Omicidio di Denisa, il killer seriale e il ritardo delle telecamere: "Potevamo chiudere il caso prima"
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Redazione Interno
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"Se li avessimo ricevuti quando li abbiamo chiesto, il caso sarebbe stato risolto almeno dieci giorni prima". A denunciare il ritardo è il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, riferendosi alle difficoltà incontrate nell’ottenere i filmati delle telecamere di sorveglianza cittadine, fondamentali per ricostruire gli ultimi spostamenti di Denisa Maria Paun, la trentenne romana scomparsa il 15 maggio dal residence Ferrucci di Prato, dove alloggiava per lavoro. Il suo corpo, decapitato e bruciato, è stato ritrovato il 4 giugno in un bosco, lo stesso in cui – come emerso dalle dichiarazioni dell’assassino – giacevano i resti di un’altra donna.
Vasile Frumuzache, la guardia giurata romena di 32 anni arrestata per l’omicidio, avrebbe fornito ai magistrati dettagli agghiaccianti non solo sul delitto di Denisa, strangolata dopo un incontro a pagamento e poi mutilata, ma anche sull’uccisione di un’altra escort, Ana Maria Andrei, uccisa a coltellate quasi un anno fa. Secondo quanto riportato da "La Repubblica", Frumuzache avrebbe addirittura indicato ai inquirenti il punto esatto in cui cercare i resti della seconda vittima, confermando una macabra continuità nelle sue azioni.
La deposizione dell’uomo ha gettato luce su un modus operandi che lascia pochi dubbi: si tratta di un omicida seriale, capace di agire con ferocia metodica. Denisa, dopo essere stata strangolata, avrebbe subito lo sfregio della decapitazione e del rogo, mentre Ana Maria era stata trafitta più volte prima di essere abbandonata nel folto della vegetazione. Due destini incrociati dalla stessa mano, accomunati da un’esistenza ai margini, quella del lavoro sessuale, che le ha rese prede vulnerabili.




