Il ruggito del leone e la matematica del podio: Aprilia domina la Thailandia, Acosta ne approfitta
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Redazione Sport
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C’è chi sognava di fare il professore di matematica e invece domenica, sul gradino più alto del podio di Buriram, ha impartito una lezione diversa, fatta di gomme che si consumano, tempi sul giro e strategie vincenti. Elena De Cia, 38 anni, ingegnere bellunese, è la mente dietro lo storico successo di Aprilia in Thailandia, il primo Gran Premio di questa stagione 2026. Ma la vera equazione risolta sulla pista del Chang International Circuit porta la firma di Marco Bezzecchi: il pilota romagnolo, partito dalla pole position, ha trasformato la rabbia per un sabato da dimenticare – con tre cadute di cui una nella sprint race – in una domenica di quelle che lasciano il segno, dominando la gara lunga con un margine di cinque secondi e mezzo su Pedro Acosta e nove su Raul Fernandez.
La gara del “Bez” è stata una cavalcata solitaria, un lungo giro di vittoria iniziato allo spegnersi dei semafori e terminato solo sotto la bandiera a scacchi, con la coscienza di aver regalato alla casa di Noale la settima vittoria della sua carriera e la terza consecutiva se si considerano gli ultimi due successi del campionato precedente. Mentre lui sfrecciava solitario verso il traguardo, alle sue spalle si consumava una battaglia campale che ha visto come protagonisti tre spagnoli e, soprattutto, ha sancito il momentaneo declino della Ducati: per la prima volta dopo 88 gran premi consecutivi, nessuna moto di Borgo Panigale è riuscita a salire sul podio. Un dato che pesa come un macigno, reso ancor più amaro dal ritiro di Marc Márquez, il campione del mondo in carica, costretto al box a pochi giri dalla fine per un problema alla gomma posteriore che gli ha letteralmente piegato il cerchio. Un’uscita di scena drammatica, quasi un deja vu per i fratelli Márquez, visto che poco dopo anche Alex si è aggiunto alla lista dei ritirati, rovinando a terra la sua Ducati Gresini.
Chi invece di errori non ne ha commessi, e sta già godendo i frutti di una nuova filosofia di guida, è Raul Fernandez. Il pilota del Team Trackhouse ha chiuso terzo, completando un podio che profuma di rivincita personale e di maturità ritrovata. Lo spagnolo ha raccontato di aver sofferto nelle ultime sei tornate, con la gomma posteriore ormai distrutta, una condizione che gli ha impedito di rispondere all'attacco di Pedro Acosta e che gli ha comunque regalato un doppio podio stagionale, considerando anche il secondo posto nella sprint di sabato. La sua trasformazione, raccontata con la metafora del bambù che va annaffiato ogni giorno prima di vederlo crescere, è il simbolo di un approccio più paziente e ragionato, lontano dagli eccessi delle preseason passate. E mentre lui annaffiava, qualcun altro raccoglieva: Pedro Acosta, con la sua KTM, ha sfruttato ogni occasione, portando a casa un secondo posto che vale doppio.
Acosta, il leader inatteso che ha nascosto i limiti della KTM
Se c’è un uomo che a Buriram ha vinto anche perdendo, quello è Pedro Acosta. Il giovane spagnolo, partito con l’obiettivo dichiarato di entrare nei primi cinque, si ritrova invece leader del Mondiale con 32 punti, frutto della vittoria nella sprint e di questo prezioso secondo posto. Nel corso dell’inverno, il ragazzo di Mazarron ha lavorato sodo con il suo capo tecnico, Paul Trevathan, che lo ha pressato via videochiamata per tenere a bada l’entusiasmo ed evitare le aspettative esagerate che avevano caratterizzato l’inizio della sua avventura in MotoGP. Il risultato si è visto in pista: una guida più controllata, una gestione delle gomme che l'anno scorso latitava e la capacità di essere lì, pronto ad approfittare di ogni minimo errore altrui. La sua KTM, forse non ancora al livello delle Ducati e delle Aprilia sul giro secco, ha mostrato una costanza e una stabilità che hanno permesso al #37 di soffrire e poi colpire, come ha fatto quando ha superato Raul Fernandez a pochi giri dalla fine, assicurandosi la piazza d'onore e la testa della classifica.
Le quattro frecce di Noale e un campionato già in salita per gli altri
La fotografia del GP della Thailandia parla chiaro: Aprilia ha piazzato quattro moto nelle prime cinque posizioni, con Jorge Martín quarto e Ai Ogura quinto. Un dominio numerico che non si vedeva da tempo e che rilancia le ambizioni iridate della casa veneta, capace di trasformare le difficoltà del sabato di Bezzecchi in un trionfo domenicale. Per il resto della griglia, e in particolare per la Ducati, questo avvio di campionato assume i contorni di un campanello d'allarme: Pecco Bagnaia, nono al traguardo, ha chiuso alle spalle di Franco Morbidelli e davanti a Luca Marini, lontano anni luce dai battistrada e con un passo gara che non gli ha mai permesso di inserirsi nella lotta che contava. La sensazione, guardando le prestazioni e la classifica, è che il Mondiale 2026 sia già entrato nel vivo, con un Acosta al comando che non sembra affatto un ospite inatteso e una Aprilia che, dopo aver mostrato i muscoli in Thailandia, si prepara ora al secondo atto in programma tra tre settimane in Brasile.




