“Faremo i conti”: lo scontro tra Gratteri e la stampa approda al Csm

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La frase, secca e dal sapore inequivocabilmente minaccioso, è stata pronunciata dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri nei confronti di una cronista del Foglio, e in poche ore ha innescato una reazione a catena destinata ad approdare nelle stanze di palazzo dei Marescialli. “Con voi del Foglio, dopo il referendum, faremo i conti”, avrebbe detto il magistrato alla giornalista Ginevra Leganza, che lo aveva contattato per chiedere lumi su una sua precedente uscita televisiva. In quell’occasione, ospite di Massimo Gramellini a La7, Gratteri aveva ironizzato sul cantante Sal Da Vinci, fresco vincitore di Sanremo con il brano “Per sempre sì”, lasciando intendere che l’artista, nonostante il Titolo della canzone, avrebbe votato No al referendum sulla giustizia. Una circostanza, quest’ultima, puntualmente smentita dallo stesso cantante, e che ha spinto il quotidiano diretto da Claudio Cerasa a cercare un chiarimento diretto con il procuratore.

Nel corso di quella conversazione, ricostruita poi nelle pagine del giornale e rilanciata dallo stesso Cerasa sui propri canali social, l’atteggiamento inizialmente disteso di Gratteri – il quale aveva liquidato la vicenda come uno “scherzo” e un “gioco” con il conduttore – avrebbe subito una brusca impennata. Incalzato sulle conseguenze mediatiche di quella battuta, che avevano costretto il cantante a una pubblica rettifica, il capo della procura partenopea avrebbe cambiato registro, introducendo quel “faremo i conti” che ha immediatamente fatto scattare l’allarme nelle file della maggioranza di governo e non solo. Alla richiesta di ulteriori delucidazioni sul significato di quelle parole, il magistrato avrebbe aggiunto un’immagine altrettanto inquietante, parlando dell’intenzione di “tirare su una rete”. Una metafora, questa, che in molti hanno interpretato come un riferimento alla cosiddetta “pesca a strascico” giudiziaria, evocando scenari di ritorsioni nei confronti della testata una volta superato l’appuntamento referendario.

La replica del procuratore, il quale ha più volte ribadito la natura puramente ironica e contestuale del proprio intervento, non ha evidentemente convinto i diretti interessati. Il Foglio, attraverso il suo direttore, ha annunciato l’intenzione di chiedere l’intervento della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Ordine dei giornalisti, sostenendo che la libertà di stampa sancita dall’articolo 21 della Costituzione non possa essere oggetto di battute, men che meno da parte di un alto rappresentante delle istituzioni. Una posizione, quella del quotidiano, che ha trovato immediato riscontro nelle parole della segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, la quale ha parlato di una “grave minaccia” e ha ricordato come, in caso di presunta diffamazione, l’iter corretto preveda la querela, non certo l’invocazione di futuri regolamenti di conti.

La reazione del centrodestra e il ruolo del Csm

Se il fronte giornalistico si è mosso con prontezza, quello politico non è stato da meno, con esponenti della maggioranza che hanno chiesto a gran voce un intervento disciplinare immediato. Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, ha definito l’episodio “inaccettabile”, sottolineando come un magistrato non possa permettersi di paventare ritorsioni verso chi esercita il diritto di cronaca. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Maurizio Gasparri, che ha suggerito a Gratteri “una lunghissima pausa di riflessione”, e quelle di Federico Mollicone, presidente della Commissione Editoria di Fratelli d’Italia, che ha parlato di “segnali inquietanti e autoritari”. Il sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, ha chiesto pubblicamente delle scuse formali, mentre da Forza Italia è arrivata la richiesta, per bocca di Pietro Pittalis, di una “condanna senza se e senza ma” da parte di tutto l’arco politico e degli stessi organi di categoria.

Il nodo delle parole e la richiesta di un fascicolo

Il nodo centrale della vicenda, al di là delle diverse interpretazioni sul carattere ironico o meno della frase, risiede nella posizione di chi quelle parole le ha pronunciate. Nicola Gratteri non è un cittadino qualunque, ma il procuratore capo di uno dei distretti giudiziari più importanti e difficili d’Italia, una figura che per la sua stessa funzione dovrebbe ispirare fiducia e impartialità, e che invece, con questa uscita, si è esposta all’accusa di aver valicato i limiti del confronto democratico. È proprio sulla base di questa considerazione che Enrico Aimi, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, ha già annunciato di aver predisposto una richiesta di apertura di una pratica a carico del magistrato. L’obiettivo, come spiegato dallo stesso Aimi, non è entrare nel merito delle opinioni espresse da Gratteri sulla riforma, ma valutare l’appropriatezza e l’equilibrio di un linguaggio che, a pochi giorni dal voto, rischia di avvelenare ulteriormente il clima e di apparire come una ritorsione preventiva nei confronti di chi svolge il proprio lavoro di informazione.

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Description: La frase “faremo i conti” pronunciata dal procuratore Gratteri contro il Foglio innesca una bufera politica. Il Csm valuta l’apertura di una pratica.

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