Il derby, la tibia di Bastoni e quei fischi che non si placano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un momento, al sessantottesimo del secondo tempo, in cui lo stadio trattiene il respiro e il rumore assordante lascia spazio a un silenzio innaturale, rotto solo dal clamore ovattato di chi si accorge che qualcosa non va. Alessandro Bastoni, il difensore dell’Inter, era rimasto a terra dopo un contrasto violento con Adrien Rabiot, una battaglia persa in mezzo al campo che gli è costata molto più di un semplice cartellino giallo, quello sventolato dall’arbitro Doveri e di cui il giocatore, nel dolore, probabilmente non si è nemmeno accorto. È uscito zoppicando, aiutato dai medici, lasciando il posto a Carlos Augusto e ai suoi compagni il compito di gestire una partita, il derby, che poi sarebbe finita in malora per i colori nerazzurri, incapaci di esultare in una stracittadina ormai da due lunghissimi anni.

La diagnosi, filtrata nelle ore successive attraverso le pagine della Gazzetta dello Sport e le voci di chi segue quotidianamente le sorti della capolista, parla di una forte contusione alla tibia. Niente di rotto, a quanto pare, ma il trauma subito nell’impatto con il centrocampista francese è di quelli che spaventano, che costringono lo staff medico guidato da Cristian Chivu a valutazioni attente e a una gestione ponderata dei prossimi giorni. Il giocatore verrà rivalutato alla ripresa degli allenamenti, e la speranza, in casa Inter, è che quelle 48 ore di riposo possano bastare a smaltire la botta, a dissipare il gonfiore e a scongiurare un’assenza che, nel rush finale per lo scudetto, peserebbe come un macigno.

Non è, però, soltanto il dolore fisico a tormentare il centrale azzurro. La sua stagione, e forse si potrebbe dire la sua carriera, sta attraversando una fase complicata, segnata da un clima ambientale pesantissimo che lo accompagna da settimane. Bastoni è diventato il bersaglio degli stadi di tutta Italia, una ridda di fischi e contestazioni che hanno preso piede dopo l’episodio che lo ha visto protagonista nella gara contro la Juventus, quella famosa simulazione con Kalulu che ha scatenato polemiche infinite e strascichi mediatici. I cori e gli insulti si erano già levati fragorosi nelle trasferte di Lecce e di Como, e ieri, a San Siro, il pubblico rossonero non ha certo fatto sconti, beccandolo ogni volta che toccava il pallone. Un ambiente ostile che il giocatore deve affrontare a muso duro, cercando di isolarsi e di concentrarsi sul campo, anche quando il campo, come ieri, ti si rivolta contro e ti lascia a terra dolorante.

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