Mariah Carey, la 'regina delle nevi' che a San Siro ha cantato 'Volare' col gobbo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La cerimonia d'apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, andata in scena al celebre stadio di San Siro, ha visto in Mariah Carey una delle sue regine indiscusse. La cantante, che ha scelto di esibirsi nel classico "Volare" di Domenico Modugno, ha saputo trasformare la sua performance in un momento di puro spettacolo, non solo per la potenza della sua voce ma anche per un dettaglio, diventato immediatamente virale, che ha richiamato alla memoria un celebre aneddoto della storia della musica italiana. Proprio come accadde a Louis Armstrong sul palco del Festival di Sanremo del 1968, anche la Carey, per districarsi tra le insidie della pronuncia italiana, ha fatto ricorso a un supporto mnemonico d'eccezione: un maxischermo sul quale scorrevano le parole del testo, il cosiddetto "gobbo", che le ha permesso di destreggiarsi tra le note di una delle canzoni più amate nel nostro Paese. Un espediente tecnologico, questo, che ha sostituito i cartelloni di carta di un tempo ma che ha mantenuto intatta la funzione di ponte tra culture diverse, dimostrando come la musica possa superare qualsiasi barriera linguistica.
Lo sfarzo di un abito e il tributo a Giorgio Armani
Oltre alla performance vocale, a catturare l'attenzione del pubblico è stato l'incredibile look della star, un vero e proprio statement di sfarzo ed eleganza. Mariah Carey è apparsa infatti avvolta in un abito bustier interamente ricoperto di cristalli, opera dello stilista Fausto Puglisi, accompagnato da una stola di piume bianche e da gioielli dal valore stimato in diversi milioni di euro. La sua figura, illuminata dai riflettori, ha simbolicamente incarnato lo spirito di glamour e di internazionalità dell'evento. In quel tripudio di bianco, non è passato inosservato neppure l'omaggio sottile alla recente scomparsa di Giorgio Armani, il re della moda italiana che aveva personalmente concepito, prima della sua dipartita, le uniformi monocromatiche indossate da decine di modelle e modelli durante il corteo di apertura. Una presenza, la sua, che è stata avvertita tra le pieghe di quell'eleganza tutta italiana portata in scena.
Il significato di una scaletta ben calibrata
La scelta della scaletta non è stata casuale. Dopo l'omaggio a Modugno, la Carey è passata a uno dei suoi cavalli di battaglia, "Nothing Is Impossible", brano che con il suo messaggio di speranza e di tenacia si è prestato perfettamente a diventare la colonna sonora ideale per una serata dedicata allo sport e ai suoi valori più alti. Questo accostamento ha creato un ponte emotivo tra la tradizione melodica italiana e l'energia del pop contemporaneo, sottolineando come le Olimpiadi rappresentino un momento di unione che va oltre i confini geografici e generazionali. La potenza della sua interpretazione ha riempito non solo lo stadio, ma anche gli schermi di tutto il mondo, confermando il suo status di icona globale capace di adattare il proprio repertorio a contesti di grande prestigio e simbolismo.
Tra memoria collettiva e attualità dello spettacolo
L'episodio del "gobbo" utilizzato da Mariah Carey, così reminiscente del passato, ha innescato un riflessione spontanea sulla natura degli eventi mediatici globali e sulla loro capacità di riattualizzare frammenti di storia. Quello che per Armstrong fu una necessità dettata dall'impreparazione linguistica, per la cantante statunitense è sembrato piuttosto una scelta rispettosa verso un testo che non le apparteneva, un modo per garantire una esecuzione impeccabile di un inno che, al di là della sua origine, appartiene ormai all'immaginario collettivo mondiale. In un'epoca dominata dalla ricerca della perfezione istantanea, quel maxischermo ha rappresentato non una debolezza, ma una consapevole connessione con una tradizione di performance in presa diretta, dove l'umanità dell'artista, con le sue piccole necessità, diventa parte integrante dello spettacolo stesso, senza minimamente sminuirne l'impatto.




