Mohamed Salah annuncia l’addio al Liverpool a fine stagione: si chiude un ciclo storico ad Anfield

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È la voce dell’uomo, non quella del campione, a spezzare l’aria in una mattina di fine marzo, quando Mohamed Salah sceglie i social network – il suo profilo Instagram, per l’esattezza – come il luogo più autentico per dire addio. Il trentatreenne attaccante egiziano, che da nove anni indossa la maglia del Liverpool, ha comunicato con un videomessaggio la decisione che molti immaginavano lontana, quasi impossibile dopo il rinnovo contrattuale firmato soltanto alla fine della scorsa estate. E invece “purtroppo questo giorno è arrivato”, esordisce lui stesso, confermando che lascerà i Reds al termine della stagione 2025.

L’annuncio, giunto con la schiettezza di chi ha sempre costruito il proprio rapporto con i tifosi sulla lealtà più che sulle dichiarazioni di circostanza, chiude di fatto un’era. Salah, arrivato ad Anfield nel 2017 dalla Roma dopo un’esperienza breve ma intensa in Serie A, aveva prolungato il suo legame con il club inglese per altri due anni solo un anno fa, mettendo fine a un tira e molla con la proprietà che sembrava aver trovato un punto d’incontro economico (13 milioni più 3 di bonus). Eppure, il tempo, si sa, non si contratta. L’attaccante ha voluto che il suo futuro non restasse avvolto nel dubbio fino all’ultima partita; ha scelto la trasparenza, persino prima che il campionato volgesse al termine, per restituire ai sostenitori quel rispetto che, parole sue, nutre nei confronti di un club che “sarà sempre casa mia”.

Un messaggio senza giri di parole

Il video condiviso sui canali social del calciatore egiziano è un documento raro nel panorama del calcio moderno, dove le separazioni si consumano spesso tra comunicati asettici e fughe di notizie. Salah parla in camera, lo sguardo diretto, la voce che non cerca retorica ma nemmeno la elude. “Lascerò il Liverpool a fine stagione”, ripete, quasi a voler togliere spazio a ogni possibile frainteso. Nove anni, dopotutto, sono un lasso di tempo che nel calcio di oggi equivale a una vita intera. Arrivò che aveva venticinque anni, un talento già affinato tra Basilea, Fiorentina e Roma, e in maglia rossa ha costruito una carriera che lo ha issato tra i più grandi della storia del club.

Le cifre, per quanto fredde possano sembrare, aiutano a comprendere il peso di questa uscita di scena: 255 gol in 435 presenze, un bottino che lo rende il terzo miglior marcatore di sempre nella lunga tradizione dei Reds. Due titoli di Premier League, una Champions League vinta nel 2019, una Supercoppa Europea, un Mondiale per Club e una Coppa del Mondo per club, più una Coppa d’Inghilterra e due Coppe di Lega. Trofei che non raccontano però l’intensità del legame con una città e con un pubblico che lo ha elevato a simbolo, proprio come aveva fatto con altri fenomeni del passato.

Dalla Roma ad Anfield, la parabola di un fenomeno

Quando Salah varcò i cancelli di Melwood per la prima volta nell’estate 2017, pochi potevano prevedere che quel numero 11, acquistato per circa 42 milioni di euro dalla Roma, sarebbe diventato un argomento di discussione nelle conversazioni calcistiche di mezzo mondo. Il Liverpool di Jürgen Klopp era in piena ricostruzione, e l’egiziano – già protagonista in Serie A con la maglia giallorossa – si adattò con una rapidità sorprendente al calcio inglese. La sua prima stagione fu una dichiarazione d’intenti: 44 gol in 52 partite tra tutte le competizioni, record per un esordiente, e un rapporto simbiotico con i tifosi che si cementò in pochi mesi.

Da allora, il suo percorso è stato un susseguirsi di numeri e momenti iconici, da quel gol al Roma in semifinale di Champions League nel 2018 – gara dal sapore speciale per lui, ex di turno – fino al rigore trasformato nella finale di Madrid contro il Tottenham, che regalò la sesta Coppa dalle Grandi Orecchie al club. E ancora, le notti di Premier League vinte con margini strettissimi contro il Manchester City, e quelle perse per un solo punto, a testimoniare come la sua parabola sia coincisa con una delle fasi più competitive della storia recente del calcio inglese.

Un addio annunciato nel rispetto di un patto

A rendere singolare questa separazione è però il modo, prima ancora del merito. Salah non ha atteso l’ultima giornata, né ha lasciato che il mercato estivo trasformasse la sua uscita in una telenovela. L’annuncio anticipato porta con sé il sapore di una scelta meditata: concedere ai tifosi il tempo per salutarlo, per prepararsi a quella che per molti rappresenta la fine di un’epoca. Il riferimento costante, nel videomessaggio, alla gratitudine e alla trasparenza, non suona come una formula di cortesia ma come il riflesso di un rapporto costruito giorno dopo giorno.

L’ex Roma, ormai trentatreenne, lascia Anfield senza polemiche, dopo aver contribuito a scrivere alcune delle pagine più belle della storia recente del club. Il suo contratto, scadente a giugno, non verrà rinnovato: lo aveva rinnovato dodici mesi fa, in extremis, quando molti già davano per certa la sua partenza. Invece si era fermato ancora, forse per concedersi un ultimo giro, forse per dare un senso compiuto a un’avventura che sentiva ancora di dover vivere fino in fondo.

Ora che la parola “addio” è stata pronunciata apertamente, l’attenzione si sposta inevitabilmente su ciò che verrà dopo, ma Salah, nel suo messaggio, ha voluto che il centro della narrazione restasse qui: la gratitudine per un club che lo ha accolto, il rispetto per i tifosi che lo hanno sostenuto, la consapevolezza che si chiude un capitolo lungo nove anni. E se il calcio, si sa, è fatto di cicli, pochi come questo hanno avuto la rara qualità di concludersi con la stessa dignità con cui sono iniziati.

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