Crollo edificio a Messina, proseguono le ricerche dei tre dispersi. Al via gli interrogatori degli indagati
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Redazione Interno
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Mentre le operazioni di soccorso proseguono senza sosta tra le macerie del rione Pistunina, a Messina, la macchina giudiziaria ha cominciato a muovere i primi, decisivi passi. Sono iniziati questa mattina, presso il Tribunale di Messina, gli interrogatori dei tre indagati iscritti nel registro della Procura per il tragico crollo della palazzina avvenuto il 30 luglio scorso.
Un'indagine complessa, quella coordinata dal procuratore Antonio D'Amato, che mira a fare piena luce sulle cause di un cedimento che ha sconvolto la comunità locale e che tiene ancora in ansia per la sorte di tre dispersi.
Il fronte dei soccorsi: una corsa contro il tempo tra i detriti
Sul luogo del disastro, l'impegno dei soccorritori non si è fermato un istante. Oltre settanta vigili del fuoco, supportati da squadre specializzate USAR (Urban Search and Rescue), nuclei cinofili e droni per la ricognizione termica, stanno scandagliando con minuziosa attenzione ogni centimetro dei cumuli di cemento armato e detriti. Le operazioni, come ha spiegato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Messina, Michele Burgio, sono estremamente complesse a causa della conformità assunta dalle macerie.
"Tutti i solai si sono adagiati l'uno sull'altro e non ci sono spazi liberi" ha dichiarato Burgio, descrivendo una situazione che rende le ricerche particolarmente difficili e pericolose. Nonostante le avversità, gli uomini del corpo nazionale continuano a scavare con tenacia, concentrando i propri sforzi nei punti in cui si ritiene più probabile la presenza dei tre dispersi: Sara Leone, il cognato Santino Magazzù e il collaboratore domestico Lhairu Warnakulasuriya.
Il quadro delle vittime e dei dispersi
Il bilancio provvisorio della tragedia è già pesantissimo e ha segnato profondamente il quartiere di Pistunina. Dopo il recupero dei corpi senza vita dell'imprenditore Carmelo Leone, proprietario dell'immobile, e di sua sorella Rosa Leone, nei giorni scorsi è stata estratta dalle macerie anche la giovane Alessandra Frazzica, una commessa di 21 anni che lavorava nel negozio al piano terra dell'edificio.
Le speranze di ritrovare in vita i tre dispersi si affievoliscono con il passare delle ore, eppure gli uomini della protezione civile e dei vigili del fuoco non hanno smesso di credere in un miracolo, lavorando su più turni per arrivare al cuore del cumulo di detriti. La dinamica del crollo, che ha visto i piani dell'edificio compattarsi uno sull'altro in pochi istanti, ha richiesto un impiego massiccio di mezzi per il movimento terra e l'utilizzo di tutte le tecnologie disponibili per la ricerca sotto le macerie.
Le indagini della Procura e i primi interrogatori
Mentre la polizia scientifica e i tecnici del Genio Civile effettuano i primi rilievi, la Procura della Repubblica di Messina ha avviato un fascicolo d'inchiesta ipotizzando gravi reati. I tre indagati, che oggi hanno cominciato a essere sentiti dalle sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone, sono figure centrali per la ricostruzione di quanto accaduto.
Si tratta dell'imprenditore Alessandro Panarello, 54 anni, amministratore della società che aveva preso in affitto il piano terra per realizzare un supermercato; dell'imprenditore edile Pasquale D'Alì, 58 anni, che era stato incaricato dei lavori di ristrutturazione dei locali e che è rimasto ferito nel crollo; e dell'ingegnere Pietro Leone, 72 anni, progettista dell'edificio e parente delle vittime, che avrebbe dovuto coordinare i lavori.
L'ingegnere Leone, al termine del suo interrogatorio, ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti presenti, limitandosi a esternare il proprio dolore per la perdita dei familiari. Le accuse, pesantissime, sono quelle di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Il nodo delle autorizzazioni e le cause del crollo
Uno dei punti focali su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarda la regolarità e la natura degli interventi che stavano interessando l'immobile al momento del cedimento. In particolare, l'ingegnere capo del Genio Civile di Messina, Santi Trovato, ha già fatto sapere che dall'analisi degli archivi dell'ufficio non risulterebbero, nell'ultimo anno, autorizzazioni per interventi strutturali sull'edificio.
L'ingegnere Trovato, che è anche sub-commissario per il risanamento, ha sottolineato che ogni intervento di natura strutturale deve essere autorizzato e che, al momento, non esiste traccia di tali pratiche, né al Genio Civile né al Comune, per i lavori in corso. "Verificheremo per gli anni passati" ha precisato. Alla domanda se avesse seguito i lavori, l'ingegnere Pietro Leone ha risposto in maniera categorica, negando di essere stato il coordinatore: "A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore di questi lavori, ma proprio no, assolutamente no".
L'attenzione degli inquirenti è ora concentrata sul capire se le modifiche apportate al piano terra, dove doveva sorgere una macelleria, abbiano compromesso la stabilità dei pilastri portanti, causando il collasso dell'intera struttura. L'ipotesi che i lavori siano stati eseguiti senza i necessari titoli abilitativi aggraverebbe ulteriormente la posizione degli indagati e rappresenterebbe un elemento chiave per la ricostruzione del disastro.
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