Donna in coma dopo un trapianto di capelli in uno studio abusivo di Arezzo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una donna è finita in coma in seguito a un intervento di trapianto di capelli, eseguito in uno studio medico del centro di Arezzo dove, come hanno accertato le indagini della squadra mobile coordinata dalla procura, si svolgeva un’attività sanitaria del tutto abusiva. L’operazione, per la quale erano stati richiesti milleduecento euro in contanti, è stata condotta da una dottoressa di origine sudamericana, la quale – come è emerso – non possedeva i titoli necessari per esercitare la professione medica in Italia, un fatto che ha trasformato una semplice aspettativa estetica in un ricovero d’urgenza per le gravissime condizioni della paziente.

Le circostanze che hanno portato al coma

A far scattare le indagini è stata proprio la denuncia della donna, la quale, poche ore dopo aver lasciato lo studio, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Donato di Arezzo in stato di incoscienza. Le sue condizioni, che hanno richiesto diversi giorni di ricovero, sono state determinate da una severa infezione sistemica, legata probabilmente alla procedura anestetica praticata durante l’intervento; un episodio che ha messo in serio pericolo la sua vita e che ha costretto i medici del pronto soccorso a un ricovero prolungato in terapia intensiva, da cui poi la donna, fortunatamente, si è risvegliata.

L’organizzazione dello studio medico irregolare

Le successive investigazioni hanno portato alla luce un’organizzazione che, sebbene operante all’interno di uno studio medico formalmente regolare, eludeva del tutto le norme che disciplinano l’esercizio della chirurgia. Il titolare legale dello studio, un medico iscritto all’ordine e ormai prossimo alla pensione, risultava essere una figura puramente formale, mentre a condurre materialmente gli interventi di trapianto era la donna sudamericana, priva di qualunque abilitazione. Di questi, molti sono stati i clienti che vi si sono rivolti, attratti forse dai costi contenuti e dalla promessa di un risultato estetico, senza sospettare minimamente i pericoli a cui andavano incontro.

Le accuse e l’avvio del procedimento giudiziario

Sulla base degli elementi raccolti, le accuse formulate dalla procura di Arezzo contro entrambi i indagati sono state di esercizio abusivo della professione medica, per la falsa dottoressa, e di lesioni personali gravissime per entrambi. Il medico titolare, sebbene non abbia materialmente eseguito l’intervento, è finito nel registro degli indagati in quanto, secondo l’accusa, responsabile di aver consentito e coperto lo svolgimento di attività sanitarie senza le necessarie garanzie. Il caso procede ora verso il processo, che dovrà accertare le singole responsabilità penali per un fatto che ha svelato, ancora una volta, i rischi del mercato nero della chirurgia estetica.

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