“Faremo i conti”: la frase di Gratteri al Foglio scuote il Csm e il governo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La tensione, quella che da settimane attraversa il dibattito pubblico in vista del referendum sulla giustizia, ha trovato un nuovo, e forse inevitabile, epicentro nelle parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Una conversazione con una giornalista de Il Foglio, nata per chiarire una battuta televisiva — quella su Sal Da Vinci e il suo presunto voto — ha preso una piega che pochi, probabilmente, si aspettavano. “Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure”, avrebbe esordito il magistrato, per poi aggiungere, secondo la ricostruzione del quotidiano diretto da Claudio Cerasa, un passaggio ben più spinoso: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. Una frase, quest’ultima, che ha immediatamente sollevato un polverone, arrivando dritta agli uffici del Consiglio Superiore della Magistratura e innescando una reazione compatta da parte della maggioranza di governo.

La dinamica dell’intervista, così come riportata dalla testata, rivela un retroscena che va oltre la semplice scaramuccia verbale. Alla giornalista Ginevra Leganza, che insisteva nel chiedere lumi sulla genesi di quella battuta andata in onda su La7 e sulla presunta fonte che avrebbe fornito al procuratore il meme su Sal Da Vinci, Gratteri avrebbe risposto con toni via via più taglienti. La chiusura, con quel riferimento a “tirare su una rete” — immagine che a molti è parsa evocare metafore giudiziarie ben note — ha lasciato interdetti i cronisti. Lo stesso magistrato, interpellato per un chiarimento, ha poi tentato di derubricare l’accaduto a un equivoco: “Era tutto un gioco, ridevo con il presentatore. Lei è in buona fede? Allora potrà credere a me”. Una spiegazione, quella del “gioco” e della “sottigliezza”, che tuttavia non ha convinto né i vertici del governo né, tantomeno, le rappresentanze della categoria dei giornalisti.

Il fronte politico e le reazioni istituzionali alla frase “faremo i conti”

Dalle colonne del partito alla camera dei deputati, le voci di condanna si sono levate immediate e senza mezzi termini. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, ha parlato senza esitazioni di un atto grave, di una minaccia inaccettabile nei confronti della libertà di stampa; un concetto, questo, ribadito anche da esponenti di Fratelli d'Italia come Alessandro Amorese, che ha invocato un intervento dell'Ordine dei giornalisti per valutare quanto accaduto. Pietro Pittalis, sempre di Forza Italia, ha definito l'espressione “faremo i conti” per quello che è, a suo dire, ossia una chiara intimidazione. Il sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini, ha espresso vicinanza al direttore Cerasa, auspicando delle scuse da parte del procuratore. Non è mancata, come spesso accade in queste fasi concitate, la reazione del terzo polo, con Carlo Calenda che su X ha definito Gratteri “chiaramente fuori controllo”, chiedendone la sospensione immediata al pari di quanto, a suo giudizio, andrebbe fatto con altri protagonisti delle polemiche referendarie.

La posizione del Csm e il nodo della libertà di stampa

Se la politica ha gridato allo scandalo, è stato però l'ambito della magistratura autogoverno a muovere i passi forse più delicati. Enrico Aimi, membro laico del Csm in quota Forza Italia, ha annunciato la richiesta di apertura di una pratica sull'accaduto, sottolineando come le frasi pronunciate risultino “inappropriate” e poco consone al rigore richiesto a un capo di una procura. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, attraverso la segretaria Alessandra Costante, è stata netta nel richiamare l'articolo 21 della Costituzione, quello che tutela la libertà di espressione, e ha ricordato che le “minacce, anche velate, violano quel principio”. “Se un magistrato si sente diffamato”, ha aggiunto Costante, “esiste una legge chiara: si querela. Punto”. Il riferimento alle “reti”, evocato da Gratteri, è parso alla Fnsi un'ombra inaccettabile gettata sul lavoro dei cronisti, un clima che rischia di avvelenare ulteriormente un dibattito già incandescente a pochi giorni dal voto.

La genesi della polemica: da Sal Da Vinci a una nuova bufera giudiziaria

Tutto era partito, apparentemente, da un siparietto televisivo. Ospite di Massimo Gramellini a “In altre parole”, Gratteri aveva scherzato sul Titolo del brano vincitore di Sanremo, “Per sempre sì”, sostenendo che l'interprete, Sal Da Vinci, avesse in realtà dichiarato di votare No al referendum. Una notizia, questa, prontamente smentita dallo stesso cantante, che aveva parlato di fake news, e finita al centro delle critiche del comitato per il Sì. Il Foglio aveva chiesto conto al procuratore di quella battuta e della sua veridicità, ricevendo però una replica che ha spostato l'asse della discussione dalla verifica giornalistica al piano istituzionale. Ora, mentre il centrodestra chiede a gran voce un passo indietro o delle scuse pubbliche, la palla passa al Csm, chiamato a valutare se quelle parole — quel “faremo i conti” e quella “rete” — rappresentino una semplice uscita infelice o qualcosa di più profondo, capace di minare il rapporto, già fragile, tra chi amministra la giustizia e chi ha il compito di raccontarla.

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