Prato, l’omicidio di Denisa Adas Paun: la confessione del killer e il movente del ricatto
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Redazione Interno
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Monsummano Terme (Pistoia), 5 giugno 2025 – Aveva trentadue anni, un lavoro da guardia giurata, una moglie e due figli. Nelle foto sui social, Vasile Frumuzache appariva come un uomo tranquillo, un padre affettuoso, l’ultimo a cui si sarebbe potuto attribuire un delitto tanto efferato. Eppure, dopo giorni di silenzio, è stato lui a confessare l’omicidio di Denisa Maria Adas Paun, la donna scomparsa a Prato nella notte tra il 15 e il 16 maggio, il cui corpo è stato ritrovato decapitato e mutilato in un bosco vicino a un casolare abbandonato.
Secondo la sua versione – ancora tutta da verificare – Denisa lo avrebbe ricattato, minacciando di rivelare alla moglie un loro precedente rapporto sessuale a pagamento se non le avesse consegnato 10.000 euro. Una somma che Frumuzache, residente a Monsummano Terme, non era disposto a pagare. Così, invece di cedere al ricatto, avrebbe scelto di ucciderla. L’ha strangolata nella stanza del residence dove si erano incontrati, poi ha fatto scempio del corpo, decapitandola e infilando la testa in un sacco dell’immondizia prima di trasportare i resti in auto, abbandonandoli in un’area isolata nella speranza che non venissero mai ritrovati.
A inchiodarlo, oltre alla confessione, sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza e i dati del GPS della sua vettura, che lo collocavano nei pressi del residence quella notte e, poco dopo, nella zona dove il corpo è stato scoperto. Un movente passionale, dunque, o forse solo la paura che la doppia vita da cliente di sex worker venisse alla luce, distruggendo il matrimonio e l’immagine di uomo perbene che aveva costruito.
Quello che lascia sgomenti è il contrasto tra la vita apparentemente ordinaria di Frumuzache – la famiglia, il lavoro regolare – e la ferocia del gesto. Anni fa, in un post sui social oggi cancellato ma recuperato dagli investigatori, aveva scritto frasi inquietanti sulla facilità con cui si può “far sparire qualcuno”. Una coincidenza che, alla luce dei fatti, assume un significato sinistro.




