Influenza, superato il picco di Natale ma l'incidenza resta elevata. Bassetti: «Possibile nuova impennata a febbraio»
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Redazione Salute
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La diffusione dei virus respiratori in Italia, seppur in lieve flessione, permane a livelli considerevoli, dopo che il picco epidemiologico è stato toccato nella settimana natalizia. L'andamento dei casi, che mostra una certa variabilità regionale, conferma una pressione particolarmente intensa sui servizi sanitari e sui cittadini, con un impatto sproporzionato sui bambini più piccoli, quelli nella fascia d'età 0-4 anni. Nella provincia di Modena, per esempio, l'incidenza ha raggiunto il suo apice a fine dicembre, attestandosi a 19 casi ogni mille abitanti, per poi scendere a 13 nella seconda settimana di gennaio; un calo che, tuttavia, non deve indurre a sottovalutare la circolazione virale, ancora molto attiva.
L'ombra della "Influenza K" e lo scenario di febbraio
In questo contesto, gli esperti continuano a monitorare da vicino la cosiddetta "Influenza K", una variante caratterizzata da una contagiosità particolarmente elevata e da una sintomatologia spesso più prolungata e impegnativa rispetto alle forme stagionali conosciute. Il suo esordio, brusco, è accompagnato da febbre alta che resiste agli antipiretici, a cui si associano disturbi gastrointestinali come nausea e vomito nei primi giorni; successivamente, quando la temperatura inizia a calare, può manifestarsi anche diarrea. Proprio riguardo all'evoluzione del quadro epidemiologico, il virologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, avanza una cauta previsione: «Potrebbe anche esserci un nuovo picco nel mese di febbraio, non lo escluderei». Questa possibilità è legata al fatto che il sistema di monitoraggio, che si basa sulle segnalazioni dei medici di base, non riesce a intercettare la totalità delle infezioni, lasciando fuori una fetta di persone che decide di curarsi autonomamente a casa senza consultare un dottore.
Le indicazioni terapeutiche e gli errori da evitare
La domanda che molti si pongono, dunque, riguarda le cure più appropriate da adottare nell'affrontare questa forma influenzale. Bassetti offre chiarezza su un punto cruciale, sfatando un luogo comune pericoloso: l'antibiotico, inefficace contro i virus, non deve essere assolutamente impiegato se non in presenza di specifiche complicazioni batteriche accertate dal medico. Per la gestione della sintomatologia, il paracetamolo rimane un farmaco di riferimento, sebbene il suo utilizzo debba essere ponderato e commisurato alle condizioni del paziente. Lo specialista indica però l'esistenza di terapie antivirali specifiche, diverse dal semplice antipiretico, che hanno dimostrato di poter ridurre la durata e l'intensità dei sintomi se assunte tempestivamente. Si tratta di uno strumento in più, di cui il medico curante può valutare l'opportunità prescrittiva caso per caso.
La situazione nazionale e la necessità di prudenza
La cartina tornasole della situazione resta l'incidenza settimanale, che sebbene in calo rispetto ai massimi di fine anno, si mantiene su valori che indicano una trasmissione comunque ampia del virus in tutte le regioni. Questo quadro impone di non abbassare la guardia, continuando a seguire quelle norme di igiene e protezione personale, come il lavaggio frequente delle mani e l'uso di mascherine in ambienti affollati o in caso di sintomi, che hanno dimostrato la loro efficacia nel limitare il contagio. La fase acuta dell'epidemia potrebbe essere alle spalle, ma la stabilità dei dati suggerisce che il virus circoli ancora con una certa facilità, trovando terreno fertile soprattutto tra i più piccoli, che risultano i più colpiti.




