Ranucci e i silenzi su Lavitola, i pm vogliono chiarire cosa non disse
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Redazione Interno
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Sigfrido Ranucci non parlò degli avvertimenti ricevuti da Valter Lavitola quando il 2 luglio venne sentito come testimone dagli inquirenti, e proprio questo passaggio è ora al centro delle domande della procura di Roma. I magistrati vogliono fugare ogni dubbio su quello che viene descritto come un possibile silenzio, una dimenticanza o una sottovalutazione. Durante l'audizione, il conduttore di Report avrebbe passato in rassegna diverse piste legate alla bomba, dall'ipotesi di un «pazzo sconsiderato» fino alla criminalità organizzata e ai cantieri navali veneti, senza però fare riferimento agli elementi concreti che, secondo quanto riportato, gli erano stati prospettati da Lavitola. Fonti informate citate nel materiale indicano che si tratta di «un punto che servirà chiarire».
Le domande dei pm sugli avvertimenti di Lavitola
Il nodo riguarda quindi il rapporto tra le informazioni che Ranucci avrebbe ricevuto dall'«amico fraterno» Valter Lavitola e ciò che il giornalista riferì agli inquirenti il 2 luglio. La procura punta a comprendere perché, nel ricostruire davanti ai magistrati le possibili piste sulla bomba, quegli avvertimenti non siano emersi. Nel materiale fornito non viene indicata una spiegazione già acquisita dagli investigatori: vengono invece riportate le domande su un'omissione che i pm intendono approfondire. Il punto assume rilievo proprio perché l'audizione aveva toccato scenari differenti e ipotesi molto distanti tra loro, mentre non sarebbe comparso alcun cenno agli elementi che Lavitola aveva prospettato al conduttore di Report.
Lo stesso Lavitola, attraverso i suoi difensori dello studio napoletano Cola, ha annunciato la propria presenza nell'aula del Tribunale del Riesame il 7 settembre. L'obiettivo dichiarato è integrare le proprie ammissioni e colmare le numerose lacune che risultano ancora presenti. Parallelamente, tre dei quattro esecutori materiali del blitz dinamitardo di Pomezia hanno chiesto e ottenuto di essere interrogati dal pm Edoardo De Santis. L'incontro con il magistrato è indicato tra giovedì e venerdì. Sono quindi diversi i passaggi investigativi richiamati, tutti legati alla necessità di raccogliere ulteriori dichiarazioni e chiarire aspetti rimasti aperti.
Report, Rai e gli attacchi a Ranucci degli ultimi anni
Il caso Lavitola viene inserito anche in un contesto più ampio di tensioni intorno a Report e al suo conduttore. Nel materiale si parla di uno stillicidio che prosegue da anni e che comprende insulti, querele, convocazioni in Vigilanza, repliche considerate a rischio e puntate tagliate, oltre ai precedenti legati a B. e al Pd renziano. La vicenda più recente viene così descritta come l'ultimo elemento di una lunga serie di scontri che hanno coinvolto Ranucci, la trasmissione e il rapporto con la Rai. Viene inoltre ricordata l'idea, coltivata da tempo a destra, di sostituire il giornalista alla guida del programma, con un passaggio specifico riferito al 2023.
In quell'anno sarebbe stato sondato Emiliano Fittipaldi, indicato come direttore, nell'ambito delle ipotesi relative a una possibile sostituzione di Ranucci. Sullo sfondo restano anche dossier, dichiarazioni e quella che nel materiale viene definita una campagna anti-Sigfrido concordata con esponenti meloniani. Dai vertici di Fratelli d'Italia e del governo, tuttavia, viene fatto sapere che nelle ultime settimane non ci sarebbero stati interventi sulle scelte della Rai. Al contrario, secondo questa versione, in alcuni casi sarebbero state fermate uscite non concordate contro il conduttore di Report e iniziative capaci di incidere direttamente sulle decisioni editoriali dell'azienda.
Il Riesame del 7 settembre e i nuovi interrogatori
L'attenzione immediata resta concentrata sui prossimi passaggi giudiziari. Lavitola ha annunciato che comparirà davanti al Tribunale del Riesame il 7 settembre per aggiungere elementi alle dichiarazioni già rese, mentre tre persone indicate come esecutori materiali del blitz dinamitardo di Pomezia saranno nuovamente sentite dopo aver chiesto di parlare con il pm Edoardo De Santis. Nel frattempo, resta aperto il quesito relativo alla testimonianza del 2 luglio e alla mancata menzione degli avvertimenti attribuiti a Lavitola. È proprio su questa discrepanza tra le piste discusse davanti agli inquirenti e gli elementi che sarebbero stati comunicati in precedenza al giornalista che la procura di Roma intende ottenere chiarimenti.
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