Bitcoin in caduta libera: la vendita di Strategy spezza l’incantesimo e allontana i capitali verso l’intelligenza artificiale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La più importante criptovaluta del mondo ha toccato mercoledì quota 65.391 dollari, un minimo che non si registrava da due mesi, e l’intera flessione settimanale – pari a circa il 12 per cento – ha spazzato via qualcosa come 160 miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva. A innescare questo sell-off, spiegano gli analisti, non è stato un crollo improvviso della domanda né un evento macroeconomico dirompente, bensì un’operazione finanziariamente irrilevante che, proprio per la sua natura simbolica, ha perforato la fiducia degli investitori.

Strategy – la società di software e business intelligence un tempo nota come MicroStrategy – ha venduto una manciata di bitcoin: precisamente 32 monete, per un controvalore di circa 250 milioni di dollari, una cifra che rappresenta lo 0,0038 per cento delle sue riserve totali, valutate oltre i 60 miliardi. Eppure, questo movimento minimo, il primo del genere dopo quattro anni di immobilismo, è bastato a suggerire che il regime del “compro e non vendo mai più” si stava incrinando.

Il crollo del titolo Strategy e la rottura del legame con il Nasdaq

Il tracollo non ha risparmiato le azioni della stessa Strategy, che nella seduta newyorchese hanno accusato un ribasso del 9,27 per cento, con le previsioni tecniche che indicano un possibile arretramento fino all’area dei 132,4 dollari, mentre la prima resistenza si colloca a quota 141,1. Quel che colpisce, però, è la progressiva e sempre più evidente divergenza tra l’andamento del token e quello del Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici statunitensi che continua a macinare record.

Se in un anno il bitcoin ha perso il 37 per cento del proprio valore, il Nasdaq ha guadagnato il 42 per cento, e questo allontanamento sembra destinato ad ampliarsi: lo scenario tecnico evidenzia un rallentamento strutturale del trend di Strategy rispetto al suo stesso benchmark di riferimento, rendendo il titolo – come si legge nei report di Borsa Italiana – un potenziale obiettivo di vendita per gli investitori istituzionali.

La fuga degli Etf e l’ombra lunga della tensione in Iran

A peggiorare il quadro concorrono due elementi aggiuntivi, che operano su piani diversi ma convergono nel medesimo effetto depressivo. Da un lato, gli exchange-traded fund (Etf) spot sul bitcoin registrano deflussi a catena: secondo i dati elaborati da CoinShares, le uscite si sono susseguite per undici sessioni consecutive, un record assoluto per la serie negativa, con investitori che hanno ritirato circa 35 miliardi di dollari dai prodotti quotati in America.

Dall’altro, la pressione geopolitica legata all’escalation tra Stati Uniti e Iran ha generato un’avversione al rischio che spinge i capitali verso asset percepiti come più sicuri. Il Tesoro americano ha bloccato oltre un miliardo di dollari in criptovalute riconducibili a exchange iraniani, ha sanzionato la piattaforma Nobitex con l’accusa di agevolare il regime della Guardia Rivoluzionaria, e ha ribadito che i pagamenti effettuati in bitcoin per garantire il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz potrebbero esporre i soggetti coinvolti a conseguenze penali ed economiche.

La divergenza strutturale: i capitali migrano verso l’intelligenza artificiale

Sullo sfondo, gli operatori professionali segnalano un movimento più profondo, che riguarda la destinazione dei flussi finanziari piuttosto che la loro semplice contrazione.

La narrazione ribassista, insomma, si accompagna a una riallocazione settoriale: i soldi che abbandonano le criptovalute sembrano trovare riparo nel comparto dell’intelligenza artificiale, dove aziende come Marvell Technology guadagnano oltre il 32 per cento in una seduta e Applied Materials vola del 6,9 per cento, a dimostrazione che il cosiddetto “smart money” ha già scelto dove parcheggiare la liquidità in uscita dal mercato crypto.

L’ipotesi di un ulteriore cedimento tecnico, del resto, trova fondamento nell’analisi dei grafici settimanali: il bitcoin ha violato la figura della bandiera ribassista, e se la pressione sulle balene (i grandi detentori) dovesse proseguire, l’obiettivo misurato del pattern si collocherebbe in prossimità dei 50.000 dollari, un livello che l’analista Ali Martinez ha identificato come la prossima area di supporto significativa secondo il modello MVRV Pricing Bands.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.