L'eredità di Emilio Fede, lite tra le figlie: la procura chiede l'archiviazione, ma la battaglia continua
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La morte di Emilio Fede, avvenuta nel settembre del 2025 all'età di 94 anni, non ha chiuso i conti in sospeso della sua complessa vicenda umana e patrimoniale. Anzi, ne ha aperti uno di quelli destinati a durare a lungo, come dimostra la guerra giudiziaria che vede contrapposte le due figlie, Simona e Sveva, per il controllo di un'eredità milionaria che comprende ville, gioielli, conti correnti e cassette di sicurezza.
A distanza di mesi dalla scomparsa dell'ex direttore del TG4, il fronte dello scontro si è anzi spostato dalle aule della procura a quelle del tribunale civile, dopo che il pubblico ministero di Roma ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta penale per circonvenzione d'incapace e appropriazione indebita a carico di Sveva Fede, una richiesta che la primogenita ha già annunciato di voler contrastare con ogni mezzo.
Le cifre contese e il patrimonio familiare
Al centro della contesa c'è un patrimonio cospicuo, accumulato in decenni di carriera dal giornalista e dalla moglie Diana De Feo, ex senatrice e giornalista, scomparsa nel giugno del 2021. Un'eredità che, secondo le ricostruzioni disponibili, avrebbe un valore complessivo stimato intorno ai sette milioni di euro, anche se le valutazioni sono ovviamente un punto di discordia tra le parti.
Il cuore del dissidio sembra concentrarsi su alcuni beni simbolo, come Villa Lucia, la storica residenza di famiglia nel parco della Floridiana a Napoli, il cui valore sarebbe stato sottostimato secondo Simona, che rivendica un diritto di comodato d'uso sulla proprietà che non sarebbe mai stato rispettato.
A questo si aggiunge una villa ad Anacapri, la cui quota materna, destinata a Simona secondo il testamento del 2019, sarebbe invece confluita nella Fondazione Emilio Fede, e poi ancora gioielli di famiglia, tra cui le leggendarie perle di Diana De Feo, e una serie di movimenti bancari che la figlia maggiore ritiene irregolari.
Le accuse di Simona e la difesa di Sveva
La frattura tra le due sorelle si è approfondita dopo la morte della madre e, secondo quanto riportato, è esplosa quando Simona si è resa conto che alcuni beni non sarebbero stati gestiti secondo le volontà testamentarie. La primogenita ha presentato denuncia, inizialmente contro ignoti, ipotizzando addirittura un furto, salvo poi puntare il dito contro la sorella, accusandola di aver svuotato conti correnti e cassetta di sicurezza per un ammanco complessivo che sfiorerebbe il milione e mezzo di euro. Nello specifico, la denuncia contesta la scomparsa di circa 450.000 euro dai conti della madre, oltre a gioielli e argenteria per altri 400.000 euro, e la gestione di un accesso alla cassetta di sicurezza presso una filiale Bnl romana nell'ottobre del 2020. A tutto questo si aggiunge la contestazione sul testamento olografo datato 13 novembre 2019, che Simona ritiene viziato dalle precarie condizioni di salute della madre, minata da problemi di vista e udito, e che avrebbe favorito la sorella a suo danno.
Dall'altra parte, la difesa di Sveva Fede, tramite il suo legale, si è detta "assolutamente serena", annunciando querele per calunnia contro la sorella e ribadendo che i genitori hanno sempre gestito le loro volontà con piena lucidità, assistiti da professionisti di fiducia.
Il paradosso di un patrimonio negato in vita
La vicenda giudiziaria che divide le figlie si tinge di un paradosso, se si considerano le dichiarazioni pubbliche rilasciate dallo stesso Emilio Fede negli ultimi anni di vita. In una celebre intervista del 2017, il giornalista aveva infatti dichiarato di avere solo 2.800 euro sul conto corrente, affermando di non aver mai messo da parte nulla e di aver perso oltre 200.000 euro al casinò.
Una versione, quella dell'uomo che si dichiarava "povero", che ora stride con la consistenza del patrimonio conteso, un tesoro di famiglia che le due figlie si contendono in tribunale, mentre la procura ha già preso le distanze dalla vicenda chiedendo l'archiviazione. La richiesta del pm, che non ha visto gli estremi del reato penale, non ha però placato gli animi, anzi ha spinto Simona Fede a prepararsi a una lunga battaglia nelle aule civili per far valere quella che ritiene essere la sua legittima quota.
La procura archivia ma la battaglia prosegue
La richiesta di archiviazione della Procura di Roma rappresenta un primo, significativo capitolo di questa vicenda. I magistrati non hanno ritenuto sussistenti gli estremi per ipotizzare i reati di circonvenzione d'incapace e appropriazione indebita, per i quali era stata aperta un'indagine nei confronti di Sveva Fede. Questo non significa però che la disputa sia chiusa, tutt'altro.
Simona Fede, assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, ha già annunciato l'opposizione alla richiesta di archiviazione e ha fatto sapere di aver depositato ulteriori documenti, frutto di approfondite indagini patrimoniali, bancarie e catastali, anche con l'ausilio di un esperto calligrafo per analizzare le firme.
L'obiettivo, come ha dichiarato la stessa Simona, è quello di "ripristinare le quote di legittima come volevano mamma e papà", un'aspirazione che non sembra lasciare spazio a una riconciliazione, come confermato dalla stessa Sveva in un'intervista a Caterina Balivo.




