielo residenziale. L’impatto, spiegano le fonti locali, ha innescato incendi in diversi appartamenti costringendo i vigili del fuoco a lavorare per ore tra i piani alti dell’edificio; contestualmente, altre strutture abitative vicine sono state danneggiate dalla deflagrazione e dai rottami. Tra i feriti, una nota che accresce il senso di tragedia collettiva, ci sono anche due bambine le cui condizioni – sebbene non siano state rese note nel dettaglio – hanno richiesto il ricovero immediato in strutture ospedaliere della zona. Non si tratta solo di Dnipro: la regione di Dnipropetrovsk è stata bersagliata in più punti, e la difesa aerea ucraina, seppur attiva, non è riuscita a intercettare l’intera salva.

Sul fronte opposto del conflitto, che ormai da quattro anni vede contrapposte Mosca e Kiev in una logorante guerra di posizione, le autorità russe hanno rivendicato un’operazione di intercettazione nella penisola di Crimea. Le forze di difesa aerea schierate nei pressi di Sebastopoli – un crocevia strategico per la flotta del Mar Nero – avrebbero respinto un assalto ucraino abbattendo quindici droni. Questi velivoli, lanciati quasi certamente per colpire obiettivi logistici o militari russi, non hanno però impedito che, contestualmente, Mosca proseguisse la sua offensiva sui centri urbani ucraini.

Conti e retroscena del prestito da 90 miliardi

Mentre i soccorritori scavano tra le lamiere del grattacielo colpito e i vigili del fuoco cercano di domare le fiamme divampate nei piani superiori, lo scenario diplomatico europeo tenta di imprimere una svolta concreta al sostegno finanziario per l’Ucraina. In arrivo da Cipro, dove si sta tenendo un vertice cruciale, la conferma che il prestito da 90 miliardi di euro – destinato a sostenere il bilancio statale di Kiev per l’intero biennio 2026-2027 – ha ricevuto il via libera definitivo. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha scritto su X che l’Europa ha dimostrato la propria capacità di essere al fianco dell’Ucraina anche in questa fase complessa; le sue parole arrivano a suggellare un iter lungo e faticoso, che aveva visto Ungheria e Slovacchia opporre resistenza per mesi.

Il veto precedente, com’è noto agli osservatori della crisi, era stato motivato da Budapest e Bratislava con il mancato funzionamento dell’oleodotto Druzhba, un’infrastruttura fondamentale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa centrale danneggiata da un attacco russo nei mesi scorsi. Tuttavia, dopo che l’oleodotto è stato riparato e ha ripreso a pomprare, le resistenze sono cadute sbloccando di fatto i fondi. L’intesa, come testimoniato dalle cronache odierne, rappresenta per il governo ucraino una boccata d’ossigeno vitale in un momento in cui le spese militari e la ricostruzione delle infrastrutture civili – come i palazzi appena bombardati a Dnipro – prosciugano rapidamente le risorse interne.

L’escalation e le cifre del conflitto

L’attacco contro Dnipro non è un episodio isolato, bensì l’ennesimo tassello di una strategia russa che, come riportato dalle autorità locali, prevede l’utilizzo massiccio di droni esplosivi e missili quasi ogni notte. Dall’inizio della guerra, che ha trasformato il Paese in un cantiere a cielo aperto di devastazione, Mosca ha infatti perfezionato una tattica basata sull’usura psicologica e logistica della popolazione civile, mirando a edifici residenziali e zone densamente popolate. I due morti accertati nella regione di Dnipropetrovsk si aggiungono a un bollettino di vittime che, secondo fonti governative, non accenna a diminuire nonostante i ripetuti appelli internazionali alla moderazione.

Dall’altra parte del confine, la dinamica di risposta ucraina rimane improntata alla controffensiva a distanza: come dimostra l’attacco di droni su Sebastopoli, Kiev cerca di colpire le basi logistiche e i centri di comando russi in Crimea, un territorio che Mosca considera fuori discussione ma che la comunità internazionale riconosce ancora come suolo ucraino occupato. Tuttavia, mentre i riflettori dei media si spostano velocemente da un teatro bellico all’altro, sul terreno rimangono le macerie del grattacielo di Dnipro e la corsa contro il tempo per estrarre eventuali superstiti.

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