Drone russo colpisce un treno a due chilometri dal confine polacco: Merz avverte, «la pace in Europa è a rischio»
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Redazione Esteri
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Un drone russo ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia, fermo presso la stazione di Yahodyn, nella regione ucraina della Volinia, a meno di due chilometri dal confine con la Polonia. A bordo del convoglio, gestito dalla compagnia polacca Pkp Intercity, viaggiavano 206 passeggeri: nessuno risulta ferito. Il raid ha danneggiato anche una stazione di servizio nelle vicinanze, dove diversi camion hanno preso fuoco.
Il messaggio all'Occidente secondo Kallas e Sybiha
L'Alto rappresentante Ue agli Affari esteri, Kaja Kallas, intervenendo al Summit europeo sull'Artico in corso a Rovaniemi, in Finlandia, ha dichiarato che l'attacco era «chiaramente un messaggio per il mondo occidentale», concepito per spaventare i Paesi occidentali e «dissuaderli dal sostenere» Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, ha rincarato la dose in un post su X: «I barbari russi sono già alle vostre porte», ha scritto rivolgendosi esplicitamente a Ue e Nato. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito quello di Yahodyn «un attacco deliberato».
La posizione di Varsavia e Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha commentato l'accaduto sottolineando che «la pace in Europa è a rischio» e invitando a «prendere sul serio la minaccia». La Polonia, dal canto suo, ha denunciato quella che considera «l'escalation russa» lungo il proprio fianco orientale. Il premier Donald Tusk ha convocato una riunione d'emergenza del comitato di crisi, mentre le autorità di Varsavia hanno riferito di aver temporaneamente sospeso l'operatività di due valichi di frontiera per il rischio di ulteriori attacchi aerei.
Il sospetto sul treno diplomatico
La compagnia ferroviaria statale ucraina Ukrzaliznytsia ha reso noto che, pochi minuti prima dell'impatto, presso la stessa stazione era transitato un treno speciale con a bordo diversi consiglieri per la sicurezza di Stati membri dell'Ue e alcune personalità europee, tra cui l'ex premier britannico Boris Johnson. Su un altro convoglio ancora fermo a Yahodyn al momento del raid si trovava l'ex direttore della Cia David Petraeus.
Secondo la compagnia, il tempismo dell'attacco rende «del tutto plausibile» che l'obiettivo effettivo fosse proprio il treno diplomatico, partito in anticipo rispetto all'orario previsto a causa delle continue minacce di raid aerei.
L'attacco Houthi alla base saudita
Sul fronte mediorientale, il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha annunciato che il gruppo filo-iraniano ha lanciato decine di droni e missili balistici contro la base aerea King Khalid, nella regione saudita di Khamis Mushait. Secondo quanto dichiarato, tra gli obiettivi dell'operazione figuravano hangar per caccia, sistemi radar, piste di decollo e depositi di munizioni. Saree ha precisato che l'azione costituisce una rappresaglia per i raid aerei condotti dall'aviazione saudita contro lo Yemen, che secondo gli Houthi avrebbero superato le trecento incursioni in cinque giorni.
Non è giunta alcuna conferma immediata da parte delle autorità di Riad in merito ai danni riportati dalla base.
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