La telefonata segreta di Witkoff e la crisi ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una conversazione riservata, della durata di appena cinque minuti, rischia di compromettere gli equilibri già fragilissimi della diplomazia internazionale attorno al conflitto in Ucraina. L'agenzia Bloomberg, infatti, ha pubblicato la trascrizione di un colloquio telefonico avvenuto, stando alle ricostruzioni, il 14 ottobre tra Steve Witkoff, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e Yuri Ushakov, influente consigliere diplomatico di Vladimir Putin. Quel dialogo, che doveva rimanere confidenziale, ha esposto al pubblico scrutinio le modalità opache di un negoziato parallelo, sollevando un velo su quelle che appaiono come concessioni sostanziali alla Russia. Witkoff, figura di spicco nel mondo immobiliare, si è spinto a delineare all'interlocutore russo quelli che, a suo dire, sarebbero gli elementi necessari per giungere a un'intesa, menzionando esplicitamente il Donetsk e la possibilità di uno scambio di territori, elementi che delineano una posizione marcatamente favorevole a Mosca.

Le reazioni a Washington e la difesa di Trump

La divulgazione del contenuto di quella telefonata ha scatenato un immediato putiferio a Washington, dividendo profondamente il fronte repubblicano. Da una parte, si sono levate voci di forte condanna, come quella del deputato Don Bacon, il quale ha affermato senza mezzi termini che Witkoff "favorisce i russi" e che non ci si può più fidare di lui, arrivando a paragonare implicitamente la sua azione a quella di un agente straniero. Brian Fitzpatrick, altro rappresentante repubblicano, ha definito l'accaduto "un grosso problema", chiedendo la fine di simili incontri segreti e l'affidamento della trattativa al segretario di Stato Marco Rubio, affinché venga condotta con i crismi della trasparenza e dell'obiettività. Nonostante le pressioni, il presidente Trump ha invece scelto di difendere pubblicamente il suo inviato, segnando una netta linea di continuità con la sua politica estera e mostrando, al contempo, le crepe che percorrono l'amministrazione e il partito.

La caccia alla talpa e i giochi di potere

Mentre la macchina del fango si mette in moto, una domanda assilla le cancellerie e i servizi di intelligence occidentali: chi ha fatto trapelare la trascrizione? L'interrogativo, che rimbalza dalle colonne del "Kommersant" a quelle dei giornali italiani, punta il dito verso una lotta sotterranea tra diversi apparati americani. Si sospetta, non a torto, che dietro la fuga di notizie si celi una guerra per l'influenza sulla futura politica estera statunitense, con figure di primo piano come lo stesso segretario di Stato Rubio e il vicepresidente Vance che si contendono il ruolo di architetti della prossima strategia verso il Cremlino. La cosiddetta "pista russa" non è da escludere, considerando l'interesse di Mosca a mettere in imbarazzo l'amministrazione Trump e a seminare discordia tra i suoi alleati, sebbene l'obiettivo primario sembri essere proprio la delegittimazione interna di Witkoff e della sua linea negoziale.

Le conseguenze immediate e un negoziato congelato

L'effetto più immediato della bufera scatenata dalla rivelazione di Bloomberg è stato il congelamento di fatto del cosiddetto "piano in 28 punti", che secondo molte ricostruzioni avrebbe sostanzialmente imposto a Kiev di accettare le condizioni russe. Quel documento, che alcuni osservatori non hanno esitato a definire come una svendita degli interessi ucraini, è stato per fortuna – come riportano alcune analisi – messo in stand by e successivamente corretto grazie alla ferma opposizione di ucraini ed europei. La telefonata, che ne svela le origini e le pressioni, ha reso pubblica una trattativa che ambiva a rimanere nell'ombra, trasformando quello che doveva essere un canale riservato in un caso politico di rilevanza internazionale e dimostrando, ancora una volta, quanto sia labile il confine tra diplomazia e spionaggio nell'era dell'informazione globale.

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