Il grattacielo colpito e i raid a duemila chilometri: Mosca scopre il “fronte interno” dei droni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Fermo il fronte, rombano i cieli. È sopra le città, e non più solo sulle linee del Donbass, che si consuma l’ultimo capitolo di questa guerra, laddove la contrapposizione militare lascia il posto a una sfida fatta di messaggi politici e tensione psicologica. La notte tra domenica e lunedì ha consegnato un’immagine destinata a bruciare negli archivi del conflitto: un grattacielo di lusso nel sud-ovest di Mosca, colpito da un drone a meno di dieci chilometri dal Cremlino. La capitale russa, che per quasi due anni aveva assistito relativamente immune agli sviluppi del conflitto, si è risvegliata con i resti di un velivolo conficcati in un edificio residenziale. Il sindaco Sergei Sobyanin ha confermato l’accaduto, precisando che le difese aeree hanno abbattuto altri due droni nella stessa nottata, ma il danno – fisicamente limitato ai piani alti della palazzina – sul piano simbolico risulta amplificato dall’eco delle esplosioni e dalla vicinanza al cuore del potere politico.

Non si tratta, tuttavia, di un episodio isolato né di un semplice raid dimostrativo. Analizzando la mappa degli attacchi delle ultime ore, emerge un disegno operativo preciso da parte di Kiev: l’obiettivo è perforare la profondità strategica russa. A corroborare questa tesi è l’attacco subito da Cheboksary, città situata nella Repubblica Ciuvascia, a circa 600 chilometri a est di Mosca. Le autorità locali hanno confermato un bilancio pesante, con due vittime e almeno trentadue feriti, oltre all’istituzione dello stato di emergenza nella regione. Secondo quanto riferito dai media, l’offensiva sarebbe durata più di dodici ore e avrebbe visto l’impiego simultaneo di droni e missili. I danni riportati – ventotto edifici residenziali danneggiati che ospitano complessivamente ottomilacinquecento persone – raccontano di un attacco di una scala mai vista prima in quella zona, lontana dal fronte.

Mentre l’Ucraina continua a martellare le raffinerie e i centri logistici russi (con Odessa, dall’altra parte, che resta in prima linea nella resistenza agli attacchi sulle infrastrutture), il Ministero della Difesa russo ha diffuso numeri impressionanti per ridimensionare la portata dei raid. Le forze di Mosca dichiarano di aver intercettato e distrutto 117 droni ucraini nel corso della stessa notte, spalmati su un’area vastissima che comprende le regioni di Astracan, Voronezh, Volgograd e persino Mosca. È la fotografia di una guerra che si è trasformata in un’enorme rete di allarmi antiaerei, capace di mettere in ginocchio il traffico aereo civile e di estendere l’ansia fino a duemila chilometri dal confine.

Una guerra dentro le mura domestiche

L’attacco a Cheboksary merita un’analisi specifica, non solo per il tributo sanguinoso pagato. I video diffusi online, girati da testimoni oculari, mostrano il momento dell’impatto e le fiamme che si levano nella notte, ma è il contesto a fare la differenza. A differenza di Mosca, dove il grattacielo ha subito danni superficiali senza conseguenze letali, qui si parla di uno dei raid più violenti dall’inizio dell’operazione speciale. I servizi di emergenza sono subito intervenuti per gestire una strage potenziale, vista l’alta densità abitativa dei palazzi colpiti. Le autorità locali, sotto shock per la violenza dell’attacco, hanno attivato tutte le procedure del caso per assistere gli sfollati, mentre la macchina giudiziaria russa (il Comitato Investigativo) ha aperto immediatamente un’inchiesta, inquadrando l’accaduto come un atto contro i civili.

L’ombra dei missili sulla zona industriale

Mentre i grattacieli moscoviti hanno attirato l’attenzione dei media occidentali, raid altrettanto significativi hanno colpito l’oblast di Leningrado e la città di Kirishi, dove è situata una delle raffinerie più importanti per volume produttivo della Russia. Il governatore Alexander Drozdenko ha riferito dell’abbattimento di diciotto droni, ma la presenza di un incendio in una zona industriale della città ha subito fatto pensare a un tentativo di sabotaggio energetico. Parallelamente, a Cheboksary non sono stati colpiti solo i palazzi: secondo canali Telegram russi citati dalla stampa internazionale, un missile ha danneggiato un sito militare-industriale strategico, ovvero l’istituto Jsc Vniir-Progress, specializzato nella produzione di componenti per armi di precisione. Un colpo, quest’ultimo, mirato a seccare le vene che alimentano la macchina bellica.

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