Zelensky a Londra, tra sostegno europeo e le ombre del piano di pace Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Volodymyr Zelensky ha concluso la sua visita a Londra, dove ha incontrato il premier britannico Keir Starmer a Downing Street, dopo aver partecipato al vertice del formato E3 insieme ai leader di Francia e Germania. In quell’occasione, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno ribadito, assieme a Starmer, il loro pieno sostegno all’Ucraina, sia sul piano militare, nel conflitto contro l’aggressione russa, che su quello diplomatico, riguardo ai negoziati per porre fine alla guerra. Gli abbracci di rito sulla soglia del numero 10, percepiti come un gesto simbolico per fugare qualsiasi dubbio su un possibile abbandono di Kiev da parte dei suoi alleati, non hanno però potuto nascondere le profonde incognite che gravano sull’orizzonte politico, determinate in gran parte dalle mosse di Washington.

Il nodo del piano americano e la posizione di Mosca

Proprio dagli Stati Uniti, dove Donald Trump è tornato alla guida della presidenza, proviene infatti il cosiddetto piano di pace che, secondo diverse valutazioni, rischierebbe di consegnare il paese, “chiavi in mano”, a Vladimir Putin, compromettendo in modo decisivo la sicurezza dell’intero continente europeo. Una preoccupazione che sembra trovare un’eco, seppur capovolta nelle intenzioni, nelle dichiarazioni provenienti da Mosca. Kirill Dmitriev, influente consigliere presidenziale russo, ha infatti esortato l’Unione Europea ad “ascoltare Trump per salvarsi”, attribuendo all’amministrazione Biden precedente la responsabilità di avere “gestito completamente Bruxelles”, spingendola, a suo dire, verso politiche migratorie e di sicurezza controproducenti e verso un declino economico.

La questione spinosa degli asset russi congelati

Parallelamente alle delicate discussioni strategiche, un altro dossier di cruciale importanza, quello relativo all’utilizzo dei beni russi congelati per finanziare la ricostruzione e lo sforzo bellico ucraino, è rimasto in sospeso. Se un alto responsabile britannico ha espresso la speranza di “vedere presto progressi” sulla materia, e se la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lo definisce un punto “essenziale”, i negoziati a livello comunitario sono ancora lontani da una conclusione. Le difficoltà, che rendono questo un “momento critico”, sono sia di natura legale, per i rischi connessi a un’operazione senza precedenti, sia politica, con il Belgio – dove gran parte di questi asset sono depositati – riluttante a farsi carico da solo delle eventuali conseguenze giuridiche o delle ritorsioni di Mosca.

La strada impervia della diplomazia

Il quadro che emerge dalla capitale britannica delinea quindi una diplomazia tutta in salita per Zelensky, costretto a navigare in acque sempre più agitate. Da un lato, il sostegno formale dei principali alleati europei, espresso pubblicamente nei vertici, rimane un pilastro fondamentale; dall’altro, l’evoluzione della posizione americana e l’intricata questione degli asset congelati pongono ostacoli considerevoli al percorso verso una soluzione del conflitto. Mentre l’Ucraina continua a resistere all’invasione, la partita diplomatica si gioca su più tavoli, ciascuno con le sue regole e le sue incognite, in un clima internazionale profondamente mutato rispetto agli inizi della guerra.

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