La dipendenza energetica europea cambia volto: dopo il gas russo, arriva il GNL americano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ha sancito, con la pubblicazione del Regolamento (UE) 2026/261, lo stop graduale alle importazioni di gas naturale liquefatto dalla Russia, il cui divieto definitivo scatterà il prossimo 18 marzo. Questo passaggio, che trasforma un impegno politico in un obbligo giuridico vincolante, segna una tappa cruciale nella riconfigurazione degli approvvigionamenti continentali, sebbene il percorso verso la completa indipendenza dal petrolio russo – la cui scadenza è fissata entro il 2027 – appaia ancora più lungo e complesso. Il regolamento, concedendo un periodo di transizione, impone agli Stati membri di presentare piani nazionali di diversificazione e minaccia sanzioni miliardarie per i trasgressori, delineando un quadro normativo severo che intende chiudere, una volta per tutte, un capitolo divenuto insostenibile dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina.

Il nuovo approvvigionamento e le voci critiche

Il vuoto lasciato dalla progressiva uscita di scena del gas russo è stato colmato, in misura significativa, da un aumento massiccio delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, divenuti nel giro di pochi anni il principale fornitore alternativo per l’Europa. Questa transizione, se da un lato ha garantito la sicurezza degli approvvigionamenti in un frangente critico, dall’altro ha sollevato interrogativi non di poco conto in seno alle stesse istituzioni comunitarie. Alcuni commissari europei, tra cui la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, hanno infatti messo in guardia contro il pericolo di sostituire una dipendenza con un’altra, seppur di segno politico diverso, sottolineando il rischio di nuove vulnerabilità geopolitiche in un contesto internazionale particolarmente instabile.

Le rassicurazioni di Bruxelles e lo scenario Trump

Di fronte a questi allarmi, la Commissione europea ha tentato di smorzare i toni, negando esplicitamente che la situazione possa essere paragonata alla precedente dipendenza dal Cremlino. I funzionari di Bruxelles sottolineano come la strategia di diversificazione – che include anche il potenziamento delle energie rinnovabili e il consolidamento di rotte di approvvigionamento multiple – renda il quadro attuale sostanzialmente diverso e più resiliente. Tuttavia, la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha introdotto un elemento di forte incertezza, con le sue minacce commerciali rivolte ad alcuni Paesi membri e un approccio transazionale alla politica internazionale che rende l’alleato americano un partner potenzialmente scomodo e imprevedibile sul lungo termine.

Una transizione ancora in divenire

La pubblicazione del regolamento in Gazzetta rappresenta dunque solo l’inizio di una fase operativa delicatissima, nella quale la capacità degli Stati membri di coordinarsi e di rispettare la tabella di marcia sarà messa alla prova. L’obiettivo dichiarato è quello di recidere ogni legame energetico con Mosca, ma il cammino verso una reale autonomia strategica, che non sostituisca semplicemente la fonte del rischio, rimane irto di ostacoli. La macchina comunitaria, nel tentativo di placare le polemiche, insiste sul carattere multidirezionale della nuova politica energetica, evitando di riconoscere ufficialmente qualsiasi forma di “dipendenza” dal gas statunitense, mentre il mercato globale dell’energia continua a mostrare tutta la sua volatilità.

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