Il rapporto Censis 2025 fotografa un'Italia più povera e dalla fiducia erosa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’uscita annuale del Rapporto Censis, atteso momento di riflessione che tradizionalmente scandisce la fine dell’anno, consegna alla discussione pubblica una fotografia della società italiana le cui tinte fosche, seppur in parte anticipate, non smettono di impressionare per la loro nitidezza. Il documento, che attraverso un linguaggio talvolta crudo e moralmente connotato – lontano dal puro tecnicismo – prova a dare una lettura etica dei fenomeni, disegna i contorni di una nazione la cui ricchezza complessiva si è andata progressivamente assottigliando, mentre la sfiducia verso le istituzioni e il domani si è radicata in maniera quasi strutturale.

Il crollo del benessere e l'affanno del ceto medio

La discesa, ormai pluridecennale, ha visto la ricchezza delle famiglie italiane contrarsi, in un arco temporale di quindici anni, di una percentuale che sfiora il nove per cento. A subire le conseguenze più gravi di questo declino, come evidenziato dalla ricerca, è stato proprio quel ceto medio che un tempo costituiva la spina dorsale del Paese, il quale vive oggi in uno stato febbrile, sospeso tra la stagnazione e la paura concreta di perdere lo status socio-economico faticosamente conquistato. Una condizione di grave affanno, che si traduce anche in una riduzione delle retribuzioni e in una rimodulazione forzata delle aspettative, mentre il quadro internazionale, definito senza mezzi termini come un'"età del ferro e del fuoco", offre scenari di predazione e di prevaricazione che poco rassicurano.

La sfiducia nei servizi e l'insicurezza per il futuro

La percezione di un venir meno delle tutele fondamentali trova un riscontro empirico nell’altissima percentuale di cittadini – quasi otto su dieci – che esprime una netta sfiducia verso la capacità del sistema sanitario e assistenziale di fornire adeguati supporti in caso di non autosufficienza. Questo dato, più di molti altri, riflette un sentimento diffuso di abbandono e di incertezza che va ben oltre la sfera economica, intaccando il patto sociale stesso. Si delinea così l’immagine di un Paese che invecchia, con una forza lavoro sempre meno giovane e un numero di imprenditori in calo, e che cerca in forme di stabilità precarie, come può esserlo il posto fisso, un ancoraggio che il contesto esterno non garantisce.

Un paese senza slancio e con un'aggressività diffusa

L’analisi del Censis, andando oltre i meri numeri, tratteggia una psicologia collettiva caratterizzata da una mancanza di slancio verso il futuro e, al contempo, da una crescente aggressività. L’Italia appare come una nazione “impantanata”, incapace di spezzare la trappola del declino e costretta a un adattamento spesso rinunciatario, che privilegia la mera sopravvivenza rispetto alla progettualità. La violenza, che secondo il rapporto prende il sopravvento sul diritto anche a livello internazionale, sembra riflettersi in un clima sociale teso, dove le regole del “grande gioco” politico mutano continuamente, oscillando tra la sfida e la prevaricazione illimitata, lasciando gli individui in una posizione di vulnerabilità.

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