Kiev, nuovi raid russi: quattro vittime e blackout energetici. Lavrov: "Aperti a trattative, ma non a tregue"
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Redazione Esteri
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Nella notte tra droni e artiglieria, l’Ucraina ha registrato un nuovo bilancio di sangue: almeno quattro morti e trentasei feriti, distribuiti tra le regioni di Sumy, Kherson, Odessa, Kharkiv e Dnipropetrovsk. A Sumy, dove due persone hanno perso la vita, i bombardamenti hanno preso di mira anche le infrastrutture energetiche, lasciando senza luce e gas ventimila residenti in 147 località. "Gli impianti sono stati colpiti deliberatamente", ha denunciato Oleg Grigorov, capo dell’amministrazione regionale, in una dichiarazione ripresa da Rbc Ukraina. A Kiev, sebbene alcuni droni siano stati abbattuti, non si contano vittime, mentre a Zaporizhzhia e Kharkiv gli attacchi hanno centrato due centri di reclutamento, causando quattro feriti.
Mentre sul terreno la guerra prosegue senza sosta, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, in un’intervista al Magyar Nemzet, ha ribadito la disponibilità di Mosca a una "soluzione diplomatica", ma con una precisazione: "Non accetteremo un semplice cessate il fuoco, che Kiev sfrutterebbe per riarmarsi". Parole che suonano come una risposta indiretta alle pressioni internazionali, ma che lasciano poco spazio a interpretazioni: la Russia, che pure insiste sul carattere negoziale della crisi, vincola qualsiasi dialogo all’accettazione di quelle che definisce "garanzie per una pace duratura". Un approccio che, di fatto, esclude tregue temporanee e che Kiev – sostenuta da Washington e dall’Ue – ha finora respinto, considerandolo un tentativo di consolidare le conquiste territoriali russe.
Intanto, le conseguenze degli attacchi si fanno sentire oltre il fronte. Nella regione di Sumy, dove i sistemi energetici sono stati danneggiati, migliaia di civili affrontano una nuova emergenza, mentre le autorità locali lavorano per ripristinare i servizi. A Kharkiv, ventisette dei feriti sono stati ricoverati in condizioni gravi, segno che la violenza degli scontri non accenna a diminuire. Quanto ai centri di reclutamento colpiti, il loro targeting sembra confermare una strategia volta a indebolire la capacità ucraina di rimpiazzare le truppe, in un momento in cui la controffensiva di Kiev stenta a produrre risultati decisivi.




