Elkann procede con la cessione di Repubblica e Stampa, il governo chiede garanzie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La trattativa per la cessione del gruppo Gedi, editore di Repubblica e La Stampa, al colosso mediatico greco Antenna Group prosegue senza intoppi, nonostante le preoccupazioni sollevate dalla politica e dalle redazioni. "Andiamo avanti con la vendita", è stato il messaggio netto consegnato dai vertici aziendali al governo, durante un incontro avvenuto tra il presidente Paolo Ceretti, l'amministratore delegato Gabriele Comuzzo e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione, Alberto Barachini. Una presa di posizione che conferma la ferma intenzione di Exor, la holding della famiglia Elkann, di portare a compimento la propria exit strategy dal settore editoriale italiano, una scelta che appare come l'ultimo tassello di un più ampio disimpegno dal tessuto industriale nazionale.

La linea di Exor e le preoccupazioni politiche

La determinazione con cui John Elkann, presidente di Ferrari e pilota di Exor, sta conducendo l'operazione di dismissione del gruppo Gedi, viene letta da alcuni osservatori come il capitolo finale di un percorso di deindustrializzazione avviato tempo fa. Dopo le cessioni, negli anni, di asset storici come Magneti Marelli, Comau e la divisione camion di Iveco, e con la prossima cessione di Cnh attesa sul mercato, la vendita delle testate giornalistiche si inserisce in una strategia che ha gradualmente ridisegnato il perimetro degli interessi del gruppo. Una strategia che, pur rispondendo a logiche finanziarie, non può ignorare le ricadute sociali e culturali legate al destino di due giornali simbolo, sui quali Barachini ha chiesto rassicuraze specifiche, concentrandosi in particolare sulla necessità di "garantire l'occupazione di tutti i lavoratori" e di preservare "l'indipendenza dell'informazione".

Le reazioni dalle redazioni e i nodi sul tavolo

Nelle redazioni, intanto, l’atmosfera è tesa e carica di apprensione, soprattutto alla Stampa, quotidiano che vanta una storia centenaria e che sembra essere il più esposto alle incertezze dell’operazione. La sensazione di essere considerati poco più di un ingombro in una trattativa che li trascende, ha generato un profondo senso di amarezza tra i giornalisti, alcuni dei quali si dicono apertamente "offesi e mortificati dalle modalità" con cui si sta gestendo il passaggio. Il motivo di tale turbamento risiede nelle voci, mai smentite, secondo cui l'acquirente greco avrebbe un interesse primario per Repubblica, lasciando in ombra il futuro del giornale torinese e, con esso, quello della sua intera squadra. Il sottosegretario Barachini ha dunque intensificato il confronto anche con i comitati di redazione, ascoltandone le preoccupazioni e ribadendo l’importanza della trasparenza in una fase così delicata.

Un negoziato che definisce un'epoca

La vicenda, che vede al centro un patrimonio informativo di inestimabile valore per il dibattito democratico del paese, trascende quindi la semplice compravendita di un asset aziendale, configurandosi come un evento emblematico di un'epoca. Mentre Elkann, che oggi è anche un punto di riferimento per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, consolida la sua sfera di interessi globali, l'Italia si interroga sulla sorte di due pilastri della sua stampa. L’esito del negoziato con Antenna Group, di proprietà dell'armatore Theodore Kyriakou, non determinerà soltanto il cambio di proprietà di un gruppo editoriale, ma segnerà il destino di migliaia di posti di lavoro e influenzerà, inevitabilmente, il panorama dell'informazione nazionale, in un momento storico già complesso per l'intero settore mediatico.

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