Emilio Fede, è scontro tra le figlie Sveva e Simona per il patrimonio di famiglia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Le sorelle Simona e Sveva Fede, figlie del compianto direttore del Tg4 Emilio Fede – scomparso nel settembre del 2025 – e della giornalista Diana De Feo, venuta a mancare nel giugno del 2021, sono al centro di una battaglia legale che ha ormai assunto contorni giudiziari, con la Procura di Roma chiamata a valutare le accuse di circonvenzione d'incapace e appropriazione indebita.

La contesa, che affonda le radici nella gestione dell’ingente patrimonio familiare, ha visto la primogenita Simona presentare denunce nei confronti della sorella Sveva, ipotizzando una sistematica sottrazione di beni che avrebbe progressivamente svuotato l’asse ereditario delineato dai genitori; la Procura, tuttavia, non ravvisando profili penalmente rilevanti, ha avanzato una richiesta di archiviazione del fascicolo, destinata però a non chiudere la partita, visto l’annuncio di un’opposizione formale e l’avvio di un parallelo procedimento civile.

La contesa su Villa Lucia e gli immobili di lusso

Il cuore pulsante della disputa è rappresentato da un consistente patrimonio immobiliare che comprende, tra gli altri, la storica Villa Lucia, una tenuta dal valore stimato intorno ai sette milioni di euro che si affaccia sul Golfo di Napoli all’interno del parco della Floridiana, e che la primogenita Simona ritiene sia stata il simbolo di una presunta esclusione dalla propria quota di legittima; secondo la ricostruzione resa nota attraverso le dichiarazioni raccolte dall’Ansa, la donna sostiene che il testamento della madre le riconoscesse un diritto di comodato sulla proprietà, un diritto che non sarebbe mai stato concretamente esercitato. Allo stesso modo, al centro delle contestazioni vi è anche una villa ad Anacapri, un tempo divisa in parti uguali tra i due coniugi, sulla quale Simona Fede rivendica la quota spettante alla madre e che invece sarebbe confluita nella “Fondazione Emilio Fede”, costituita nel luglio del 2021, a poche settimane dalla scomparsa di Diana De Feo.

Le accuse sui conti correnti e la sparizione di gioielli

Non si tratta soltanto di muri e mattoni, ma anche di liquidità e beni mobili di grande valore: le contestazioni sollevate da Simona Fede, assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, toccano ammanchi per cifre che superano il milione di euro, con un presunto prelievo di 400mila euro dai conti della madre e ulteriori movimentazioni bancarie per circa un milione e 400mila euro il cui destino appare ancora oscuro.

A queste somme si aggiungono poi gioielli, argenteria e opere d’arte per un valore stimato di 400mila euro, di cui si chiede di ricostruire la sorte, oltre all’apertura di una cassetta di sicurezza presso una filiale romana della Bnl che sarebbe avvenuta senza le necessarie procure notarili; la stessa Simona ha dichiarato di aver inizialmente sporto denuncia contro ignoti, convinta che ci fosse stato un furto nella casa della madre, salvo poi modificare la propria posizione nel corso dei mesi, indirizzando i sospetti verso la sorella.

Le strategie legali e i prossimi passi in tribunale

Se sul piano penale la richiesta di archiviazione del pubblico ministero sembra aver chiuso momentaneamente il fronte delle ipotesi di reato, la battaglia si sposta ora sul terreno civile, dove Simona Fede intende opporsi all’archiviazione e chiedere il ripristino delle quote di legittima così come erano state stabilite nei testamenti dei genitori; la difesa della donna ha già predisposto un’articolata serie di accertamenti patrimoniali, bancari e catastali, e ha incaricato persino un esperto per l’analisi di alcune firme, i cui esiti verranno depositati al Tribunale civile entro la fine della prossima settimana. Dall’altro lato, Sveva Fede, attraverso il proprio legale Samuele De Santis, rivendica la correttezza della gestione e annuncia querele per calunnia nei confronti della sorella, sottolineando che il ramo familiare da lei rappresentato è sempre stato accanto ai genitori fino agli ultimi giorni e che tutte le operazioni sono state condotte con la massima trasparenza, affiancati da professionisti di fiducia e notai.

Il confronto, destinato a proseguire nelle aule di giustizia, lascia presagire un iter lungo e complesso, mentre la frattura tra le due sorelle, apertasi già con la morte della madre, appare ormai difficilmente ricomponibile.

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