«Sono morti combattendo», l’elogio funebre degli anarchici per Ardizzone e Mercogliano tra guerra sociale e rivendicazione
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Redazione Interno
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Il boato che giovedì sera ha squarciato il silenzio del Parco degli Acquedotti, a due passi da via delle Capannelle, non ha trovato subito riscontro nell’allarme ufficiale. Solo venerdì mattina, quando un runner ha notato i detriti e i resti umani tra le macerie di un casolare, il meccanismo investigativo si è messo in moto, rivelando una scena che poco aveva a che fare con la casualità di un crollo edilizio o con la tragica fatalità di un incidente. Gli accertamenti condotti dalla polizia scientifica e dai carabinieri hanno rapidamente orientato le indagini verso l’ipotesi più grave: quella di una fabbricazione artigianale di esplosivo ad alto potenziale, finita in un letale incidente di lavoro per la cellula anarchica che occupava il rudere.
A perdere la vita sono stati Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, di 36. Per i primi rilievi, l’ordigno sarebbe esploso mentre veniva maneggiato direttamente da Mercogliano, causandogli mutilazioni che ne hanno reso immediata l’identificazione, mentre la compagna è rimasta schiacciata dal crollo del tetto, sollevato dalla forza della deflagrazione. Entrambi erano figure note all’interno della galassia anarchica e, secondo gli inquirenti, riconducibili al cosiddetto “gruppo Cospito”, quello legato all’anarchico detenuto al regime di 41-bis. Il legame con Alfredo Cospito, per Sara Ardizzone, era stato tangibile anche in ambito processuale: un anno fa, in aula a Perugia, aveva letto un proclama a sostegno della sua lotta contro il carcere duro, dichiarandosi pubblicamente “nemica dello Stato”.
L’elogio della fazione e il testo che riapre il fascicolo
Mentre la Procura di Roma, sotto il coordinamento del pool antiterrorismo, disponeva l’autopsia e avviava perquisizioni per scongiurare l’esistenza di ulteriori complici, nell’ecosistema digitale della sovversione anarchica è comparso un documento destinato a cambiare il perimetro dell’inchiesta. Si tratta di un volantino firmato da un numero elevato di sigle locali – tra cui spicca il Circolo Anarchico “La Faglia” di Foligno, al quale pare fosse legata Sara Ardizzone – che non solo rivendica l’appartenenza dei due morti, ma ne riscrive la narrazione nei termini di un sacrificio bellico.
“Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo”. Questo il passaggio centrale del testo, che definisce i due “compagni fraterni” e “rivoluzionari fino all’ultimo istante”. Il documento, che costituisce ora un elemento centrale nelle mani degli investigatori, contiene una riflessione ideologica sulla “guerra sociale” intesa “non come una recita” ma come una guerra autentica, nella quale “la libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio”. Gli estensori del volantino rivendicano un’etica dell’azione diretta, distanziandosi con disprezzo da quelle che definiscono “preoccupate prese di distanza” e dalle ricostruzioni offerte dalla stampa, bollata come “pennivendoli prezzolati”.
Per gli inquirenti, questo atto di rivendicazione – che celebra l’“inestricabile connubio tra pensiero e azione” – non rappresenta solo un necrologio, ma una potenziale conferma della natura terroristica dell’operazione che i due stavano allestendo. La volontà di trasformare la morte accidentale in un esempio luminoso di coerenza rivoluzionaria (“la loro passione per la vita sarà più forte della morte”) serve anche a cementare il consenso interno al movimento, rendendo i due caduti un simbolo da vendicare o da imitare.
Le Due Torri, le pentole esplosive e il silenzio di Valitutti
La ricostruzione delle tappe biografiche dei due anarchici rivela un percorso segnato da precedenti giudiziari e frequentazioni costanti con gli ambienti della sovversione. Alessandro Mercogliano, soprannominato “Sandrone”, era solito frequentare gli spazi di via San Vitale 80 e le aree sotto le Due Torri, dove negli anni passati si consumava il via vai di una generazione cresciuta tra lettere minatorie e l’utilizzo di pentole esplosive artigianali. In passato, era stato coinvolto in inchieste per associazione con finalità di terrorismo, subendo una condanna poi riformulata in appello, mentre Sara Ardizzone, residente a Castel San Felice di Sant’Anatolia di Narco, era stata prosciolta in udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta “Sibilla”, che aveva indagato la pubblicazione della rivista “Vetriolo”, considerata una delle basi ideologiche per l’applicazione del 41-bis a Cospito.
Nel tentativo di ricostruire la natura esatta del progetto interrotto dall’esplosione, gli inquirenti stanno valutando diversi obiettivi possibili per l’attentato che si presume imminente. Tra le piste più accreditate vi è il sabotaggio della rete ferroviaria dell’Alta velocità, considerata un obiettivo simbolico per il movimento, o un’azione dimostrativa contro il gruppo Leonardo, attivo nel settore della difesa. Un’altra ipotesi, ritenuta particolarmente sensibile dagli investigatori della Digos, lega la tempistica alla scadenza del regime di 41-bis per Cospito, prevista per maggio, o al corteo indetto per il 28 marzo, che avrebbe potuto rappresentare il teatro ideale per la “scintilla” dimostrativa.
Nelle ore successive al ritrovamento, una voce dissonante è emersa da Pasquale Valitutti, 80 anni, figura storica dell’anarchismo romano sopravvissuto alla stagione della strategia della tensione e testimone della notte della morte di Pino Pinelli nel 1969. Valitutti, che attualmente si trova in condizioni di salute fragili e ha alle spalle procedimenti giudiziari per resistenza e istigazione a delinquere legati ai cortei pro-Cospito, ha rilasciato dichiarazioni in difesa dei due deceduti, definendoli “persone buone” che lo assistevano nelle necessità quotidiane, dalla spesa alla pulizia della casa, rifiutando l’etichetta di terroristi che sta assumendo il profilo giudiziario dell’inchiesta. Un ritratto umano che per ora collide con la rigidità degli indizi materiali: l’esplosivo, il casolare fatiscente trasformato in laboratorio e un volantino che parla di guerra.




