Piazza Affari piatta nell’attesa, il nodo Iran congela i mercati. Smentite su Hormuz
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Redazione Economia
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Seduta interlocutoria quella odierna per Piazza Affari, la quale – a differenza delle principali concorrenti europee – è riuscita a tenere testa alla pressione ribassista chiudendo sostanzialmente sulla linea di parità.
Lo scenario, che ha visto Francoforte, Londra e Parigi cedere terreno in modo omogeneo, riflette la cautela diffusa tra gli investitori, i quali hanno scelto prudentemente di non esporsi in attesa di sviluppi più chiari sul fronte geopolitico.
L’azionario milanese, rappresentato dal Ftse Mib, ha archiviato la pratica con un calo dello 0,64% a 49. firstonline +3
579 punti: un arretramento frazionale, certo, ma che interrompe di fatto quella fase di leggero ottimismo che aveva caratterizzato l’avvio della settimana. Nessuna scampo, invece, per il comparto dei listini continentali, dove le vendite hanno preso il sopravvento senza particolari sussulti. quifinanza +3
L’oro in forte calo e lo stallo valutario
Guardando ai cosiddetti “beni rifugio”, emerge un paradosso solo apparente: l’oro, che solitamente beneficia dei momenti di incertezza, ha subito una vera e propria batosta, scendendo a 4.450,7 dollari l’oncia con una flessione del 2,02%.
Un movimento, questo, probabilmente legato a operazioni di liquidazione post rialzo o alla ricerca di coperture in altri strumenti, visto che contestualmente l’euro è rimasto fermo sulla parità nei confronti del dollaro, attestandosi a quota 1,163. Sul fronte valutario, quindi, nessuna indicazione particolare. agenziagiornalisticaopinione +3
A spiccare nel paniere di Piazza Affari è stata la performance di Stellantis, in deciso rialzo, mentre non ha trovato scampo il titolo Ferrari, rimasto vittima di un ennesimo scivolone dopo la correzione dei giorni scorsi; insomma, nessuna traccia del tanto atteso rimbalzo per il cavallino rampante. milanofinanza +3
Il pressing della Casa Bianca e la smentita sull’intesa
A tenere banco, ovviamente, è la situazione in Medio Oriente, un’area calda che continua a dettare l’agenda degli speculatori.
La televisione di Stato iraniana aveva infatti diffuso notizie secondo cui Teheran avrebbe ricevuto una bozza di accordo quadro, un memorandum non ufficiale volto a ripristinare il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz entro un mese. quifinanza +3
Le parole dell’emittente, che parlavano di un ritiro delle forze militari statunitensi dai dintorni dell’Iran e della revoca del blocco navale in cambio di tali concessioni, hanno però trovato una pronta e categorica smentita oltreoceano.
La Casa Bianca, attraverso i propri canali ufficiali, ha liquidato la notizia definendola una “completa invenzione”, gettando così acqua sul fuoco delle speranze di una distensione immediata. Proprio questa dinamica, fatta di attese e smentite, mantiene alta la tensione, costringendo i mercati azionari a procedere a tentoni. firstonline +3
L’inerzia dei listini e le dinamiche petrolifere
Di fatto, l’S&P-500 americano ha mostrato lo stesso grigiore delle controparti europee, segnando una variazione praticamente nulla (-0,09%) che suggerisce come anche Wall Street preferisca rimanere ai box in attesa di segnali più definiti dai tavoli diplomatici.
L’elemento che forse più di tutti condiziona le Borse – direttamente o indirettamente – è proprio il controllo delle rotte energetiche: se le interferenze dovessero cessare, il costo delle materie prime subirebbe inevitabilmente una revisione al ribasso, alleggerendo la pressione sull’inflazione. soldionline +3
Tuttavia, mentre la diplomazia arranca e le voci di corridoio si rincorrono, l’unica certezza rimane la volatilità. L’indice Ftse Italia All Share ha così ceduto lo 0,61%, allineandosi a una giornata che, nonostante qualche timido tentativo di risalita, ha preferito la prudenza alla reazione impulsiva. I riflettori restano quindi puntati su Hormuz, dove il futuro del commercio globale – almeno per il prossimo futuro – sembra giocarsi una partita decisiva. quifinanza +3




