Il punto di Gian Carlo Minardi dopo il Gp di Miami: “Antonelli è al tavolo dei grandi”
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Redazione Sport
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Due volte nel cielo della Florida, ieri, domenica 3 maggio 2026, si sono alzate le note del “Canto degli Italiani”: un segnale, questo, particolarmente felice per il nostro movimento, che ha visto trionfare due suoi giovani alfieri a distanza di poche ore l’uno dall’altro. Sul gradino più alto del podio del circuito di Miami sono saliti prima Gabriele Minì, esponente dell’ACI Team Italia nella velocità su pista, e poi Andrea Kimi Antonelli nella gara regina. Se per il primo – al secondo appuntamento stagionale della Formula 2 dopo Melbourne – si è trattato di una piacevolissima novità, per il secondo è ormai una consuetudine statisticamente rilevante: come ha sottolineato un ex pilota e commentatore qual è Gian Carlo Minardi, il diciannovenne di Bologna sta letteralmente bruciando le tappe.
Una pole “autoritaria” e una gestione da veterano
L’analisi di Gian Carlo Minardi, raccolta come di consueto al termine dell’evento, non lascia spazio a interpretazioni romantiche: quella di Antonelli è stata una prestazione di sostanza, capace di piegare la resistenza dei campioni del mondo in carica della McLaren. “Pole autoritaria in qualifica – ha spiegato Minardi – e una capacità di tenere testa a Lando Norris per decine di giri che ha pochi precedenti per un pilota di questa età”. Il weekend del numero 12 è stato “sporcato” – se così si può dire – solo da una penalità per i track limits nella gara breve del sabato e da una partenza al GP ancora una volta zoppicante (un difetto ricorrente nella sua prima stagione completa), presto però rimediato con una rimonta chirurgica. Minardi, che ha seguito il Gran Premio scrutando i tempi giro dopo giro, ha notato come il mese di stop forzato abbia modificato gli equilibri, avvicinando la McLaren a una Mercedes che, con Antonelli e Russell, sta monopolizzando le prime posizioni.
La metamorfosi di Miami: il “bambino prodigio” cresce
Se fino a qualche settimana fa poteva sembrare un ragazzino nel paese dei balocchi – un fenomeno baciato da un talento divino che cavalcava il sogno volando sulle ali dell’entusiasmo – ieri in Florida abbiamo assistito a una maturazione definitiva. Andrea Kimi Antonelli si è accomodato al tavolo dei grandi della Formula 1, strappando il terzo trionfo consecutivo dopo Shanghai e Suzuka. Non si tratta più di numeri: con questa vittoria, la terza da quando guida una vettura top, il pilota italiano guida il Mondiale con venti punti di vantaggio su George Russell, attirando su di sé le aspettative di chi intravede in lui un legittimo pretendente al Titolo. La stampa internazionale, invece di discutere dell’ennesimo primetto, ha dovuto prendere atto che questo ragazzo si è seduto al tavolo dei grandi per restarci, non certo per una visita di cortesia.
Caos e strategia: la rimonta su Norris
La gara, che ha subito uno spostamento dell’orario di partenza di tre ore a causa della minaccia di temporali, non è stata priva di tensione. Dopo un avrò burrascoso che ha visto il contatto tra Max Verstappen e Charles Leclerc (con l’olandese finito in testacoda ed escluso dalla lotta per la vittoria) e incidenti che hanno portato alla virtual safety car, Antonelli ha giocato le sue carte nel momento decisivo. La manovra chiave è stata quella dell’undercut al giro 27: mentre Norris attendeva, il pilota della Mercedes è entrato ai box montando gomme hard, riuscendo al rientro in pista a scattare davanti al campione del mondo in carica. Norris ha dovuto arrendersi, ammettendo via radio che avrebbero dovuto fermarsi prima loro. Da quel momento, Antonelli ha amministrato, resistendo alla pressione di una McLaren molto competitiva e gestendo anche alcuni piccoli problemi tecnici segnalati dal volante, come un sospetto problema al cambio.
I nodi al pettine per Ferrari e Verstappen
Mentre Antonelli celebrava il suo terzo sigillo, l’attenzione di Minardi si è soffermata anche sugli inseguitori, in particolare sulla Rossa. “La Ferrari ha fatto un passo avanti – ha commentato – ma non basta ancora per impensierire Mercedes e McLaren sul passo gara”. Il finale di Leclerc è stato amaro: dopo un lungo duello, il monegasco è stato superato da Oscar Piastri all’ultimo giro, terminando addirittura sesto a causa di un testacoda nella tornata conclusiva che gli è costato il podio. Per Lewis Hamilton, invece, un weekend anonimo chiuso al settimo posto, mentre Russell ha limitato i danni giungendo quarto. Verstappen, penalizzato dal contatto iniziale, ha lottato per risalire con la sua Red Bull chiudendo quinto, un risultato positivo data la confusione del primo giro. Il circus si sposterà ora in Canada, ma il verdetcio di Miami è chiaro: il mondiale ha già un padrone di casa, e ha diciannove anni.




