La "cartina tornasole" di Gratteri e la bufera politica sul referendum

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le parole del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, hanno letteralmente squarciato il velo di un dibattito che, fino a pochi giorni fa, sembrava confinato nelle aule parlamentari e nelle sedi istituzionali, trascinandolo in una dimensione assai più aspra e, per molti versi, persino personale. In un'intervista rilasciata al Corriere della Calabria, il magistrato, noto per il suo impegno decennale contro la criminalità organizzata, aveva utilizzato una metafora destinata a diventare una vera e propria "cartina tornasole" del voto referendario sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. Gratteri, con il consueto stile diretto che lo contraddistingue, aveva infatti affermato che, a suo giudizio, a sostenere il "Sì" sarebbero stati "gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti quei centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente", contrapponendoli idealmente a coloro che, votando "No", avrebbero invece dimostrato di essere "persone perbene" e credenti nella legalità -3-6. Dichiarazioni, queste, che hanno immediatamente innescato una reazione a catena nel panorama politico e istituzionale.

La replica del centrodestra, va detto, non si è fatta attendere e si è manifestata con una durezza che raramente si era vista in questa campagna referendaria. Esponenti di Fratelli d'Italia, della Lega e di Forza Italia hanno definito le esternazioni del procuratore non solo "inopportune", ma persino "oltraggiose" e "indegne" di un alto rappresentante delle istituzioni -6. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, ha parlato di "criminalizzazione" di chi la pensa diversamente, mentre il senatore Salvo Sallemi, sempre di FdI, ha chiesto a gran voce delle scuse pubbliche per ciò che ha definito una "vergognosa accusa" collettiva rivolta a milioni di cittadini -6. Dalle colonne di Forza Italia, il vicepremier Antonio Tajani è stato tra i primi a stigmatizzare l'uscita, interpretandola come un "inaccettabile attacco alla libertà" e quasi come un "antidemocratico" tentativo di delegittimare preventivamente chiunque non condivida la posizione del magistrato -1-3. Per Tajani, anzi, quelle parole avrebbero potuto trasformarsi paradossalmente nel miglior spot a favore del "Sì", spingendo gli elettori a recarsi alle urne proprio per rivendicare la propria libertà di scelta -3.

L'apertura della pratica al Csm e la precisazione del magistrato

Di fronte alla bufera che si è scatenata, con richieste di intervento che giungevano da più parti, il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto di dover aprire una pratica per valutare l'eventuale esistenza di profili disciplinari a carico del magistrato -2. Una mossa, quella di Palazzo dei Marescialli, che ha ulteriormente inasprito gli animi. Non è mancata, infatti, una secca replica del Guardasigilli Carlo Nordio, che ha definito "contorte" le espressioni utilizzate dal Csm nel documento di apertura della pratica, rinnovando così le tensioni tra via Arenula e l'organo di autogoverno delle toghe -5. Nel frattempo, il procuratore Gratteri, intervistato da La Repubblica e successivamente a Piazza Pulita su LA7, ha cercato di arginare le polemiche, lamentando che le sue parole fossero state "strumentalizzate e parcellizzate" e che si fosse volutamente frainteso il senso del suo ragionamento -3-9. La sua precisazione, se così vogliamo definirla, ha però avuto l'effetto di riaccendere la discussione piuttosto che spegnerla. Il magistrato ha ribadito il concetto di fondo, spiegando che la sua era un'analisi di coloro a cui "il sistema conviene", aggiungendo di non aver mai voluto sostenere che tutti i sostenitori del "Sì" appartengano alla criminalità o a loghe deviate, ma accusando i suoi critici di agire "in malafede" per alzare lo scontro -9.

La reazione del comitato "Sì Riforma" e lo scontro tra magistrati

La vicenda ha finito per acuire le divisioni anche all'interno della stessa magistratura, creando una frattura che difficilmente potrà essere ricomposta in breve tempo. Il Comitato nazionale "Sì Riforma", che raggruppa numerosi magistrati favorevoli alla separazione delle carriere, ha pubblicato un duro comunicato indirizzato direttamente a Gratteri -9. Nel post, i magistrati del comitato hanno invitato il procuratore a "chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno SÌ", sottolineando come tra i membri del comitato vi siano molti suoi colleghi che si sentono profondamente offesi da quella che percepiscono come una "presunzione di superiorità morale" insopportabile. "Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell'etica pubblica", si legge nel testo, quasi a voler ribaltare la prospettiva morale proposta inizialmente da Gratteri -9. Dall'altra parte, il Partito Democratico, con il deputato Piero De Luca, ha invece difeso la figura del magistrato, definendo la sua vita dedicata alla lotta alla mafia come "indiscutibile" e attribuendo la polemica a una mera estrapolazione dal contesto delle sue dichiarazioni -2.

La campagna referendaria tra accuse incrociate e appelli istituzionali

Mentre la tensione verbale tocca i massimi livelli istituzionali, con i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che si dicono "dispiaciuti" e "basiti" per le parole del procuratore, la macchina della campagna referendare si mette in moto su entrambi i fronti -3. Fratelli d'Italia ha convocato una direzione nazionale per compattare le fila e preparare una mobilitazione territoriale che, nelle intenzioni dichiarate da Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, dovrebbe basarsi su un'informazione "capillare" e di "merito", evitando di trasformare la consultazione in una mera resa dei conti tra blocchi contrapposti -5. La Russa, del resto, ha assicurato che il governo è "già in campo" per sostenere le ragioni della riforma, mentre dal fronte opposto Elly Schlein, da Palermo, rilancia l'allarme per quella che definisce una "magistratura sotto il controllo del governo", invitando a difendere l'assetto costituzionale -3. Uno scontro, quello in atto, che vede i toni farsi sempre più incandescenti a poco più di un mese dal voto, con il rischio concreto che il dibattito sul merito della riforma – quella separazione delle carriere tra giudici e pm tanto cara al ministro Nordio – finisca per essere del tutto offuscato da polemiche personali e da reciproche accuse di delegittimazione.

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