Mojtaba Khamenei, il nuovo fantasma di Teheran che tiene in scacco l’intelligence Usa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Secondo le ultime valutazioni dei servizi segreti statunitensi, una circostanza riportata da fonti vicine al dossier citate dalla Cnn, Mojtaba Khamenei – l’attuale Guida Suprema che pochi mesi fa ha ereditato il potere dopo la morte del padre, Ali Khamenei – starebbe giocando un ruolo tutt’altro che marginale nelle strategie belliche del paese, orchestrate al fianco di alti funzionari del regime. La precisa gerarchia all’interno di un sistema di potere che appare oggi profondamente frammentato, ammettono gli analisti, rimane comunque poco chiara. Eppure, c’è la convinchio – suffragata da movimenti sottotraccia e decisioni operative – che sia proprio lui, nonostante l’assenza dalla scena pubblica, a indirizzare la complessa partita diplomatica con gli Stati Uniti per cercare una via d’uscita dal conflitto.
Un silenzio rotto dal dolore fisico
Per settimane, le condizioni fisiche del leader iraniano sono state un rebus avvolto nel mistero, alimentando le peggiori speculazioni tra chi lo dava in fin di vita o menomato da amputazioni. L’Iran, per la prima volta dall’inizio delle ostilità, ha deciso di fornire un aggiornamento ufficiale, tentando di mettere a tacere le voci attraverso un video diffuso dall’agenzia stampa Nour, organo legato al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. Un alto funzionario, Mazaher Hosseini, ha confermato che Khamenei ha riportato lesioni alla rotula e alla schiena in quei bombardamenti coordinati – lo stesso attacco in cui suo padre e sua moglie hanno perso la vita – ma ha tenuto a precisare che le sue condizioni sono “buone” e che sta continuando a lavorare. Se Teheran parla di ferite superficiali e di una piccola cicatrice dietro l’orecchio, coperta dal turbante, fonti statunitensi continuano invece a descrivere le sue ferite come gravi, menzionando ustioni e danni da schegge che giustificherebbero la totale invisibilità del leader dal 28 febbraio scorso.
La regia occulta della trattativa
Nonostante il suo stato di salute rimanga un tema caldo sui tavoli dell’intelligence, la ricostruzione dei fatti basata sugli ultimi sviluppi giudiziari e di intelligence suggerisce che Khamenei non sia affatto estraneo alla gestione della crisi. Al contrario, le agenzie di sicurezza statunitensi ritengono probabile che sia lui, quasi certamente attraverso un sistema primitivo ma efficace di messaggeri e contatti diretti (forse per evitare intercettazioni elettroniche), a imbrigliare i negoziati. Sullo sfondo, l’amministrazione Trump (ora insediata alla Casa Bianca da oltre un anno) continua a perseguire la soluzione diplomatica, mentre il fragilissimo cessate il fuoco in atto si protrae da più di un mese.
L’incognita del potere in un regime mutilato
Se l’analisi dell’intelligence lo vede come un attore cruciale – quasi un "fantasma" che tira le fila della guerra – c’è però chi, all’interno degli stessi apparati di sicurezza, avanza dubbi sulla reale portata della sua autorità quotidiana. Alcune fonti hanno evidenziato al network americano come non vi sia alcuna indicazione certa che Khamenei stia effettivamente dando ordini su base continuativa; anzi, alcuni sostengono che la sua inaccessibilità abbia di fatto lasciato il controllo delle operazioni correnti nelle mani dei vertici del delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e del potente presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. La situazione è fluida e contraddittoria: l’Iran subisce ancora le conseguenze dei bombardamenti, che hanno decimato i vertici militari ma non hanno completamente annientato la sua capacità di fuoco – lasciando intatte, stando agli stessi dossier Usa, molte rampe missilistiche e la resilienza necessaria a resistere per mesi a un blocco.




