Uno bianca, la procura di Bologna vuole fare luce sul suicidio di Gugliotta
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Redazione Interno
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La morte di Pietro Gugliotta, l’ex poliziotto che fu gregario della banda della Uno bianca, continua a tenere banco nelle aule giudiziarie. A distanza di mesi dal suo suicidio, avvenuto lo scorso gennaio nella residenza di Colle d’Arba, in provincia di Pordenone, la Procura di Bologna ha deciso di aprire una serie di accertamenti mirati a comprendere le dinamiche e, soprattutto, le ragioni profonde di quel gesto estremo. L’uomo, che aveva scontato la sua pena per i crimini commessi insieme ai complici – una scia di sangue che tra Emilia-Romagna e Marche ha prodotto ventitré morti e centoquindici feriti in centotre azioni criminali – era stato scarcerato dal carcere della Dozza nel 2008. Da allora, la sua vita si era svolta lontana dai riflettori, fino al tragico epilogo di gennaio.
Gli accertamenti e il ruolo dei magistrati bolognesi
La richiesta di approfondimento arriva proprio dall’ufficio inquirente felsineo, dove i pm Lucia Russo e Andrea De Feis stanno portando avanti una nuova inchiesta sui crimini della banda. I magistrati, informati della morte di Gugliotta solo diverso tempo dopo l’accaduto, intendono ora acquisire tutte le carte relative ai rilievi effettuati sul posto. Sentiranno il medico legale che intervenne per la constatazione del decesso – l’uomo fu trovato impiccato – e ascolteranno anche i familiari, a cominciare da Anna, la seconda moglie dell’ex sessantacinquenne, oltre ad altre persone che gli erano vicine negli ultimi anni. L’obiettivo è capire se esistessero elementi di pressione, stati d’animo particolari o circostanze nascoste che possano averlo spinto al suicidio, e se tutto ciò possa in qualche modo incrociarsi con le indagini ancora in corso sulla cosiddetta “Uno bianca senza pace”.
La posizione della procura di Pordenone: nessuna anomalia apparente
Sul fronte della magistratura friulana, il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, ha già fornito una prima valutazione tecnica. All’epoca del ritrovamento – ha spiegato all’Ansa – furono eseguiti tutti i rilievi che simili situazioni impongono, e non emersero anomalie tali da far pensare a un intervento di terzi. Nessuna “mano esterna”, insomma, secondo quanto dichiarato dallo stesso Montrone, ma questo non ha placato la necessità di approfondire da parte dei colleghi emiliani. Per loro, la morte di Gugliotta rappresenta un tassello ancora poco chiaro di un mosaico criminale complesso, e ogni elemento potrebbe rivelarsi utile per le loro indagini.
Il contesto: la banda, le vittime e il nuovo interesse mediatico
A complicare il quadro, o forse ad alimentarlo, c’è anche il caso di Fabio Savi, un altro volto legato alla vicenda della Uno bianca, recentemente finito al centro di trasmissioni televisive. I familiari delle vittime, nel frattempo, si muovono e chiedono chiarezza. La decisione della Procura di Bologna – che potrebbe portare all’audizione di medici legali e congiunti – non implica al momento alcuna riapertura formale del caso sul piano penale, ma rappresenta un atto dovuto per un’inchiesta che non ha mai smesso di scavare. Gugliotta si tolse la vita impiccandosi, e ora i magistrati vogliono capire il perché. Ascolteranno la vedova, consulteranno le relazioni autoptiche, incroceranno i dati con quanto già emerso dalle confessioni e dai processi precedenti. Nessuna conclusione è stata ancora tratteggiata, e nessuna ipotesi viene esclusa a priori: neppure quella, più sottile, di un gesto maturato in un silenzio carico di segreti mai del tutto rivelati.




