Indagine Ntsb su collisione a Washington: il controllore solo gestiva undici velivoli
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Redazione Economia
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Pochi istanti prima che la collisione in volo più grave degli ultimi vent'anni negli Stati Uniti consumasse la sua strage, l'unico controllore in servizio nella torre di Washington Reagan National si trovava a coordinare, simultaneamente e su frequenze radio separate, undici mezzi. Sei erano velivoli di linea, carichi di passeggeri, gli altri cinque elicotteri militari e sanitari: una mole di traffico eterogeneo e complesso, che richiederebbe procedure chiare e personale adeguato, ma che in quel momento fatale gravava sulle spalle di un solo operatore. Un fatto, questo, che emerge con forza dalle indagini del Nationwide Transportation Safety Board, il quale, ascoltate ore di testimonianze tecniche, ha delineato un quadro di "fallimenti sistemici" antecedenti allo schianto. Il jet regionale della American Airways e l'elicottero Black Hawk dell'esercito, i cui percorsi si sono tragicamente intersecati, non potevano infatti ascoltarsi reciprocamente, volando su canali di comunicazione diversi gestiti dallo stesso controllore, in una situazione che di per sé costituiva un palese moltiplicatore di rischio.
Gli avvertimenti inascoltati prima del disastro
Gli investigatori federali hanno espresso un profondo turbamento per il fatto che, ben prima della sciagura di gennaio 2025, numerosi moniti sui pericoli legati al mix di traffico nell'area fossero stati di fatto ignorati. La Federal Aviation Administration, stando alla ricostruzione dell'NTSB, aveva avuto "molteplici opportunità" per identificare e mitigare il pericolo di collisione tra aerei ed elicotteri nello spazio aereo contiguo all'importante scalo. La stessa agenzia, come è emerso durante le audizioni, non aveva implementato misure correttive efficaci neppure dopo un precedente "quasi incidente", che avrebbe dovuto suonare come un campanello d'allarme innegabile. Alcuni di loro, esaminando la sequenza degli eventi, hanno sottolineato come la mancata decisione di separare o ridistribuire il traffico rotatorio dopo quel primo episodio di criticità abbia rappresentato un'anello decisivo nella catena degli errori.
I "fallimenti sistemici" della Faa
La revisione condotta dal board di sicurezza ha accertato che la FAA, e in particolare la sua Air Site visitors Group, era afflitta da problemi di sicurezza radicati nel sistema nel periodo precedente all'incidente. Questi non riguardavano soltanto la possibile carenza di organico in torre di controllo, ma investivano le procedure stesse di gestione del flusso aereo in una zona notoriamente congestionata e delicata come quella della capitale. La coesistenza di velivoli commerciali, che seguono rotte e quote prestabilite, con elicotteri militari e di soccorso, che necessitano di maggiore flessibilità operativa, richiede protocolli impeccabili e costante vigilanza. Elementi che, in quella giornata, vennero meno sotto il peso di una gestione giudicata inadeguata e di allerta progressivamente sopita.
Le dinamiche della collisione in volo
Sebbene l'indagine tecnica si concentri sui fattori organizzativi e procedurali, evitando di scendere in dettagli espliciti sulla dinamica dell'impatto o sulle conseguenze immediate, è chiaro che la tragedia si sia consumata in un lasso di tempo brevissimo. La torre, come accennato, non era in grado di far comunicare direttamente tra loro i diversi tipi di velivoli, lasciando al controllore l'onere di essere l'unico coordinatore e punto di riferimento per undici mezzi in movimento. Una condizione che, in contesti aeroportuali di pari rilevanza, viene considerata al limite della sicurezza operativa. L'NTSB, il cui compito è accertare le cause e non assegnare colpe penali, ha quindi puntato il dito contro una serie di concatenazioni sfortunate, ma prevedibili, che hanno portato i due mezzi a condividere lo stesso spazio aereo nello stesso momento, con un esito di una violenza inaudita.




