La bufera sul referendum e le parole di Gratteri: scontro totale tra governo, Csm e magistratura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, ha raggiunto livelli di tensione così elevati da travalicare il normale dibattito politico per trasformarsi in uno scontro istituzionale totale, con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri nel ruolo di catalizzatore delle polemiche e il Consiglio superiore della magistratura finito nel mirino del ministro Carlo Nordio. Le dichiarazioni rese dal magistrato calabrese, secondo cui a votare per il “No” sarebbero le “persone perbene” mentre per il “Sì” si schiererebbero “indagati, imputati, massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, hanno innescato una reazione a catena che ha coinvolto le più alte cariche dello Stato, producendo un’escalation verbale destinata a lasciare il segno -1-5.

La replica del Guardasigilli non si è fatta attendere, ed è stata, come suo solito, affilata e tagliente: commentando il documento con cui venti consiglieri togati del Csm (su trenta componenti totali) hanno espresso solidarietà a Gratteri, Nordio ha dichiarato che “il Consiglio superiore della magistratura è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto” -3-7. Una frase, questa, che fotografa la distanza siderale tra via Arenula e Palazzo dei Marescialli, con il ministro che non ha risparmiato una stoccata neppure ai due soli consiglieri – Bernadette Nicotra e l’indipendente Andrea Mirenda – che non hanno firmato la nota in difesa del procuratore, quasi a voler sottolineare l’isolamento di chi prova a sottrarsi a quella che molti, nella maggioranza, iniziano a definire una logica rativa -3.

L’intervento di Barbera e le crepe nel fronte progressista

A rendere ancora più complesso il quadro è intervenuto Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale e figura storicamente legata all’area comunista, il quale ha definito le esternazioni di Gratteri “ai limiti dell’eversione”, esprimendo una delusione tanto personale quanto politicamente significativa -3-10. “Con un tono che potrebbe anche essere ai limiti dell’eversione, ha tentato di dividere i cittadini italiani e gli elettori italiani in indagati o non indagati, imputati o non imputati, massoni o non massoni”, ha dichiarato Barbera, aggiungendo che, pur riconoscendo i meriti importantissimi del magistrato nella lotta alla ‘ndrangheta, le sue parole rappresentano “una delusione ai limiti dell’indecenza” -3. Non è un caso che il centrodestra abbia immediatamente raccolto e rilanciato queste dichiarazioni, utilizzandole come prova del fatto che il fronte del “Sì” non coincide semplicemente con i partiti di governo ma attraversa trasversalmente il mondo giuridico e intellettuale, inclusi settori tradizionalmente distanti dalle posizioni dell’esecutivo -10.

Parallelamente, dalla maggioranza arrivano attacchi a grappolo: il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto “basito” per dichiarazioni che definisce “prive di verità” e offensive verso milioni di cittadini, mentre Antonio Tajani ha postato un messaggio netto sulla piattaforma X, rivendicando la propria estraneità a massoneria e condanne penali e annunciando il suo convinto voto per il Sì -1. Da Forza Italia a Fratelli d’Italia, passando per la Lega, tutti i big della coalizione hanno preso posizione: Galeazzo Bignami parla di “dichiarazioni indegne”, Alfredo Antoniozzi le definisce “incommentabili”, Elisabetta Gardini attende che le istituzioni prendano le distanze, e Lucio Malan sottolinea come Gratteri “insulti tanti irreprensibili magistrati, illustri giuristi anche di sinistra” -1.

Il fronte dei magistrati si spacca: la dissociazione dei 51

Se il Csm, con l’eccezione di due soli componenti, ha fatto quadrato attorno a Gratteri, altrettanto non si può dire della magistratura associata: cinquantuno togati provenienti da tutta Italia hanno infatti firmato un comunicato durissimo per prendere le distanze dal procuratore di Napoli, rompendo quel muro di omertà che spesso ha caratterizzato le reazioni dell’Associazione nazionale magistrati -6. “Nell’assordante silenzio dell’Anm apprendiamo dall’ultima dichiarazione pubblica resa dal Procuratore di Napoli Gratteri che votano ‘No’ ‘le persone per bene e le persone che credono nella legalità’, mentre votano ‘Sì’ ‘gli indagati, gli imputati, gli appartenenti alla massoneria deviata'”, si legge nella nota, che prosegue con una scusa formale verso i cittadini che si sono sentiti oltraggiati e con una stoccata finale: “Intanto, aumentano le adesioni dei Magistrati che votano Sì. Ci indaghi tutti, sig. Gratteri” -6. Un gesto di rottura quasi senza precedenti, che testimonia quanto le parole del magistrato abbiano scavato un solco anche all’interno della categoria.

A Pesaro, intanto, la polemica ha assunto contorni locali ma ugualmente significativi: il sindaco Andrea Biancani ha espresso solidarietà a Gratteri, scatenando la replica dell’avvocato Gherardo Saragoni Lunghi, legale di Stefano Esposto nell’inchiesta “Affidopoli”, che sui social ha duramente attaccato il primo cittadino -4-9. Una vicenda, quest’ultima, che incrocia il tema giustizia in modo indiretto ma che dimostra come il clima incandescente generato dalle parole del procuratore stia riverberando su tutto il territorio, alimentando contrapposizioni che vanno ben oltre il merito della riforma costituzionale e che rischiano di trasformare il voto di marzo in un referendum non sulla separazione delle carriere ma sulla fiducia nei confronti della magistratura e delle sue figure più rappresentative.

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