Leone XIV ad Acerra, il dolore della Terra dei fuochi diventa udienza papale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attesa, in questi giorni, si fa quasi palpabile tra i vicoli e le campagne di Acerra, e non potrebbe essere altrimenti considerando che manca meno di un mese all’arrivo, sabato 23 maggio, del Santo Padre. La Prefettura della Casa Pontificia, come era prevedibile visto il rilievo dell’evento, ha rotto il silenzio pubblicando ufficialmente il programma di quella che si preannuncia come una delle visite pastorali più cariche di significato politico e sociale di questo primo scorcio di pontificato. Leone XIV, infatti, atterrerà in elicottero alle 8.45 precise presso il campo sportivo “Arcoleo”, un luogo sicuramente scelto per la logistica ma che diventerà automaticamente il simbolo di un’invasione pacifica in un territorio che, troppo spesso, è stato invaso invece da scorie tossiche e interessi oscuri.

La scelta della Campania come palcoscenico di apertura per le visite italiane non è certo una casualità, così come non lo è la concentrazione di tre tappe nel solo mese di maggio. L’8, il Pontefice sarà a Pompei e Napoli per celebrare il primo anniversario della sua elezione, un omaggio dovuto alla Vergine del Rosario di cui è notoriamente devoto, per poi spostarsi il 23 proprio in questa cintura settentrionale di Napoli, un’area che i rapporti scientifici descrivono come una delle più inquinate d’Europa. Ecco, è proprio in questa sequenza temporale che si legge l’urgenza di un messaggio: dopo l’abbraccio alla città metropolitana e alla fede popolare, il Papa scende nel dettaglio della sofferenza, scegliendo di non limitarsi a una benedizione generica da lontano.

Nel dettaglio del programma, divulgato dai canali ufficiali vaticani, si notano due momenti specifici che trasformano l’evento in qualcosa di più di una semplice liturgia. Subito dopo l’accoglienza riservata dalle autorità civili – tra cui il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il prefetto Michele Di Bari – Leone XIV si trasferirà in cattedrale. Qui, alle 9.15, avverrà il primo degli appuntamenti clou: l’incontro con i vescovi della Campania, certo, ma soprattutto con le famiglie delle vittime di quella che ormai, nei referti medici e nelle cancellerie giudiziarie, viene definita come una strage ambientale. A differenza di altre visite istituzionali, dove il contatto con i parenti delle vittime è un passaggio defilato, qui il dolore diventa parte integrante del dialogo pastorale, quasi una contro-narrazione rispetto ai tecnicismi burocratici che hanno impantanato le richieste di bonifica per decenni.

Più tardi, attorno alle 10.30, lo scenario si sposterà in piazza Calipari: un passaggio quasi simbolico, dal chiuso della chiesa all’aperto della piazza, per abbracciare i sindaci e i cittadini dei comuni della cosiddetta “Terra dei fuochi”. È un gesto, quello di sedersi di fronte ai primi cittadini di territori come Giugliano, Caivano o Acerra stessa, che assume i contorni di una lezione di metodo. Se la politica nazionale ha spesso negato o minimizzato il nesso causale tra roghi e tumori – una rimozione collettiva che don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha sempre denunciato come una forma di “negazionismo” – la Chiesa sceglie la strada opposta: ascolta, vede e nomina il male. Non ci sono giri di parole nei comunicati della Prefettura, si parla chiaramente di “vittime dell’inquinamento ambientale”, un’espressione che scolpisce nel calendario liturgico una verità che molte aule di tribunale faticano ancora a processare.

Significativa, infine, la scelta di affidare a questa missione un Papa che non è certo nuovo a certi toni. Leone XIV, che già a Roma aveva scelto l’università “La Sapienza” per un discorso – quasi a voler sanare una vecchia ferita lasciata da Benedetto XVI – mostra in questa trasferta campana una predilezione per le “periferie” che ricorda, pur nel rispetto dei diversi stili, il precedente pontificato.

Un abbraccio alle radici del malessere campano

La sosta ad Acerra, nello specifico, arriva a undici anni esatti dalla celebre “Laudato si’” di Francesco, quasi a suggerire che, nonostante i proclami, la “casa comune” è ancora gravemente malata. L’incontro con le famiglie dei defunti, molte delle quali madri che hanno visto i loro figli morire di leucemie e malformazioni causate dai veleni nel terreno, rappresenta la cruna dell’ago di questa visita: non una semplice passeggiata tra i fedeli, ma una autopsia a cuore aperto di un fallimento civile. Mentre le cronache giudiziarie recenti raccontano ancora di patrimoni da 220 milioni di euro restituiti a imprenditori condannati per disastro ambientale (un cortocircuito della giustizia che qui fa ancora più male), la voce del Papa rischia di essere l’unica a riequilibrare la bilancia tra il potere economico e la sopravvivenza biologica della popolazione. Le parole del vescovo Antonio Di Donna, che ha parlato di “grazia speciale”, non suonano certo come una liturgia qualsiasi, se contestualizzate in un’area dove la religione cattolica è patrimonio genetico ma dove la speranza temporale è spesso venuta meno.

I precedenti e il filo rosso con Francesco

Non è certo la prima volta che un pontefice mette piede in queste terre, ma la posta in gioco appare oggi diversa. Papa Francesco, ricordano le cronache, nel 2014 scelse Caserta e nel 2015 scese a Scampia e a Poggioreale, ma all’epoca l’emergenza era forse più legata al degrado sociale e alla gestione dei rifiuti urbani. Oggi, il quadro scientifico è più drammaticamente chiaro: i dati epidemiologici parlano di un’incidenza di tumori fuori scala, e Leone XIV arriva con la consapevolezza che qui non si tratta solo di povertà, ma di un vero e proprio avvelenamento di massa. Come ha sottolineato in più occasioni don Maurizio Patriciello, il combattivo parroco di Caivano che ha fatto della lotta ai veleni una crociata personale, “qui la stessa vita è minacciata”, e la visita del Papa rappresenta “un monito a tutti”. Un monito che, in mancanza di una inversione a rotta delle politiche di bonifica, resterà scolpito più come un atto d’accusa che come una semplice carezza.

L’organizzazione e il peso della logistica

Sul piano organizzativo, la macchina si è messa in moto da giorni: migliaia i volontari attesi, con la Protezione Civile e le forze dell’ordine chiamate a gestire un flusso di folla che, nonostante la stanchezza per le continue emergenze, promette di essere oceanico. La scelta del campo sportivo “Arcoleo” come punto di atterraggio e partenza risponde a esigenze di sicurezza, come sempre accade in contesti ad alta tensione, ma anche in questo dettaglio tecnico si cela una certa ironia della sorte: l’elicottero papale sorvolerà tetti e terreni dove per anni i roghi dei rifiuti hanno oscurato il sole. Papa Leone lascerà la città intorno a mezzogiorno, rientrando in Vaticano entro le 12.45, ma è chiaro che quelle poche ore basteranno a scatenare un dibattito politico che, da qui ai prossimi mesi, farà sentire i suoi echi ben oltre i confini della provincia di Napoli.

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