La riscossa di Bezzecchi su Aprilia nel giorno del flop Ducati: il GP di Thailandia è suo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Doveva essere la gara della consacrazione per Marc Marquez, il campione in carica, o forse il primo atto di una nuova sfida con Pedro Acosta, il talento ribelle capace di vincere la Sprint del sabato. Invece, sul circuito di Buriram, è andato in scena il monologo di Marco Bezzecchi, che ha trasformato la delusione per la scivolata del giorno prima in una lezione di dominio assoluto. Partito dalla pole position, il pilota dell’Aprilia ufficiale ha letteralmente dettato legge dalla prima all’ultima curva, spegnendo sul nascere qualsiasi velleità di rimonta e regalando alla casa di Noale una domenica storica, complice anche una serie di eventi – tra cui il cedimento meccanico della gomma posteriore sulla moto del numero 93 – che hanno consegnato la prima gara dell’anno nelle sue mani. Non si è trattato, però, soltanto di una vittoria fortunata, tutt’altro: Bezzecchi ha gestito il passo come un metronomo, preservando le gomme su un asfalto che toccava i 55 gradi, e ha messo in fila il settimo sigillo della sua carriera in MotoGP, il terzo consecutivo se si considerano gli ultimi due appuntamenti della stagione precedente.

Il dominio di Noale e il passo indietro della rossa

La vera notizia, forse persino più eclatante del successo del riminese, è la supremazia tecnica mostrata dalle RS-GP sul Chang International Circuit. Alle spalle di Bezzecchi, infatti, si è piazzato Pedro Acosta – che con il secondo posto e i 32 punti accumulati tra sabato e domenica guida ora la classifica iridata – ma a completare il podio è stata l’altra Aprilia, quella del team Trackhouse guidata da Raul Fernandez. Uno scenario impensabile fino a pochi mesi fa, che ha visto quattro motori di Noale piazzarsi nelle prime cinque posizioni: oltre ai due sul podio, vanno aggiunti il quarto posto di Jorge Martin, in crescita dopo un anno difficile, e il quinto del giapponese Ai Ogura, capace di una rimonta pazzesca dopo essere scivolato fuori dalla top ten iniziale. Per trovare una Desmosedici, il riferimento tecnico degli ultimi anni, si è dovuto aspettare il sesto posto di Fabio Di Giannantonio, con Francesco Bagnaia – mai in partita e chiuso in nona posizione – che ha raccolto appena otto punti.

Il crepuscolo dei Marquez e la beffa gomme

Se il fine settimana thailandese ha assunto i colori dell’Aquila, lo si deve anche a un insieme di coincidenze che hanno decimato le fila della concorrenza. Il momento chiave è coinciso con l’esplosione della gomma posteriore sulla Ducati di Marc Marquez, avvenuta quando lo spagnolo viaggiava in quarta posizione e sembrava poter impensierire chi lo precedeva: un problema tecnico raro, che lo ha costretto al ritiro e ha spezzato un digiuno di podi per la casa di Borgo Panigale che mancava addirittura dal 2021. Quasi in contemporanea, si è spento anche il motore della Honda di Joan Mir, anch’egli autore di una gran gara fino a quel momento, mentre una scivolata senza conseguenze fisiche ha messo fine alla corsa di Alex Marquez quando mancavano cinque giri al termine. Una debacle totale per il clan spagnolo, che ha visto l’astro nascente Acosta raccogliere i cocci di una gara combattuta, ma mai realmente in discussione per il gradino più alto.

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