Guerra in Iran, il conto per Washington sale a 29 miliardi. E Trump studia la ripresa degli attacchi
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Redazione Esteri
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Il conflitto contro l’Iran sta bruciando le risorse del Pentagono a un ritmo che nemmeno le più pessimistiche previsioni iniziali avevano contemplato, e la cifra – come spesso accade quando si parla di operazioni militari su larga scala – è destinata a lievitare ancora. A rivelare l’ultimo, aggiornato bilancio economico è stato Jules Hurst, il controllore del Dipartimento della Difesa, nel corso di un’audizione sulla richiesta di budget per l’anno fiscale 2027 di fronte alla sottocommissione della Camera che si occupa delle spese per la Difesa. Hurst, che ha spiegato come il team di stato maggiore insieme al suo ufficio stiano monitorando costantemente l’andamento delle spese, ha quantificato il costo totale dell’operazione in circa 29 miliardi di dollari; una stima, questa, che include le spese operative, la riparazione delle attrezzature danneggiate e, soprattutto, la loro sostituzione, rappresentando di fatto un incremento di 4 miliardi rispetto alla valutazione fornita dal Pentagono solamente alla fine del mese scorso.
L’escalation dei numeri e il peso sul bilancio militare
Se da un lato il responsabile del Pentagono, Pete Hegseth, presente all’audizione insieme al presidente dello stato maggiore generale Dan Caine, ha cercato di minimizzare l’impatto di questo stillicidio finanziario sulle scorte di munizioni – sostenendo che gli Stati Uniti hanno tutto ciò di cui necessitano per portare avanti gli obiettivi strategici – dall’altro i numeri parlano di un impegno bellico che sta erodendo le riserve belliche a una velocità preoccupante. La richiesta di bilancio presentata dall’amministrazione Trump per il 2027, pari a 1.500 miliardi di dollari, è stata definita da Hurst come un momento di “recupero”, con circa 200 miliardi di dollari destinati a un’operazione straordinaria per sanare le carenze infrastrutturali e finanziare investimenti in intelligenza artificiale; un piano, questo, ambizioso ma che non cancella le crepe evidenziate da un conflitto che, come sottolineato da alcuni legislatori, ha già prosciugato risorse fondamentali per la prontezza operativa in altri teatri.
La trappola politica dei 29 miliardi a sei mesi dalle elezioni
La tempistica di questa rivelazione, a sei mesi esatti dalle elezioni di metà mandato, non è certo neutra per i Repubblicani di Donald Trump, impegnati in una battaglia già di per sé complessa per mantenere il controllo della Camera. I Democratici, che i sondaggi danno attualmente in vantaggio, hanno fiutato l’aria e stanno cercando di saldare l’enorme spesa bellica – difficile da giustificare in assenza di una vittoria lampo – con la cronica crisi del costo della vita che affligge le famiglie americane. L’amministrazione, dal canto suo, respinge le critiche e si trincera dietro la necessità di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma atomica, ma la percezione che il conflitto sia entrato in una fase di stallo logorante sta alimentando il malumore anche tra l’elettorato tradizionalmente più incline a sostenere lo sforzo bellico, mentre le borse mondiali tremano all’ombra di una possibile impennata del prezzo del greggio.
La trattativa in terapia intensiva e lo spettro dell’uranio al 90%
Sul fronte diplomatico, la situazione appare letteralmente congelata, nonostante i proclami di segni positivi giunti da Islamabad, che continua a fare da mediatore. Il presidente Trump, incontrando i vertici delle forze armate per discutere le future strategie del conflitto inclusa l’ipotesi di una ripresa delle azioni militari, ha definito il cessate il fuoco attuale “debolissimo, in terapia intensiva”, bollandolo come una tregua insostenibile che sta solo rinviando una resa dei conti giudicata inevitabile. Dalla parte opposta, il governo degli Ayatollah – che lamenta una cronica carenza di liquidità e una fuga di capitali sempre più difficile da nascondere – ha risposto alle dichiarazioni aggressive di Washington con una minaccia precisa: quella di spingere l’arricchimento dell’uranio fino al 90%, una soglia che tecnicamente equivarrebbe alla produzione di un ordigno bellico pronto all’uso, alzando ulteriormente la posta in gioco in un braccio di ferro dove la diplomazia sembra aver già detto la sua ultima parola.
Meta Description: Conflitto Iran: il Pentagono aggiorna il costo a 29 miliardi di dollari. Trump valuta nuovi attacchi mentre Teheran minaccia l’uranio al 90%.




