Perché alcuni pc arrivano senza memoria ram (e c'è chi prova a prodursela da solo)
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L'impennata dei costi delle memorie, un fenomeno che sta stravolgendo gli equilibri di mercato, spinge alcuni produttori verso soluzioni impensabili fino a poco tempo fa. Configuratori specializzati, come MAINGEAR e Paradox Customs, hanno cominciato a offrire computer assemblati privi di moduli RAM, una scelta che impone all'acquirente, già alle prese con liste d'attesa e rincari, di provvedere in autonomia reperendo i componenti necessari da vecchi sistemi o affidandosi a canali alternativi. Una simile opzione, sebbene appaia come una stranezza per l'utente medio, è il sintomo più evidente di una crisi di fornitura che, partita dai data center di grandi dimensioni, sta ora lambendo ogni segmento dell'industria tecnologica.
Lo tsunami parte dai data center e travolge gli smartphone
All'origine di questa turbolenza, che sta mettendo in seria difficoltà i piani produttivi di molti brand, c'è la domanda insaziabile dei data center dedicati all'intelligenza artificiale, i quali assorbono quantità enormi di DRAM e NAND flash. Questa corsa agli approvvigionamenti, che ha creato una vera e propria strozzatura nella catena di fornitura, sta producendo un effetto a catena i cui primi riflessi concreti si osservano già nel mercato degli smartphone. Xiaomi, ad esempio, ha ufficialmente annunciato rincari per il suo modello top di gamma, una mossa che molte voci del settore considerano un anticipo di quanto accadrà su larga scala.
Apple e Samsung pronte al rialzo, Asus valuta il salto nella produzione
Le maggiori case produttrici, del resto, non sembrano intenzionate ad assorbire internamente i costi crescenti. Sia Apple che Samsung, secondo quanto trapela dagli ambienti industriali, starebbero infatti preparando aumenti di prezzo per i loro dispositivi a partire dal prossimo anno, una decisione resa inevitabile dalla struttura dei costi di produzione. Di fronte a questo scenario, caratterizzato da una volatilità che rende complicata qualsiasi previsione a lungo termine, c'è chi prova a cambiare le regole del gioco: Asus, colosso taiwanese noto per schede madri e notebook, starebbe valutando un ingresso diretto nel mercato della produzione di RAM, un settore finora dominato da pochi altri attori.
Una strategia per garantire le forniture e contenere i costi
L'ipotesi, che potrebbe concretizzarsi già nella prima metà del prossimo anno, rappresenterebbe una svolta radicale per l'azienda, tradizionalmente focalizzata sulla progettazione e sull'assemblaggio finale. L'obiettivo, al di là della mera diversificazione del business, è chiaramente quello di creare una supply chain più controllata e resiliente, tentando di arginare le fluttuazioni dei prezzi che stanno erodendo i margini e destabilizzando la pianificazione. Si tratterebbe di una risposta industriale, molto pragmatica, a una crisi che al momento non mostra segni di attenuazione, costringendo l'intero settore a rivedere strategie consolidate da anni.




