Swatch e Audemars Piguet, il colpo di scena Royal Pop che riscrive le regole dell’orologeria

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è chi ancora sta cercando di capire se sia uno scherzo o una provocazione, e invece è realtà: Audemars Piguet e Swatch hanno messo a punto una collezione che, a dir poco, spazza via ogni certezza. L’oggetto del desiderio – perché di questo si tratta, al netto di ogni snobismo – non è il solito orologio da polso in edizione limitata, bensì un orologio da tasca trasformabile, ribattezzato “Royal Pop”. Quando si pensava che il settore avesse già esaurito la sua capacità di sorprendere (tra MoonSwatch e le varie riedizioni vintage ci sembrava di aver visto proprio tutto), ecco che le due manifatture svizzera tirano fuori dal cilindro un’idea tanto folle quanto geniale: reinterpretare l’iconico Royal Oak, nato nel 1972 dalla matita di Gérald Genta, attraverso la lente gioiosa e spregiudicata delle Swatch Pop degli anni Ottanta.

Un’ispirazione lontana dal polso, ma non troppo

Per apprezzare la portata della scelta, bisogna fare un salto indietro di quasi quattro decenni. La linea Pop originale, lanciata da Swatch nel 1986, aveva un concept semplice ma dirompente: il quadrante poteva letteralmente “saltare fuori” dalla sua struttura per essere utilizzato come spilla, portachiavi o, appunto, orologio da taschino. La nuova collezione Royal Pop riprende questo spirito modulare, aggiornandolo con i codici estetici dell’Audemars Piguet. La lunetta ottagonale con le celebri viti a vista, la texture “Tapisserie” del quadrante, persino certe proporzioni della cassa rimandano immediatamente al Royal Oak; eppure, l’oggetto finale non si indossa al polso, quantomeno non nel modo tradizionale. Grazie a una lanière in pelle di vitello con cuciture a contrasto, l’orologio – che misura dimensioni decisamente più generose di un normale segnatempo – può essere appeso al collo, infilato in una tasca del gilet o addirittura agganciato a una borsa come un accessorio pop.

La meccanica e l’attesa sotto la lente d’ingrandimento

In molti si aspettavano una semplice “MoonSwatch bis” in bioceramica, magari con il nome Royal Oak stampato a caratteri cubitali; la realtà si è rivelata molto più complessa e, oserei dire, coraggiosa. Swatch ha scelto di montare su questi Royal Pop una versione rimaneggiata del celebre calibro automatico SISTEM51, che in questa configurazione diventa a carica manuale per assecondare la natura tattile e rituale del “pocket watch”. Le prime immagini trapelate dalle vetrine allestite in questi giorni (i negozi di New York e Londra mostrano già code di acquirenti in attesa, nonostante il debutto sia fissato per sabato 16 maggio) rivelano una palette cromatica audace, con colori sgargianti che omaggiano la pop art. La confezione, che ricorda da vicino le serigrafie di Andy Warhol, contiene anche un piccolo supporto removibile per trasformare l’orologio in una desk watch da scrivania, a dimostrazione di come Swatch e Audemars Piguet abbiano voluto coprire ogni possibile scenario d’uso, dalla tasca del gilet alla scrivania dell’ufficio.

Officina dei segni e strategie di mercato

Se è vero che una collaborazione tra marchi così distanti nel posizionamento (da una parte l’haute horlogerie più elitaria, dall’altra l’orologio popolare e colorato) avrebbe potuto limitarsi a un esercizio di stile, la scelta di puntare su un formato desueto come l’orologio da tasca cambia radicalmente le carte in tavola. Non si tratta di abbassare il prezzo di ingresso al “club Royal Oak” – operazione che sarebbe apparsa come una volgarizzazione – quanto piuttosto di creare un nuovo segmento di mercato, dove il lusso si mescola al gioco e all’interazione fisica. Indossare il tempo, come recita del resto lo slogan ufficiale diffuso dai due brand, viene “reinventato” non attraverso un display o un materiale innovativo, ma attraverso la gestualità: il click dell’innesto, la rotazione del fondello, la scelta se esporlo o nasconderlo. Mentre i collezionisti più ortodossi storcono il naso (un’opera d’ingegneria meccanica ridotta a un ciondolo?), le nuove generazioni vedono in questo Royal Pop un oggetto culturale totalizzante, qualcosa da condividere in uno screenshot su WhatsApp e da mettere in mostra più che da indossare.

Prezzi e prospettive di un fenomeno annunciato

Sul fronte economico, le indiscrezioni parlano di un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 400 dollari per la versione “Lépine” (il classico taschino con quadrante semplice) fino a 420 per la “Savonnette”. Un costo, quest’ultimo, che si colloca nella scia delle precedenti collaborazioni di Swatch (MoonSwatch e Fifty Fathoms) ma che, a differenza di quelle, permette di entrare in possesso di un oggetto che porta la firma intellettuale del Royal Oak senza dover svenare il conto in banca. Le lunghe file già segnalate davanti alle boutique in varie capitali mondiali (e ci si aspetta lo stesso caos anche in Svizzera, a Bienne e Lugano, dove l’evento di lancio si preannuncia epico) testimoniano come l’operazione abbia centrato in pieno l’obiettivo: generare hype, ma anche un dibattito sostanziale su cosa sia oggi un orologio di lusso. Ciò che rimane tra le mani non è una replica low cost, ma un manufatto che ridefinisce il rapporto tra e segnatempo. E in un’epoca satura di schermi, forse aveva proprio bisogno di un ritorno al tattile, al pesante, allo “scattante” di una chiusura metallica che non si sentiva dai tempi dei nostri nonni.

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