Olimpiadi, il caso Sighel e le ombre sulla giuria: la Federghiaccio presenta un esposto
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Redazione Sport
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La seconda settimana olimpica di Milano Cortina 2026 si apre all’insegna di una polemica destinata a lasciare il segno, una controversia che investe direttamente l’operato della giuria nello short track e che vede come protagonista involontario l’azzurro Pietro Sighel. Il pattinatore trentino, già medaglia d’oro nella staffetta mista, si è visto precludere la strada verso il podio in tutte e tre le prove individuali a causa di episodi arbitrali quantomeno discussi, con la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio che ha deciso di passare alle vie formali. L’ultimo episodo, quello che ha fatto traboccare il vaso, porta la data di ieri sera e il teatro è la pista del Forum di Assago: in palio c’era un posto nella finale dei 500 metri, quando un tentativo di sorpasso del canadese Maxime Laoun si è trasformato in un impatto violento che ha spedito Sighel a gambe all’aria, vanificando ogni speranza di qualificazione.
Ciò che appare inaccettabile agli occhi della delegazione azzurra, e che ha scatenato la reazione ufficiale del presidente della Fisg Andrea Gios, non è tanto la dinamica dell’incidente – comune in una disciplina come lo short track, dove il contatto è spesso inevitabile – quanto la decisione del giudice ungherese Balazs Kover di non sanzionare in alcun modo il canadese, nemmeno dopo la consueta revisione video. Una scelta, questa, che si inserisce in un silenzio arbitrale assordante che ha accompagnato l’intera avventura olimpica di Sighel. Il pubblico presente al palazzetto, così come quello televisivo, non ha potuto fare a meno di notare come l’azzurro sia stato sistematicamente penalizzato, o meglio, non tutelato, in circostanze cruciali: prima nei mille metri, poi nei cinquecento, e sempre con lo stesso arbitro a dirigere le operazioni. Un quadro, quello descritto dal presidente Gios, fatto di “decisioni incoerenti e contraddittorie”, un atteggiamento che ha spinto la Federazione a presentare un esposto formale per denunciare quella che appare come una vera e propria persecuzione sportiva nei confronti del proprio atleta.
La reazione del presidente Gios, riportata dalle agenzie, è stata durissima e senza mezzi termini. “La nostra opinione è stata confermata ed è condivisa anche da tecnici e dirigenti di altre nazioni presenti ai Giochi”, ha dichiarato, sottolineando come il malcontento per la direzione di gara non sia un’esclusiva italiana. Il riferimento è a quei colleghi stranieri che, negli ambienti del villaggio olimpico e sugli spalti, avrebbero manifestato perplessità analoghe riguardo a quanto accaduto sul ghiaccio milanese. Il dirigente, intervistato a caldo, ha voluto puntare il dito non solo sull’episodio specifico, ma su una gestione complessiva che definisce “grave e preoccupante”: “Non accetto che non ci sia una severa analisi di quello che compiono”, ha tuonato Gios riferendosi ai giudici di gara, lasciando intendere che l’inerzia dell’International Skating Union nel correggere in corso d’opera quello che appare come un evidente errore di prospettiva arbitrale sia la vera spina nel fianco. La speranza, adesso, è che la protesta formale possa quantomeno garantire un occhio di riguardo per le prossime competenze, a partire dalle staffette in cui l’Italia è ancora in lizza.
La voce di Sighel tra amarezza e voglia di riscatto
Nonostante la delusione, dal diretto interessato arrivano segnali di una tranquillità forse solo apparente, ma che lascia spazio alla concentrazione per gli impegni futuri. In un post pubblicato sui suoi canali social, Pietro Sighel ha voluto innanzitutto ringraziare il pubblico e chi lo ha sostenuto in questi giorni difficili, dimostrando una maturità che va oltre la frustrazione del momento. “In un momento come questo trovare le parole non è semplice, ma una cosa la so con certezza: voglio dirvi grazie”, ha scritto il pattinatore pinetano, che nelle sue dichiarazioni prova a guardare oltre l’accaduto. E in effetti, dopo le traversie individuali, l’agenda olimpica riserva ancora una possibilità di riscatto per l’azzurro e per i suoi compagni, chiamati a difendere i colori italiani nella staffetta maschile, l’ultimo atto di una rassegna che per lui si è rivelata fin qui amara sul piano personale.
La posizione della Fisg, espressa con forza dal suo presidente, non lascia spazio a fraintendimenti: l’obiettivo è tutelare l’atleta e il movimento, anche in sedi opportune. L’aver visto Pietro Sighel – considerato un patrimonio del pattinaggio italiano e internazionale – estromesso dalla lotta per le medaglie per circostanze estranee alla sua competitività ha scatenato una reazione che era nell’aria da giorni. Il riferimento del presidente Gios a una serie di “comportamenti contraddittori da parte del giudice” fotografa la situazione di stallo in cui si trova la squadra azzurra, con la sensazione di dover competere non solo contro avversari agguerriti come i canadesi, ma anche contro una direzione di gara che sembra applicare criteri diversi a seconda dei casi. Le telecamere, del resto, avevano inquadrato più volte il presidente del Consiglio Giorgia Meloni assistere alle gare dal palco autorità insieme a Giovanni Malagò e Andrea Abodi, testimoni diretti di un’ingiustizia sportiva che ha sollevato un coro di fischi dall’arena. La partita, adesso, si sposta sul piano diplomatico, con la speranza che la ragione sportiva possa infine prevalere, restituendo alla pista e ai veri protagonisti – gli atleti – il ruolo che meritano.
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