La Fiorentina naufraga a Londra, il Crystal Palace vince 3-0 e ora per i viola serve l’impresa
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Redazione Sport
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Selhurst Park, perla del calcio inglese dal fascino ruvido e autentico, è stato il teatro dell’ennesima serata da dimenticare per una Fiorentina che, almeno sulla carta, sperava di recitare un ruolo da protagonista in questa Conference League. La sconfitta per 3-0 maturata contro il Crystal Palace, invece, ha raccontato una verità ben diversa, consegnando agli inglesi un vantaggio pesantissimo in vista del ritorno al Franchi. La squadra di Paolo Vanoli, priva dell’attaccante Moise Kean e di altri elementi importanti per l’economia della rosa, è apparsa per larghi tratti intimorita, quasi timorosa di osare contro una compagine che, senza particolari ghiribizzi tattici, ha semplicemente fatto valere la propria superiorità atletica e tecnica.
La gara, arbitrata dal fischietto lituano Donatas Rumsas, è stata decisa da episodi concreti e da una freddezza sotto porta che alla formazione viola è mancata completamente. Dopo un primo quarto d’ora giocato a viso aperto, la partita è cambiata radicalmente al minuto 24: un intervento in ritardo di Dodo su Guessand, un attaccante del Palace che già stava calciando verso la porta, è stato giudicato irregolare dal direttore di gara. Dal dischetto, Jean-Philippe Mateta, che disputava la sua prima gara da titolare dopo un lungo stop forzato, non ha avuto pietà di David De Gea, spiazzandolo con una conclusione precisa e gelida. Quell’episodio, a detta dello stesso Vanoli a fine partita, ha destabilizzato l’ambiente, interrompendo bruscamente quella fase di equilibrio che i viola erano riusciti a costruire nei minuti precedenti.
A rendere la montagna ancora più ripida per la Fiorentina ci ha pensato poi il raddoppio, arrivato appena sette minuti dopo la mezzora. La manovra orchestrata dall’ex laziale Daichi Kamada, un giocatore che conosce bene i tempi del calcio italiano, ha liberato Munoz sul fondo; il suo taglio ha pescato Mateta, il cui tentativo a botta sicura è stato miracolosamente respinto da De Gea. Sulla ribattuta, però, Tyrick Mitchell è stato l’uomo più lesto a infilarsi nell’area piccola, firmando il 2-0 che ha chiuso di fatto i conti di un primo tempo giocato quasi interamente sotto la pioggia di rotoli di carta lanciati dai tifosi di casa. La difesa viola, con Dodo e Gosens in grande sofferenza sulle corsie esterne, non è riuscita a opporre quella resistenza necessaria per tenere vivo il discorso qualificazione.
Nella ripresa, c’è stato un breve, intenso lampo di orgoglio che ha riaperto (solo per un istante) gli scenari del match. Dodo, forse il peggiore in campo nel primo tempo per ingenuità difensive, si è trasformato in assist-man; il suo cross preciso dalla destra ha pescato Giovanni Fabbian, il quale, a tu per tu con Henderson, ha calciato con il eccessivamente sbilanciato all’indietro, stampando la sfera sulla traversa. Un’occasione d’oro, di quelle che se capitalizzi possono cambiare l’inerzia di una doppia sfida, che invece si è spenta nel nulla tra lo sconforto dei pochi tifosi viola presenti nel settore ospiti. A parte quel guizzo, l’attacco della Fiorentina si è limitato a conclusioni timide o imprecise: Gudmundsson, l’islandese dal talento cristallino ma dalla consistenza troppo altalenante, è letteralmente scomparso dal terreno di gioco, alimentando i mugugni di chi si aspettava ben altra personalità.




